Zaccagnini rappresenta una straordinaria storia italiana. In quarantacinque anni, da un piccolo paesino sulle colline pescaresi, i suoi vini sono oggi presenti in oltre cinquanta mercati di tutti i 5 continenti. Quello che è riuscito a fare Marcello Zaccagnini ha sicuramente dell’incredibile e testimonia come si può “partire dal nulla”, con pochissimi mezzi, e realizzare un’impresa che sulla carta poteva apparire impossibile.
Oggi la Zaccagnini è impegnata a rafforzare ulteriormente la sua presenza internazionale, a partire dal Canada che, con la grande influenza dei Monopoli, rappresenta uno dei mercati del vino più interessanti ma anche tra i più complessi. E’ opportuno ricordare con circa 1,7 miliardi di euro il Canada rappresenta il 5° mercato mondiale di importazione di vino e se guardiamo ai consumi tra il 2000 e il 2021 sono cresciuti del 25%.
Per comprendere meglio la “sfida canadese” di Zaccagnini abbiamo intervistato Angelo Ruzzi, responsabile dell’export della nota azienda abruzzese, e sicuramente tra i maggiori esperti di internazionalizzazione delle imprese del vino del nostro Paese.

Perché il mercato canadese è considerato tra i più importanti ma anche tra i più complessi a livello mondiale?

Innanzitutto va sempre precisato che è sbagliato parlare di mercato canadese ma dobbiamo evidenziare che si tratta di mercati in quanto ognuna delle 10 Province (più 3 Territori) che compongono il Paese ha delle sue specificità, anche se da sole Ontario e Quebec rappresentano il 70% del winebusiness in Canada. Nove di queste Province, inoltre, sono caratterizzate dalle presenza del Monopolio che filtra l’ingresso e la distribuzione dei vini (solo l’Alberta ha liberalizzato la vendita dei vini).

I numeri di crescita del mercato canadese da molti anni confermano il grande interesse dei consumatori canadesi nei confronti del vino. Paradossalmente, e qui entra in ballo la complessità, c’è da chiedersi quanto i Monopoli in qualche misura stanno ostacolando il costante aumento della curiosità dei canadesi nei confronti del vino. Per le aziende non c’è dubbio che non è semplice seguire le dinamiche dettate dai tender che annualmente vengono rilasciati dai Monopoli canadesi e, a complicare le cose, vi sono anche le norme sull’etichettatura e sui materiali di packaging. Ma a parte queste difficoltà è indubbio che le Province canadesi sono assolutamente importanti per tutte quelle imprese che vogliono sviluppare un adeguato business in Nord America.

Quali sono quindi i requisiti chiave per poter essere competitivi su un mercato così particolare come quello canadese?

Sicuramente è fondamentale una grande competenza e professionalità che deve anche aiutare a selezionare agenzie di importazione capaci di rappresentarti in maniera adeguata nei confronti dei Monopoli con i quali, come è noto, non è possibile avere una “dialogo diretto”.

Zaccagnini è da molto tempo un brand di riferimento sul mercato statunitense, ma quale è la vostra presenza su quello canadese?

In Quebec, la grande Provincia francofona canadese, siamo presenti ormai da oltre vent’anni con ottimi risultati. Nelle altre Province la nostra presenza è più recente, circa 7-8 anni, ma è in crescita. La nostra sfida più importante, allo stato attuale, è quella di aumentare il nostro sviluppo in Ontario che rappresenta la Provincia più “italiana” grazie alla massiccia presenza di nostri connazionali emigrati da molti anni soprattutto in questa zona canadese.

La vostra linea “Tralcetto” (caratterizzata dal piccolo pezzo di vite legato alla bottiglia da uno spago) vi ha consentito di acquisire una notorietà straordinaria sul mercato Usa, pensate che possa darvi le stesse soddisfazioni anche sul quello canadese?

La nostra linea “Tralcetto” è stata sicuramente fondamentale per il nostro sviluppo e notorietà sul mercato statunitense. Ma questo è stato possibile non solo per il suggestivo packaging ma anche e soprattutto perché il nostro “Tralcetto” è diventato simbolo di garanzia qualitativa nel tempo e di autenticità del made in Italy.
Considerando che il mercato statunitense è da sempre un punto di riferimento anche per quello canadese sono convinto che il “Tralcetto”, e non solo, possa aprirci strade nuove e ampliare il nostro export in Canada.

Siamo in una fase congiunturale non certo facile e sono molti gli osservatori che ipotizzano un 2023 particolarmente complesso anche per il nostro export vitivinicolo. Quale è il suo pensiero al riguardo e le prospettive per il brand Zaccagnini?

Io rimango ottimista. Sono convinto che gli spazi di crescita del vino italiano sui mercati internazionali sia ancora molto ampio soprattutto per quelle aziende ben strutturate e organizzate e con prodotti coerenti alle dinamiche dei mercati. Ed è proprio questo che mi rende particolarmente fiducioso per la nostra impresa che è caratterizzata da uno straordinario rapporto da qualità/prezzo, quello che gli anglosassoni chiamano value for money. Se sposto poi il mio sguardo proprio sul mercato nord americano, aumenta la mia fiducia perché Usa e Canada sono notoriamente i mercati più reattivi, i più veloci nell’intercettare le cosiddette ripartenza. Oggi, quindi, penso che la sfida maggiore sia quella di orientare meglio anche le risorse per la comunicazione che deve essere più orientata alle tendenze attuali dei consumatori. Noi su questo fronte stiamo dedicando moltissimo impegno.