Quest’anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) presenterà la “strategia globale per ridurre l’uso dannoso dell’alcol”. Si tratta di un piano d’azione, già in fase di sviluppo da un paio d’anni, che dovrebbe essere presentato a maggio di quest’anno, dopo l’elaborazione definitiva delle bozze avvenuta a fine 2021.

Come riporta Patrick Schmitt in un recente articolo apparso su The Drinks Business, la strategia comprende una serie di misure che, se venissero attuate dai paesi membri dell’OMS, influenzerebbero negativamente l’immagine e il commercio dell’alcol.
Il consiglio esecutivo dell’OMS chiede “un’azione accelerata per ridurre l’uso dannoso dell’alcol” che sembra prevedere misure interventiste per ridurre il consumo in generale, anziché mirare ai bevitori problematici.

Il piano d’azione, previsto in un arco temporale di 8 anni (2022-2030), si pone come obiettivo quello di raggiungere “almeno una riduzione relativa del 20% (rispetto al 2010) dell’uso dannoso di alcol” e punta a spingere il 70% dei paesi membri dell’OMS ad adottare “interventi ad alto impatto”.

L’OMS sta cercando di “accelerare” una serie di “strategie e interventi efficaci, sostenuti da misure legislative”, che affrontano:

  • l’accessibilità economica delle bevande alcoliche, attraverso una tassazione appropriata e politiche di prezzo;
  • la pubblicità e il marketing delle bevande alcoliche, attraverso restrizioni o divieti su diversi tipi di media, compresi i media digitali;
  • la disponibilità di alcol, attraverso l’emanazione e l’applicazione di restrizioni;
  • la guida sotto effetto dell’alcol, emanando e applicando leggi e regolamenti sulla guida in stato di ebbrezza;
  • modelli pericolosi di consumo di alcol e AUD (Alcohol use disorder), fornendo brevi interventi psicosociali e cure da parte dei servizi sanitari e sociali.

All’interno della bozza del piano, tra le “azioni proposte” non c’è solo “l’attuazione di policy relative a prezzi minimi e tassazione”, ma anche “lo sviluppo e l’applicazione di etichette di avvertimento” per le bevande.

Si afferma anche che “lo sviluppo, l’implementazione e la valutazione delle policy relative all’uso di alcol si basano su obiettivi di salute pubblica… e sono protetti dall’interferenza degli interessi commerciali”.

Commentando tale approccio, il dottor Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del Comité Européen des Enterprises Vins (CEEV), ha detto che sussistono una serie di elementi “estremamente pericolosi”.

Secondo il dottor Recarte, se le raccomandazioni dell’OMS fossero attuate dagli stati membri, l’alcol potrebbe essere trattato “quasi come un prodotto illegale”. Tutte le misure paiono progettate per ridurre il consumo, non per affrontare i problemi legati agli abusi.

Per quanto riguarda le affermazioni secondo cui le raccomandazioni dell’OMS dovrebbero essere imposte dai paesi membri senza “l’interferenza di interessi commerciali”, il dottor Ignacio ha sottolineato che: “Siamo di fronte a proposte che non sono affatto democratiche – chiedono alla politica di non dialogare con il settore del vino”.

Matt Lambert, CEO di The Portman Group (gruppo commerciale composto da produttori di bevande alcoliche e birrai del Regno Unito) ha detto che alcune proposte nel piano d’azione dell’OMS sono “esagerate”.

Ha anche sottolineato che dovrebbe spettare alle singole nazioni decidere come affrontare le questioni legate alle bevande alcoliche, piuttosto che all’OMS che fornisce indicazioni al mondo.

Secondo Recarte è solo una questione di giorni prima che l’Unione Europea adotti misure per il vino simili a quelle adottate per il tabacco, mettendo potenzialmente fine alla pubblicità e al sostegno finanziario all’industria.
In questo senso, è vitale che il vino e l’intera industria degli alcolici facciano tutto il possibile per promuoversi come un “settore sostenibile e responsabile”.