Durante il recente wine2wine 2021 abbiamo seguito l’incontro dal titolo “Politica e wine trade” in cui i relatori Mike Veseth (redattore di The Wine Economist, professore emerito di economia politica internazionale all’Università di Puget Sound a Tacoma, Washington e figura autorevole riguardo ai temi della globalizzazione e del mercato globale del vino), Russ Lorber (Italian Wine Ambassador e fondatore di Wide Roots) e Gemma Richardson (produttrice di pesto genovese ed Italian Wine Ambassador) hanno affrontato il tema delle relazioni e dei conflitti internazionali che coinvolgono politica, economia e settore del vino.

Mike Veseth
Economia del vino e politica sono assolutamente intrecciati. Parlerò della politica del vino all’interno del mercato del vino e del fuoco incrociato delle dispute economiche che ci sono a livello internazionale.

Wine-searcher ha pubblicato recentemente un articolo sul mercato spagnolo dal titolo “Spanish wine industry gets political” questo è un esempio di ciò che voglio analizzare. 
Norme e regolamenti che dettano le regole del mercato creano relazioni tra economia del vino e politica. Lo vediamo in Spagna ma anche in altri Paesi.

Negli anni ‘70 c’era un mercato crescente e quindi c’era una pace politica mentre quando c’è stagnazione o decrescita i conflitti vengono a galla e si combatte per le quote di mercato.

Secondo l’OIV l’evoluzione del consumo di vino a livello mondiale è in flessione dal 2008, anno della crisi globale. Stiamo parlando di volumi, non di valori, il mercato negli ultimi 3 anni è in un periodo di decrescita sostenuta.

Se pensiamo a quello che potrebbe essere il futuro del vino nel mondo, ci sono 2 riferimenti fondamentali:

  • “The Porto Protocol”, fondazione internazionale che promuove soluzioni per l’industria del vino in relazione al cambiamento climatico. È stato lanciato 3 anni fa e riunisce professionisti del settore che cercano di condividere nuove idee e pratiche per ridurre l’impatto climatico nel settore vino.
  • “Wine in Moderation”, associazione che riunisce alcune organizzazioni vinicole che credono in una cultura sostenibile del vino. Questo movimento può aiutare a contrastare il movimento che vorrebbe bloccare la produzione di alcool e vino.

Ho scritto 2 libri, “Wine Wars” (2011) e “Wine Wars II” (2022), in cui analizzo i cambiamenti avvenuti nell’industria del vino in relazione alla politica globale. È incredibile come il vino sia cambiato negli ultimi anni, se noi pensiamo al 2011 il commercio del vino si reggeva su una idea positiva di espansione. Dieci anni dopo vediamo come la globalizzazione sia resiliente ma per quanto riguarda le relazioni commerciali e la logistica ci sono tante difficoltà.

La globalizzazione “buona” si è accartocciata su di sé, lo abbiamo visto con le politiche dei dazi e le guerre commerciali a livello internazionale.

Prendendo in considerazione il valore dell’export di vino a livello internazionale, vediamo che diversamente dai volumi, il mercato è cresciuto anno dopo anno dal 2000 fino al 2019, anno in cui è esplosa la pandemia.
Nel 2020 sono stati raggiunti i 29,6 miliardi di euro con una flessione di -6,7% rispetto al 2019.

Fuoco incrociato
Le guerre commerciali che si sono susseguite in questi anni riguardano:

  • i dazi sul vino tra USA e Cina
  • i dazi sul vino tra USA e UE
  • i dazi sul vino tra Cina e Australia
  • le problematiche causate dalla Brexit

Ma la domanda è: perché c’è questo focus sul vino quando le questioni a monte dei conflitti economici non hanno a che fare col vino?

Questo dimostra che il vino ha una certa rilevanza perché quando prendiamo in esame le dispute politiche, spesso il settore del vino ne è coinvolto pur non avendo nessuna relazione concreta con questi conflitti.

Voglio fare una analisi prendendo come riferimento il famoso film di Sergio Leone “Il buono, il brutto, il cattivo”. 
Il movimento per ricostruire, migliorare per far crescere il mercato globale del vino rappresenta “il buono”, la problematiche di cui parlavo in precedenza rappresentano “il brutto” e le lotte politiche e i conflitti sono “il cattivo”.

Ci sono 3 dinamiche che si sono verificate in questi ultimi anni:

  • La stagnazione del mercato globale del vino ha prodotto l’aumento delle tensioni politiche interne all’industria del vino,
  • Il vino è stato coinvolto nel fuoco incrociato della politica internazionale e questo ha causato un blocco dello slancio della globalizzazione,
  • La politica legata al settore vino ha creato un livello ulteriore di incertezza nel commercio globale del vino.