Nulla di ideologico nel monito che vogliamo indirizzare oggi dalla nostra testata: nessun dubbio che la produzione di energia a partire dal calore della Terra permetta di potenziare la disponibilità energetica del nostro Paese. Il calore naturale della Terra può rappresentare, e già rappresenta, una valida alternativa ad altre forme di energie rinnovabili. Se ciò è possibile nel pieno rispetto dell’ambiente e del territorio circostante, nessun dubbio che l’Italia, Paese privilegiato dal punto di vista geotermico, debba continuare a investire per coprire parte del proprio consumo interno lordo con questa forma di approvvigionamento energetico.

Siamo orgogliosi di riconoscere che il nostro Paese ha contribuito in modo rilevante all’approfondimento della geotermia,  disciplina delle scienze della Terra che studia appunto i fenomeni naturali connessi alla produzione e al trasferimento del calore presente all’interno del globo terrestre.

La Terra è un enorme accumulatore di calore e l’Italia è tra i Paesi più geotermici al mondo, dopo gli Stati Uniti, l’Indonesia, le Filippine, la Turchia, la Nuova Zelanda, il Messico; altri Paesi si distinguono nel panorama della ricerca geotermica, quali il Kenia, l’Islanda, il Giappone.

Rimanendo in casa nostra, la Toscana è già stata teatro di importanti investimenti da questo punto di vista, e può quindi dirsi che abbia contribuito in modo sensibile alla acquisizione del know-how italiano in materia di impianti geotermici. 

Il territorio di Scansano, tuttavia, è stato recentemente dichiarato dalla Regione non idoneo allo sfruttamento geotermico industriale.

Non possiamo pertanto rimanere silenti davanti agli incomprensibili permessi di ricerca concessi nei due siti di Pancole e Pomonte, in pieno territorio della DOCG Morellino di Scansano, per realizzare 4 pozzi geotermici alla profondità di 3,5 km; soprattutto considerato che ogni pozzo, a parte l’immane assorbimento di risorse finanziarie, comporta la cementificazione di un’area di 2 kmq e produce una quantità imponente di fanghi.

Il Consorzio del Morellino ha avviato tra i propri produttori una poderosa raccolta firme a sostegno dei 4 ricorsi al Tar presentati contro i permessi; ma l’esito del ricorso è stato rinviato a fine ottobre, quando l’escavazione sarà già avviata.

Riteniamo quindi doveroso sensibilizzare tutti gli stakeholder del vino italiano nei confronti di un’iniziativa che rischia di deprivare l’area del Morellino e quindi una parte dell’Italia del vino, di quelle condizioni di integrità e tutela che sono essenziali per preservare la qualità del prodotto, il prestigio di un brand e quindi, in sintesi, il successo di una denominazione.

Qualsiasi tipo di intervento che possa in qualche misura “sfigurare” la naturalità di un terroir è a nostro avviso da ritenersi pericolosissimo.

Desideriamo, con queste righe, dare il nostro sostegno ai produttori del Morellino, dando risalto alla raccolta firme presso la sede del Consorzio del Morellino di Scansano che si concluderà entro il 9 luglio. 

Più in generale, ci preme sottolineare che a nostro avviso, nel sistema valoriale di una politica a sostegno del territorio, debba prevalere una logica di sinergia e non di contrapposizione tra gli interessi coinvolti. 

Se le politiche territoriali non riconoscono, tra i valori da tutelare, anche quello della difesa dell’Italia enologica, si disperde a nostro avviso un grande valore e non si creano quelle condizioni di lungimiranza affinchè il nostro Paese remi effettivamente verso l’unica direzione auspicabile della valorizzazione del territorio.