Il Canavese, con i suoi vini distintivi come il Nebbiolo e l’Erbaluce, è un territorio da valorizzare. L’Associazione Giovani Vignaioli Canavesani mira a promuovere sostenibilità e collaborazione per affrontare le sfide del cambiamento climatico, migliorare l’enoturismo e rafforzare l’identità vinicola di questa area piemontese unica.
Abbiamo intervistato Gualtiero Onore, vice presidente dell’Associazione Giovani Vignaioli Canavesani (GVC). L’organizzazione, che comprende 20 aziende vinicole, mira a valorizzare il territorio del Canavese, una zona che abbraccia Piemonte e Valle d’Aosta.
Quali sono le caratteristiche geografiche del territorio vinicolo del Canavese?
Il Canavese è un’area che si estende tra quattro province: a Sud-Est tocca il Vercellese, a Nord-Est il Biellese, a Ovest il Torinese e a Nord-Ovest lambisce la Valle d’Aosta. Il territorio è dominato dall’anfiteatro morenico della città di Ivrea, modellato nei secoli dal passaggio di un antico ghiacciaio. Le viti prosperano su un suolo sabbioso che conferisce ai vini caratteristiche distintive: freschezza, finezza e longevità. Il Nebbiolo, vitigno principe della zona, si esprime qui in modo fine ma vivace, più esuberante rispetto alla versione delle Langhe, ma comunque in grado di esprimere al meglio il valore identitario del territorio di origine.
Come descriverebbe l’identità del Canavese in termini di tradizione vitivinicola ed enoturismo?
Il Canavese è una perla nascosta del panorama vinicolo italiano. Tra i suoi tesori vi è l’Erbaluce, una DOCG storica istituita nel 1967 e considerata tra i più importanti vini bianchi piemontesi.
Tuttavia, il Canavese ha sofferto per anni di un’assenza di valorizzazione e riconoscimento del territorio. Si è investito molto sull’immagine del vitigno Erbaluce di Caluso, ma non sulla regione stessa. Inoltre, solo 40 comuni dei 72 del Canavese sono iscritti alla DOCG, un altro limite alla visibilità di questa terra ricca di arte, cultura e giovani produttori. L’Erbaluce è uno dei dodici vitigni protetti italiani ma, a nostro avviso, questo status non promuove i valori di condivisione e coesione che sono necessari per creare un messaggio unificato.
Parlando di enoturismo, il Canavese non è ancora pronto ad accogliere il turismo enogastronomico su larga scala: i ristoranti e le strutture ricettive sono ancora pochi e poco attrezzati per ospitare i visitatori. È un territorio che va riscoperto e che ha nel vino un grande potenziale per ripartire.
Come nasce l’Associazione Giovani Vignaioli Canavesani (GVC) e quali sono i suoi obiettivi?
L’associazione GVC è nata nell’agosto 2020, subito dopo la prima ondata di Covid e comprende 20 piccole aziende vinicole accomunate dal desiderio di costruire un futuro diverso, superando gli errori del passato e lottando per uno sviluppo sostenibile. Ogni socio deve avere meno di 40 anni, l’età massima per accedere ai Programmi di Sviluppo Rurale (PSR), che mirano a promuovere lo sviluppo economico, sociale e ambientale nelle zone rurali. Inoltre, tutte le aziende devono lavorare secondo principi etici e sostenibili.
L’obiettivo della GVC è promuovere il Canavese e far crescere le realtà vinicole che fanno parte dell’Associazione.
Negli ultimi anni, come è andata la produzione e come pensate di affrontare il cambiamento climatico?
Le ultime annate sono state complesse e varie. Il 2020 è stato un anno buono, ma il 2021 ha visto violente grandinate, mentre il 2022 e il 2023 sono stati caratterizzati dalla siccità. Quest’anno, però, la situazione è stata problematica: un eccesso di piogge ha portato un’ondata di malattie che ha danneggiato i raccolti, compromettendo le produzioni di molte piccole cantine che vivono di questo.
Con un clima sempre più imprevedibile, il futuro richiede l’affidamento a tecnici qualificati come agronomi ed enologi, esperti non solo nella viticoltura, ma anche nella gestione ambientale. Per quanto mi riguarda, il vino si fa soprattutto in vigna: la nostra filosofia è produrre vini che riflettano il territorio e rispettino la natura.
Quali sono le prospettive del Canavese?
Spero di vedere un Canavese sviluppato, con la capacità di comunicare al meglio il Nebbiolo, il più grande vitigno piemontese che abbiamo. Il territorio può offrire vini Nebbiolo di alta qualità, e noi vi dovremmo investire per renderlo un’icona, proprio come il Gattinara è il simbolo delle Colline Novaresi. L’Erbaluce ha già iniziato la sua storia, ma in questo momento il panorama vitivinicolo non è ancora in grado di comprenderlo. In Canavese si pensa da sempre di essere fortunati ad avere questo vitigno, ma a me piace vederla in maniera diversa: l’Erbaluce dovrebbe essere grato di essere nella culla ancestrale del suo sviluppo.
Punti chiave:
- Il Canavese offre vini unici, come il Nebbiolo e l’Erbaluce DOCG.
- L’Associazione Giovani Vignaioli Canavesani promuove sostenibilità e innovazione.
- L’enoturismo nel Canavese necessita di infrastrutture e visibilità.
- Le variazioni climatiche stanno sfidando la produzione vitivinicola.
- Il Nebbiolo del Canavese potrebbe diventare un simbolo come il Gattinara.












































