La Yarra Valley in Australia offre un modello enoturistico basato su tre livelli di esperienza, finalizzati a fidelizzare il visitatore e incrementare le vendite dirette. Questo approccio può ispirare le cantine italiane, puntando su degustazioni accessibili, narrazioni immersive e momenti enogastronomici esclusivi per valorizzare il potenziale enoturistico.
La Yarra Valley, una delle regioni vinicole più celebri d’Australia, offre un modello enoturistico che rappresenta una vera e propria scuola per chiunque operi nel settore. Durante il nostro recente tour in Australia, abbiamo osservato da vicino il funzionamento di un sistema che sembra avere un solo obiettivo: trasformare ogni visitatore in un cliente fidelizzato, puntando tutto sulla vendita diretta e sul wine club.
Questo approccio è strutturato in tre livelli di esperienza, ciascuno pensato per coinvolgere il turista in modo graduale ma incisivo.
Il primo livello: il tasting come biglietto d’ingresso
Il punto di partenza è l’assaggio. Con un costo contenuto (dai 10 ai 20 dollari australiani), il visitatore può accomodarsi al bancone o a un tavolino per provare 5-6 vini in formato micro-porzione. La spiegazione dei vini può avvenire tramite una breve introduzione o con l’ausilio di materiali esplicativi, rendendo l’esperienza accessibile e replicabile. È un modo semplice ma efficace per avvicinare anche i neofiti e abbattere eventuali barriere.
E poi, c’è un dettaglio che non passa inosservato: con una sola bottiglia si riescono a fare circa 30 assaggi. Pensate a quanto sarebbe facile per molte cantine italiane implementare un sistema del genere, riducendo i costi logistici e puntando tutto sul fascino del primo contatto.
Il secondo livello: l’esperienza immersiva
Salendo di livello, il visitatore accede a una degustazione più approfondita, magari accompagnata da abbinamenti di light food come focaccia, formaggi o olive. Qui la narrazione diventa centrale, ma sempre con un approccio rilassato e rispettoso del momento di piacere che il turista sta vivendo. I prezzi, in questo caso, variano dai 35 ai 90 dollari, a seconda della complessità e del tipo di vini proposti.
In Italia, questa sarebbe l’esperienza standard, spesso completata dalla visita al vigneto e alla cantina, che in Yarra Valley è invece meno comune.
Il terzo livello: il vino si sposa con il cibo
L’ultimo gradino è l’esperienza enogastronomica completa. Qui il vino diventa protagonista di un pranzo, di un picnic o di una degustazione più articolata. È un momento esclusivo, limitato agli orari dei pasti principali, e il prezzo riflette questa esclusività. Anche se non tutte le cantine italiane possono replicare esattamente questo modello, alcune idee potrebbero essere adattate con un po’ di ingegno.
Un unico obiettivo: la vendita diretta
C’è però un elemento che accomuna tutti e tre i livelli: ogni esperienza è finalizzata alla vendita diretta. Che si tratti di una bottiglia, di un’iscrizione al wine club o di entrambi, il visitatore è costantemente guidato verso un acquisto. Tutto il materiale informativo, ogni interazione e ogni dettaglio sembrano convergere verso un messaggio chiaro: “Non lasciarti scappare il nostro vino!”.
Cosa possiamo imparare
Dalla Yarra Valley emerge un insegnamento fondamentale: la vendita diretta non è solo un’opportunità economica, ma un cambio culturale necessario. L’Italia, con il suo potenziale enoturistico ancora in parte inespresso, ha tutto da guadagnare nel prendere spunto da questi modelli.
Che si tratti di introdurre degustazioni rapide e accessibili, di affinare le narrazioni durante esperienze più approfondite, o di creare momenti enogastronomici esclusivi, il futuro del nostro settore potrebbe passare proprio da qui.
Abbiamo ancora molto da imparare, ma la strada è chiara: rendere il vino un’esperienza da vivere, ricordare e portare a casa.
Punti chiave
- Tre livelli di esperienza enoturistica: tasting, degustazioni immersive e pranzi esclusivi.
- Focus sulla vendita diretta: ogni esperienza guida il visitatore verso l’acquisto.
- Degustazioni accessibili: piccoli assaggi a basso costo per attrarre anche i neofiti.
- Enogastronomia esclusiva: unione di vino e cibo per creare esperienze memorabili.
- Cambio culturale necessario: l’Italia può imparare da questo modello per migliorare l’enoturismo.












































