L’articolo esplora le difficoltà lavorative nell’enoturismo, evidenziando la precarietà contrattuale, la stagionalità, la carenza di formazione e la percezione limitata del ruolo dell’Hospitality Manager come carriera. Propone soluzioni per valorizzare le risorse umane e professionalizzare il settore, migliorando stabilità, contratti e destagionalizzazione delle attività.

L’enoturismo, da anni considerato una grande opportunità per il settore vitivinicolo, nasconde una verità meno brillante quando si parla di lo rappresenta: le risorse umane. Sulla base dei dati emersi dall’indagine nazionale sul settore enoturistico condotta da Wine Tourism Hub, il panorama lavorativo degli Hospitality Manager in Italia presenta non poche ombre.

Nonostante la crescente consapevolezza dell’importanza di questa figura, il ruolo rimane per molti versi in un limbo: tra l’essere percepito come una carriera seria e strutturata o relegato a una posizione precaria, spesso considerata secondaria rispetto al core business delle cantine.

La precarietà di una professione centrale

Essere un Hospitality Manager non significa solo accogliere i visitatori e far degustare vini. È una professione complessa, che richiede competenze trasversali: dalla pianificazione delle esperienze al follow-up post-visita per fidelizzare i clienti. Eppure, come rilevato dall’indagine, il 54,2% degli intervistati identifica nel reclutamento di personale qualificato la principale difficoltà. Un dato che riflette una realtà allarmante: il ruolo dell’addetto all’accoglienza non è ancora percepito come una carriera valida e sostenibile in Italia, e di conseguenza, mancano persone che si formano per ricoprire questo ruolo.

Alta flessibilità, poche garanzie

Le richieste di flessibilità elevate – sia negli orari che nella disponibilità a lavorare durante i weekend– sono una costante, spesso senza un corrispettivo economico o contrattuale adeguato. La stagionalità dell’enoturismo aggrava ulteriormente il quadro, rendendo difficile garantire stabilità e continuità lavorativa. Questa precarietà, unita ai salari non competitivi e alla mancanza di opportunità di crescita (citata dal 32,7% degli intervistati), scoraggia molti dal considerare il settore come una prospettiva a lungo termine.

Non si può ignorare, poi, che in un contesto in cui l’enoturismo è ancora percepito come attività complementare, l’investimento sulle risorse umane – in termini di formazione e contratti – rimane limitato. Solo il 10,2% delle cantine considera la formazione del personale una priorità, nonostante sia un elemento cruciale per migliorare la qualità dell’esperienza offerta.

La stagionalità: un’arma a doppio taglio

Un altro elemento che frena lo sviluppo di una carriera nell’enoturismo è la stagionalità. Grandi picchi di affluenza durante l’estate o il periodo vendemmiale si alternano a momenti di bassa attività, rendendo complicato trattenere personale qualificato e garantire continuità contrattuale. Come emerso dall’indagine, destagionalizzare l’offerta è fondamentale: creare esperienze che attraggano visitatori durante tutto l’anno potrebbe non solo garantire flussi costanti, ma anche dare stabilità a chi lavora nel settore.

Tuttavia, non basta destagionalizzare. I periodi meno affollati devono essere sfruttati per formare il personale, migliorare le infrastrutture e pianificare strategie a lungo termine. Questo approccio non solo renderebbe il settore più professionale, ma contribuirebbe a cambiare la percezione stessa del lavoro nell’enoturismo.

Il futuro passa dalle persone

L’enoturismo non può continuare a essere considerato una “semplice aggiunta” al business vitivinicolo. Se si vuole veramente sfruttare il potenziale di questa attività, è necessario iniziare dalle basi: riconoscere il valore delle risorse umane e investire in contratti stabili, percorsi di crescita e formazione.

Le persone che accolgono, raccontano e fidelizzano sono il primo biglietto da visita di una cantina. E se oggi questa professione non è ancora percepita come una carriera solida, è tempo di cambiare passo. Perché un settore che vuole puntare in alto non può farlo senza mettere al centro chi, con passione e competenza, rende l’enoturismo un’esperienza unica.

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Punti chiave

  1. Precarietà lavorativa nell’enoturismo: Contratti instabili e salari non competitivi ostacolano la percezione del ruolo come una carriera sostenibile.
  2. Formazione carente: Solo il 10,2% delle cantine investe nella formazione del personale, limitando la qualità delle esperienze offerte.
  3. Impatto della stagionalità: L’alternanza tra picchi e bassi di affluenza rende difficile garantire stabilità contrattuale e trattenere personale qualificato.
  4. Opportunità non sfruttate: Destagionalizzare l’offerta e pianificare strategie a lungo termine possono migliorare il settore e fidelizzare i lavoratori.
  5. Importanza delle risorse umane: Investire su contratti stabili, crescita professionale e formazione è cruciale per professionalizzare l’enoturismo.