A Castello Vicchiomaggio in quel di Greve in Chianti, si è tenuta la seconda edizione di Wine Tech Symposium vitivinicolo organizzato da Divinea, dove abbiamo potuto assistere a diverse conferenze che hanno offerto ottimi spunti di riflessione.
Ad aprire le danze è stata Donatella Cinelli Colombini, imprenditrice e presidentessa dell’associazione “Donne del Vino” che ha affrontato l’importanza della differenziazione delle proposte enoturistiche per creare un’accoglienza di successo.
Donatella, nel sottolineare due aspetti fondamentali, ha anche evidenziato una grande verità: dopo la tempesta ci sarà sempre il sole.
Infatti, al giorno d’oggi, non solo le aziende vitivinicole hanno dovuto affrontare il Covid-19 e tutto quello che ne è conseguito, ma il mondo del vino si sta relazionando con un pubblico che sta diventando sempre più vasto e non è fatto solo di esperti.
Ai cosiddetti wine lover si affiancano sempre di più i turisti del vino «per caso», che non lo hanno come focus principale, ma che amano passare il proprio tempo libero in mezzo alla natura. Sicuramente apprezzano una buona bottiglia, ma non sono degli intenditori e, per questo, è più complesso vendere loro questo prodotto.
Tuttavia, quello che i turisti del vino «per caso» comprano avidamente sono gli intrattenimenti e – spiega Donatella – in questa direzione ci si deve muovere velocemente: si devono proporre nuove esperienze che siano allettanti, interessanti, intrattenenti e, non c’è da spaventarsi, anche costose.
È proprio seguendo la linea del cambiamento che la Cinelli Colombini parla di alcuni nuovi trend che si stanno sviluppando velocemente e che bisogna tenere in considerazione per offrire esperienze enoturistiche di successo.
“Innanzitutto – ha tuonato Donatella – bisogna smetterla di raccontare il processo produttivo”.
“Si sa, la cultura contadina – ha proseguito Donatella – è una cultura analogica nella quale si impara per imitazione. Ebbene, l’imitazione nel mondo del turismo è mortale perché il turista vuole vedere, toccare con mano e sentire tutto quello che c’è di diverso. Perciò, è arrivato il momento di smetterla di proporre visite guidate con la spiegazione del processo produttivo, seguito da un piccolo assaggio! Perché sono cose già viste e, soprattutto, si tratta di un’attività che fanno tutte le aziende”.
Secondo Donatella Cinelli Colombini risulta, ora più che mai, fondamentale essere in grado di differenziarsi, raccontare quello che si fa e spiegare cosa ci rende unici, cosa ci distingue dagli altri.
Per esempio, adesso che è stata sdoganata l’idea che il mondo del vino appartiene solo agli uomini, visto che ci sono sempre più donne che amano il vino – prevalentemente in Spagna ed in California –, proporre il vino come prodotto che tenga conto di questo potrebbe essere una chiave vincente. È un modo che l’azienda ha di dire ai propri enoturisti: “Vi sentiamo, vi vediamo e sappiamo che ci siete. Qui da noi, troverete un luogo in cui sentirvi compresi”.
Ma non crediate che una volta proposta un’attività di successo la partita sia chiusa! Il successo turistico va riconquistato ogni anno perché tutto si muove più veloce della luce.
Donatella dice che “te la devi rigiocare, perché se stai fermo passi di moda. Non piaci più. Già visto”.
Un po’ come alle Olimpiadi, no? Se vinci un’edizione, a quella successiva non ti premiano nuovamente perché sei stato già vincitore: sei ancora in gara e lo sarai sempre.
Allora, Cinelli Colombini esorta le aziende a gareggiare, a giocare e – soprattutto – a sperimentare.
Per esempio, con il Covid-19 c’era l’impossibilità di comprare il vino fisicamente quindi, molti italiani – il 36% -, hanno comprato online dove, a differenza delle cantine, dei wine shops ecc., ci sono un’infinità di prodotti e di proposte. Questo ha fatto sì che i clienti provassero anche vini nuovi, fuori dagli schemi ed ha aperto le porte ad una tendenza di sperimentazione che è viva e vegeta ancora oggi.
E quale miglior Paese, se non l’Italia, per cercare vini diversi, speciali, nuovi ed unici? L’Italia è il Paese che gode di maggiore varietà di uve. Le materie prime per creare un enoturismo di successo ci sono, e ci sono in abbondanza.
Per far ripartire il mondo del turismo, il settore su cui concentrarsi è proprio quello dell’agroalimentare. Infatti, – termina Donatella – “se c’è un modo per riportare alla svelta i turisti esteri all’Italia è prenderli alla gola”.












































