Sinora i prezzi del vino, a differenza del gas e della carne, non sono andati alle stelle ma questa situazione favorevole purtroppo muterà molto presto.
Il prezzo all’ingrosso della carne bovina è aumentato del 20% e il costo del gas è al livello più alto degli ultimi sette anni, ma il vino è stato uno dei pochi prodotti che è rimasto stabile a livello di prezzo. Il vino non è stato al centro del dibattito sull’inflazione negli ultimi mesi, anche se alcuni professionisti del settore hanno già una visione piuttosto chiara di ciò che avverrà ad inizio 2022.
Questa stabilità è una situazione momentanea, non sarà così per molto e la ragione è semplice: l’uva viene raccolta solo una volta all’anno e il vino raggiunge il mercato attraverso una rete di distribuzione a più livelli, di conseguenza le pressioni sui prezzi non hanno ancora raggiunto i consumatori.
Come rileva Kristen Bieler sulle pagine di Wine Spectator, quando queste pressioni raggiungeranno i consumatori, la “tempesta perfetta” dell’inflazione (+6,2% negli Stati Uniti nell’ultimo anno, il tasso più alto degli ultimi decenni), i colli di bottiglia della supply chain, la ridotta vendemmia globale e l’impennata della domanda si tradurranno in consistenti aumenti che i consumatori dovranno prepararsi ad affrontare.
“Non ho mai visto una pressione inflazionistica come questa”, ha detto Rocco Lombardo, presidente di Wilson Daniels, importatore che rappresenta cantine come Biondi Santi, Domaine de la Romanée-Conti e Champagne Gosset. “La massiccia escalation del costo dei materiali secchi – vetro, tappi di sughero, etichette, cartone – è in realtà un’iperinflazione. I costi del lavoro e dell’energia sono saliti alle stelle. Nessun produttore, regione o segmento industriale del vino ne è immune, gli aumenti dei prezzi si vedranno molto presto“.
Il vino non è così volatile come altri beni di consumo, quindi è storicamente meno soggetto alle fluttuazioni dei prezzi. Nonostante il tasso di inflazione generale tra il 2004 ed il 2021 sia stato del 2,11%, i prezzi del vino sono saliti solo dello 0,73%.
Miguel Torres Maczassek, direttore generale di Familia Torres, evidenzia che le sfide del mercato di oggi hanno lasciato ai produttori poca scelta: “C’è cautela tra i produttori perché nessuno è interessato ad aumentare i prezzi, specialmente nel mezzo della ripresa post-pandemia ma per molti non c’è scelta. I costi continuano a salire e la maggior parte dei distributori di tutto il mondo hanno già assorbito costi più alti per la spedizione dei vini. Sono costretti a passarli al mercato”.
La maggior parte dei proprietari di cantine dicono di aver fatto tutto il possibile fino ad ora per mantenere inalterati i prezzi: “Nel 2021 abbiamo mantenuto stabili i nostri prezzi, ma dovremo aumentarli entro la prima parte del 2022”, ha ammesso Enore Ceola, CEO di Freixenet Mionetto USA “Tutti hanno lavorato per evitare aumenti prima del Natale, ma i prezzi saliranno tra il 10 e il 15%, anche il 20% su alcuni vini”.
Crisi dei costi: i vini importati ne risentono maggiormente
I vini importati stanno affrontando problemi ancora più pesanti. “Gli aumenti dei prezzi saranno una costante per quanto riguarda il vino importato nel 2022, perché il costo dei container e dei trasporti in generale sono aumentati di oltre il 100%”, ha riferito Marc Taub, presidente e amministratore delegato di Palm Bay International e Taub Family Selections, che rappresenta decine di marchi tra cui Cavit e Castello di Fonterutoli.
Le vendemmie molto scarse in regioni come la Borgogna, la Loira e la Provenza, aggraveranno la pressione sui prezzi. Taub avverte che i consumatori dovranno aspettarsi una crescita dei prezzi all’inizio del 2022: “La concorrenza feroce nell’industria del vino manterrà gli aumenti moderati, ma i prezzi saliranno in tutte le categorie di vino”.
Il rafforzamento delle compagnie che controllano le spedizioni oceaniche, insieme al costo in costante ascesa del petrolio greggio, hanno fatto salire i prezzi delle spedizioni.
Lombardo avverte: “Quando i prezzi del barile di petrolio arrivano a circa 80-85 dollari, l’impatto è notevole. Prima importare una cassa di vino dall’Europa occidentale agli Stati Uniti ci costava circa 10 dollari, ora siamo arrivati a 15 dollari, un aumento del 50%”. Altri importatori, come Taub, riportano aumenti ancora più consistenti.
Cyrus Tolman, retailer di Houston Wine Merchant pone l’accento sulle offerte: “Una questione che si sta trascurando è che i rivenditori in questo momento non possono avere accesso a grandi volumi di certe marche, quindi non sarò in grado di offrire sconti ai clienti, in particolare per lo Champagne”.
In ogni caso, secondo Lombardo, questa congiuntura non smorzerà la domanda di fine wines: “Non abbiamo visto alcun rallentamento nella categoria super-premium; c’è una domanda molto forte per i vini pregiati della Borgogna, del Piemonte e della Toscana e sono anni che i loro prezzi stanno salendo. C’è sete di vini di qualità di grandi produttori e questa tendenza non sta mutando”.
Come reagiranno i vini di fascia media?
Jeff O’Neill di O’Neill Vintners & Distillers per quanto riguarda il mercato Usa prevede, per i vini nella fascia di prezzo da 8 a 30 dollari, un aumento minimo del 10% su tutta la linea.
Mentre lo Champagne sta vivendo problemi di volumi e incubi logistici, nel mondo dei vini spumanti come Prosecco e Cava, l’aumento dei prezzi si profila all’orizzonte: Ceola stima che i consumatori vedranno aumenti da 2 a 3 dollari a bottiglia per i vini tra i 10 e i 17 dollari, e da 3 a 5 dollari per quelli tra i 20 e i 30 dollari.
Situazione transitoria o duratura?
La Federal Reserve degli Stati Uniti e molti analisti di mercato dicono che l’inflazione non durerà, in quanto è semplicemente il risultato di “fattori transitori”, tra cui chiusure e ripartenze che hanno investito molte economie.
Alcuni nel settore hanno una visione simile, come Blake Leonard, vice presidente di Stew Leonard’s Wines & Spirits, la quale ha riferito che “i nostri negozi non stanno aumentando i prezzi perché prevediamo che si sistemerà tutto”.
Altri non sono così sicuri, come Lombardo: “Questa situazione non è transitoria, i prossimi tre trimestri subiranno queste pressioni inflazionistiche, penso che sarà una situazione a lungo termine. Finché la domanda non scenderà, continueremo a vedere un’escalation dei prezzi”.
Anche secondo stime prudenti, i prezzi rimarranno elevati per più di un anno. “L’aumento generale dei prezzi si farà sentire per tutto il 2022 ed il 2023”, afferma O’Neill.
Nonostante l’alta domanda di vini in tutta la gamma di prezzi e l’offerta relativamente bassa, si prevede che la concorrenza feroce all’interno del mercato del vino manterrà sotto controllo l’escalation dei prezzi.
L’inflazione potrebbe anche spingere i produttori a sperimentare maggiormente e le regioni meno conosciute potrebbe beneficiare di questa congiuntura.
Tolman di Houston Wine Merchant è di questo avviso: “Questa situazione porterà più persone a guardare anche al di fuori delle regioni vinicole di punta. Ci sono collezionisti irriducibili di Borgogna che acquisteranno sempre e solo Borgogna, ma molti collezionisti e bevitori di vino sono alla ricerca di bottiglie che offrono un migliore rapporto qualità-prezzo. Forse questo sarà il catalizzatore che farà pendere la bilancia a favore dei piccoli produttori e delle regioni vinicole meno celebri”.












































