L’uva sta maturando, prima e meglio, ormai a molte latitudini. Parrebbe un vantaggio se non fosse che il climate change sia una vera minaccia per il pianeta. Secondo Wine-Searcher e i dati raccolti dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, anche nel 2021 la colonnina di mercurio ha superato di +1°C le temperature medie, il settimo anno consecutivo dal 2015. Le dieci annate più calde del secolo, dal 2005 al 2020 scorrendo le annate 2009, 2010, 2013, 2014 confermano lo stesso rialzo termico, mentre dal 2016 al 2019 il termometro si è spostato addirittura a +1,25°C. Il cambiamento climatico che sta sconvolgendo agricoltura, industria agroalimentare e viticoltori, si rivela allo stesso tempo una grande sfida.

A discapito delle difficoltà, infatti, si produce il vino migliore di sempre. Nonostante la maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi, l’imprevedibilità stagionale, i picchi drastici e repentini di temperature nella stessa stagione, la siccità, la qualità di ogni annata è migliorata costantemente negli ultimi 20 anni. La ricerca agronomica, l’ottimizzazione della gestione delle risorse idriche, i trattamenti in vigna, il lavoro in cantina, la viticoltura alpina con una buona crescita di vigneti in quota, sono solo alcuni degli effetti sul vino e il suo stile, sempre più perfetto. Lo confermano anche le valutazioni della critica enologica che, anno dopo anno, sono cresciute costantemente.

Come nella denominazione di Bordeaux che rispetto agli anni ’90, dove solo due volte si sono registrati punteggi massimi di 95/100 – in media erano intorno a 90/100 –, ha visto ben 96 punti per la vendemmia 2009 e 95 per la 2000 e la 2005. Nei successivi 10 anni, le valutazioni sono state ancora migliori. Il punteggio più basso è stato di 93 per l’annata 2013, mentre 97 punti sono stati assegnati per la 2018 e la 2019. Sette annate su 10 sono quindi state valutate dai 95 in su.

Nel dettaglio i cinque anni più caldi mai registrati sono stati valutati così: la 2016 96 punti, la 2019 ben 97, il 2015 96, mentre la 2017 e la 2018 rispettivamente 95 e 97. Bordeaux ama i vini caldi, convessi, di volume. In realtà le stesse considerazioni si possono fare anche per la Borgogna o per la California e l’Australia. La California negli anni ’90 aveva valutazioni medie della qualità dell’annata di 93,4, cifra salita a 94,7 nel 2010. L’ultimo decennio ha visto una valutazione media di 95,5. Stesse considerazioni per l’Australia, schizzata da 93 punti a 95,1 dieci anni dopo.

Temperature in rialzo e valutazioni in rialzo, una correlazione che riguarda non solo i fine wines ma tutte le categorie di prezzo. E se il clima sta mettendo in ginocchio il pianeta, avere preso atto del punto a cui siamo arrivati è sicuramente una condizione di vantaggio. Ha permesso di farsi domande, di concentrarsi sulle soluzioni, di puntare a una vera sostenibilità che guarda alla biodiversità, alla cura dei suoli, all’utilizzo di energia rinnovabile, alla riduzione nell’uso di diserbanti, alla tutela di vitigni storici e varietà autoctone, alla possibilità di piantare varietà resistenti. Soluzioni e strategie di un mercato vitivinicolo all’avanguardia, che limita i danni all’ambiente garantendo una buona riconoscibilità del vino.

E se nulla può sostituire la resilienza di una vecchia vigna, le cui radici ben radicate nel sottosuolo le garantiscono la migliore tolleranza al caldo, niente ci toglie dalla testa che un futuro migliore è ancora possibile.