L’Istituto Wine and Beverage Management dell’Università di Geisenheim, diretto dalla Prof.ssa Simone Loose ha recentemente pubblicato il “ProWein Business Report 2021”, uno studio condotto per conto di ProWein.

Il report, nato nel 2017, viene definito sulla base di dati provenienti da operatori della supply chain del settore vinicolo, provenienti da 48 Paesi: produttori, distributori, esportatori, importatori, rivenditori, ristoratori, albergatori.

Il “ProWein Business Report 2021” di quest’anno si concentra principalmente sull’importanza e sull’attuazione della sostenibilità nell’industria del vino.  Esamina se, durante la pandemia, la sostenibilità ha perso importanza e quali misure concrete sono state messe in campo dal settore vinicolo.

Partiamo da un dato concreto, il 2021 ha registrato una significativa ripresa nel commercio del vino, ma non sono stati raggiunti i livelli pre-pandemia. Le aspettative per il 2022 sono cautamente positive, sono fiduciosi soprattutto i produttori spagnoli e italiani, meno quelli francesi e tedeschi.

Sostenibilità e sfide attuali

L’avvenuta ripresa economica globale ha portato a forti aumenti dei costi dell’energia, delle materie prime e della  logistica, nonché a forti ritardi nel trasporto globale delle merci e quindi anche del vino.
Dopo una prima ripresa, avvenuta nell’estate del 2021, le nuove varianti Covid hanno nuovamente limitato pesantemente il turismo ed il business degli eventi a livello globale.

Per molte piccole aziende, a causa della bassa redditività, superare le sfide ecologiche costituisce un onere economico notevole.
Tuttavia la maggior parte dei rivenditori di vino (78%), albergatori (77%) e ristoratori (72%) ritiene che in futuro, la produzione di vino biologico continuerà ad aumentare. La fiducia è più alta in Scandinavia, Belgio, Lussemburgo, Francia e Italia. 

Alcuni di questi paesi hanno anche constatato una crescita della domanda dei consumatori per il vino biologico. I rivenditori di vino nei Paesi Bassi, in Germania e nell’Est Europa, segnalano invece una minore domanda dei consumatori e una mancanza di disponibilità a pagare cifre maggiori per un vino biologico, risultano quindi meno ottimisti sull’incremento di questo mercato. 

La sostenibilità economica della viticoltura biologica, è vista piuttosto criticamente dai viticoltori. Solo il 30% dei viticoltori tedeschi, il 40% dei viticoltori in Francia e in Italia ed il 58% dei viticoltori in Spagna sono del parere che la viticoltura biologica sia economicamente sostenibile a lungo termine. 

Secondo l’industria vinicola, dei tre pilastri della sostenibilità, il pilastro economico è la dimensione più importante della sostenibilità. Solo le aziende molto strutturate e di successo possono investire nella sostenibilità ambientale e sociale.

Finora i commercianti di vino e i ristoratori hanno concentrato le loro attività soprattutto sul risparmio delle risorse. Tra questi figurano il risparmio di carta (grazie alla digitalizzazione da parte di un’impresa su due), la riduzione dei rifiuti (Norvegia e Portogallo 50%; Finlandia, Svezia e Spagna 45%), la riduzione dell’energia utilizzata (Svezia 43%, Finlandia 35%, Germania 28%, Belgio 26%), l’ottimizzazione della catena di approvvigionamento per ridurre le emissioni di CO2 (Lussemburgo 45%, Norvegia 36%, Svezia 32%) ed il passaggio ad un fornitore di energia rinnovabile (Svezia 25%, Italia e Belgio 24%, Austria 18%).

L’industria concorda sul fatto che i consumatori non sono in grado di comprendere e differenziare la molteplicità delle certificazioni biologiche e sostenibili. Otto operatori del settore su dieci chiedono un unico e riconosciuto standard di sostenibilità da comunicare ai consumatori.

La molteplicità delle certificazioni di sostenibilità e il rischio di “greenwashing”, sono citati come i maggiori ostacoli, seguiti dalla riluttanza dei consumatori a pagare e dai costi di certificazione troppo elevati.