La voce delle cooperative italiane è oggi una testimonianza più che mai significativa nel panorama del comparto: è infatti espressione di migliaia di piccoli e micro-produttori, custodi della biodiversità italiana che, alle prese con problemi difficili da gestire in modo autonomo, sono meritevoli di tutela e valorizzazione.
The Wine Net associa 6 cooperative di zone enologiche di pregio del nostro Paese, per oltre 5.200 ettari vitati e 22 milioni di bottiglie. Ascoltiamo, a partire da CVA Canicattì, la voce dei suoi protagonisti, per condividere spunti e riflessioni sulla congiuntura che il settore sta attraversando, mettendo a fattor comune le attese, gli scenari e le iniziative del mondo cooperativo.
Presidente Greco, dal suo osservatorio aziendale e di responsabile della Rete tra le cooperative italiane, qual è la sua lettura del momento che sta attraversando il comparto?
Desidero essere molto diretto, non voglio edulcorare la mia visione sullo stato del mercato: il comparto è pervaso da un momento di crisi dei consumi che, stando agli osservatori, non può qualificarsi come temporanea. Si produce più vino di quello che si consuma, e questo è un fatto difficilmente interpretabile in chiave positiva.
Anche il mercato estero soffre di tensioni significative: solo per fare alcuni esempi, il mercato cinese offre opportunità molto limitate in questo momento; e i consumi soffrono sia in Europa che in Usa.
Siamo poi in presenza di un aggravante, dettata dal cambiamento climatico: i consumi prediligono vini freschi e leggeri, mentre il clima favorisce vini con molta struttura e molto alcol. Alcune zone, come la Sicilia, sono costantemente alle prese con problemi di siccità, e necessità di gestione anticipata della vendemmia.
Ritiene che le soluzioni a tali problematiche possano essere cercate a livello aziendale?
Quello della gestione del patrimonio idrico è un problema permanente sull’isola, da affrontare su base regionale, mentre ad oggi le azioni poste in essere, non sufficienti, sono comunque soggette a ritardi; anche gli interventi di manutenzione non riescono a svolgersi come sarebbe necessario. Isola felice all’interno dell’isola è l’area dell’Etna, caratterizzata da un microclima diverso.
Di fronte a scenari come quelli attuali, più grandi di noi, occorre puntare su approccio globale, una regia unitaria che veda Consorzi, Associazioni e altre aggregazioni del comparto lavorare nella stessa direzione.
Il bene da tutelare è la qualità del nostro vino, che al 90% dipende dalle uve: il lavoro di cantina deve rimanere marginale rispetto alla materia prima.
A livello di singola azienda, invece, quale lavoro ritiene possa essere più efficace?
Non esiste una formula da applicare, ma, in casa nostra, produciamo per l’80% vini rossi e strutturati, mentre la richiesta è per vini più leggeri. Di fronte a situazioni così evidenti, penso si debba essere pronti a scelte coraggiose, che possono anche prevedere la riduzione della produzione.
Ma parallelamente è necessario un cambio di narrazione del vino, soprattutto se parliamo di quello cooperativo: è necessario saper valorizzare gli aspetti che distinguono la produzione cooperativa, in cui per esempio l’elevata parcellizzazione dei terroir permette di bilanciare in una certa misura gli effetti del cambiamento climatico.
Quest’anno in CVA abbiamo preso la decisione di produrre un novello, che per le sue caratteristiche di freschezza, leggerezza e fruttata aromaticità, va in una direzione compatibile con il gusto che il mercato manifesta in questo momento. La strategia, già sperimentata con successo in passato, non può tuttavia fermarsi alla produzione del vino, ma deve comprendere una comunicazione adeguata, un insieme di iniziative di divulgazione, volte tra l’altro alla promozione dell’enoturismo fuori dalla stagione estiva più frequentata.
Per ciò riguarda la Sicilia sul fronte dei bianchi si sta facendo un ottimo lavoro, che ha portato ad esempio il Grillo ad acquisire molta visibilità negli ultimi anni. Trattandosi peraltro di un ottimo momento congiunturale per i bianchi, penso ci siano le condizioni per valorizzare un altro grande rappresentante del vigneto siciliano, il Catarratto, vitigno fortemente identitario per la regione, considerato che copre circa un terzo della superficie vitata regionale. E’ già in corso a livello regionale un grande lavoro per rafforzare le sue potenzialità, e sono convinto che le aziende sapranno trarre da questo lavoro grandi opportunità.












































