La Sala d’Arme di Palazzo Vecchio ha ospitato l’iniziativa “Territori, cultura e arte del vino”, serie di incontri nati dalla collaborazione dell’Associazione Donne del Vino e il Comune di Firenze, che hanno messo l’accento su temi sensibili e lanciato spunti che meritano di essere colti.

Lo scorso lunedì 13 settembre, in particolare, il palco ha accolto la riflessione “Vino, sostenibilità, energia”, da cui è emerso, senza veli, che agli enunciati sulla sostenibilità deve seguire, oggi e senza esitazione, un’assunzione di impegni immediati e concreti da parte di Istituzioni ed aziende. Mentre si è sino ad oggi faticato non poco a far convergere sotto un unico cappello i diversi protocolli di sostenibilità esistenti nel nostro Paese, la Regione Toscana ha assunto un ruolo attivo insieme ad altre regioni italiane nel neo-costituito CoSVi, Comitato della Sostenibilità Vinicola, che lavora per il raggiungimento di uno standard unico di riferimento.

E poiché, come ci ricorda Donatella Cinelli Colombini, Presidente dell’Associazione Donne del Vino, oggi non basta più parlare di sostenibilità in vigna e in cantina, una delle parole chiave dell’impegno a favore della sostenibilità vinicola è diventata senz’altro “vetro”: pesante, secondo il paradigma ormai superato che un vino di pregio sia ancora più ambito se imballato all’interno di una bottiglia di oltre 500 grammi per i vini fermi e di oltre 830 grammi per gli spumanti; leggero, secondo quanto emerge dall’indagine condotta su 108 produttrici italiane e sintetizzata da Marta Gallo, dell’azienda Le Ragose, in base alla quale il 33% delle produttrici coinvolte utilizza la bottiglia leggera per il 100% della propria produzione; dato che conforta e batte una strada virtuosa che ci auguriamo tutti i produttori vogliano emulare.

Rimane il fatto che, mentre il favore nei confronti del vetro leggero si riscontra già in alcuni Paesi esteri, come Canada, Paesi Scandinavi, Stati Uniti e Australia, in casa nostra ristoratori ed enotecari non mostrano ancora questa sensibilità. Ad uscire da questo loop è chiamata in campo a grande voce la comunicazione, istituzionale e privata, che ha il compito di informare il consumatore sulle implicazioni ambientali dell’utilizzo del vetro pesante e di smantellare dannosi assiomi e preconcetti.

Mercoledì 14 settembre il dibattito istituzionale si è spostato su altro tema di primo piano, carissimo a noi di Wine Meridian: l’Enoturismo, e in particolare sul suo ruolo di “difensore delle diversità e biodiversità”. Parola magica, meritatamente, in quanto coniuga valori universali per la nostra cultura, come tradizione, paesaggio, saper fare impresa tra artigianalità e innovazione, e parla del rapporto tra antropizzazione e natura che, quando realizza paesaggi di rara bellezza come quelli toscani, per rendere meritato omaggio agli ospiti della manifestazione, riesce ad attrarre un turismo di qualità, di cui possono beneficiare anche le città d’arte, che lungo lo stivale non mancano mai.

Direttamente dal palco della manifestazione, abbiamo il piacere di condividere con i nostri lettori una serie di ottime notizie e di interessantissime iniziative: dal progetto di realizzare una Scuola Internazionale di Enologia ed Enoturismo a Firenze, con la collaborazione di Camera di Commercio, mondo bancario e alcune importanti realtà vinicole; alla Chianti Classico Card, che dà diritto al turista di accedere ad oltre 100 cantine, facendo di fatto da porta d’ingresso alla Toscana vitivinicola; da ”Vigneti aperti”, di cui ci parla il Presidente del Movimento Turismo del Vino della Toscana Emanuela Tamburini; al turismo delle “Cantine biker friendly” promosso dal Comune di Siena e al progetto “Camper friendly”, tutto al femminile, per intercettare sulla strada del vino i turisti mossi da interessi di viaggio tematici.

Notizie che ci lasciano ben immaginare per il futuro dell’enoturismo e che ci danno la misura dell’energia che è stata messa in campo per fronteggiare una domanda enoturistica che è molto cambiata nel tempo: non più solo esperti del vino, ma turisti esploratori, poco tecnici ma desiderosi di esperienze, per i quali non è il processo produttivo a generare appeal ma la specificità del luogo.
Un mercato mosso, quindi, da una grande curiosità, che apre la strada a zone meno conosciute, denominazioni minori e nuove, piccole cantine dotate di grande personalità.

Ed è proprio la capacità di trasferire la propria identità e unicità, che salverà le cantine dal grande rischio, emerso dal XVII Rapporto Nazionale sul Turismo del Vino promosso dalla Associazione Nazionale Città del Vino, e illustrato dal prof. Giuseppe Festa della Università di Salerno, di continuare a proporre visite non originali e, di conseguenza, non memorabili.
Ancora una volta, quindi, la chiave di volta sembra essere quella di sapersi raccontare: l’Italian Wine Tour, la nostra iniziativa che ci ha portato in due anni a visitare oltre 200 cantine alla scoperta delle eccellenze dell’offerta enoturistica italiana, ci ha confermato che le esperienze di successo sono quelle che puntano sulla unicità e sul racconto.

Ad emergere dal Rapporto, è anche un altro elemento di rilievo, che vede le nostre cantine ancora indietro sul fronte della digitalizzazione: non dimentichiamo che oggi il turista viene catturato a distanza prima ancora di pianificare il proprio viaggio; e se le cantine straniere, soprattutto quelle del mondo anglofono – USA, Australia, Nuova Zelanda – continueranno ad essere più abili a intercettare i desideri degli enoturisti, avranno anche un vantaggio competitivo non indifferente su quelle italiane.

L’alfabetizzazione e la specializzazione digitale rappresenta quindi uno dei primi impegni per le nostre cantine: in primo luogo per scovare potenziali visitatori; in seconda battuta, ma con rilevanti impatti strategici, per saper gestire il patrimonio di dati connesso al flusso di visite, che, se ben utilizzato, può portare a casa un buon numero di fidelizzazioni, a vantaggio ultimo delle vendite e della redditività.
Ma poiché, come amiamo dire, laddove c’è una debolezza esiste certamente una serie di opportunità di miglioramento, ci sentiamo chiamati in prima persona a lavorare per la crescita turistica del comparto del vino e la competitività delle cantine italiane.