La prima giornata di Wine Paris 2025 conferma un’ottima affluenza di buyer europei e nordamericani, mentre calano gli asiatici, riflettendo le difficoltà di quei mercati. Cresce il ruolo di Wine Paris rispetto a Prowein, ma resta la sensazione di un mercato che non si espande. Tra le preoccupazioni, il calo dei consumi e le restrizioni alla guida.

La prima giornata di Wine Paris 2025 conferma quanto avevo preannunciato nell’articolo di presentazione di questa edizione della manifestazione parigina – intitolato “Le grandi aspettative (forse troppe) italiane per Wine Paris 2025” -: tanta aspettativa da parte degli espositori italiani che sperano di trovare qui in terra francese quello che non hanno trovato nelle ultime edizioni del Prowein di Dusseldorf

Camminando tra i corridoi della Fiera di Porte de Versailles sembrava di essere a Vinitaly per la presenza massiccia di produttori e manager del vino italiani in rappresentanza praticamente di quasi tutte le aziende che contano del nostro Paese.

I bilanci li faremo a fine manifestazione, ma questa prima giornata ci ha già dato alcuni spunti interessanti alcuni scontati altri meno.

Tra i più scontati le “lamentele” (poche per la verità) di coloro che sono arrivati in Fiera a Parigi senza nessun appuntamento programmato con la speranza di intercettare “casualmente” qualche buyer. Può sembrare un’assurdità, ma qualche azienda che ha ancora questo tipo di speranze esiste ancora.

Scontata anche la felicità di essere a Parigi anziché a Dusseldorf, soprattutto da parte di coloro che hanno approfittato della Fiera per portare qualche parente al seguito che si può, così, gustare la Ville-Lumiére.

Ma passiamo alle cose meno scontate; tra queste, la più importante ritengo sia il commento di non pochi buyer, anche europei, che hanno dichiarato che non andranno al Prowein e che pertanto per loro Wine Paris sarà l’evento di riferimento esclusivo per i loro incontri nelle fiere del vino, oltre a Vinitaly, per gli specialisti sui vini italiani.

La prossima edizione di Prowein, pertanto, sarà un’importante occasione per verificare il nuovo assetto del sistema fieristico del vino.

Altro aspetto meno scontato è la presenza ridotta di buyer asiatici che in qualche misura confermerebbe la perdurante crisi dei mercati dell’Asia, Cina in primis ma non solo.
Mentre sembrerebbe, ma saremo più precisi nei prossimi giorni, buona la presenza dei buyer nordamericani.

Durante la presentazione della Fiera toni entusiastici da parte degli organizzatori che hanno evidenziato la presenza di circa 5.300 espositori e, soprattutto, hanno previsto la partecipazione di oltre 50.000 visitatori provenienti da ben 143 diversi Paesi.

Di fatto, ci si sta velocemente avvicinando ai numeri record delle ultime edizioni del Prowein, soprattutto quelle pre pandemia, che avevano portato la fiera di Dusseldorf ad accogliere oltre 6.000 espositori.

Ora, se quanto affermato a Parigi risponde al vero, il Prowein va verso un dimezzamento con l’assenza anche di realtà importanti che da sempre presidiavano la fiera tedesca.

Questa prima giornata ha, ovviamente, visto in gran spolvero l’area francese che a Parigi cerca di far vedere il suo volto migliore. Ma grande affollamento anche nel grande padiglione 4 che vede la presenza della gran parte degli espositori internazionali (Usa, Australia, Cile, Argentina, ecc. ecc.), ad eccezione dell’Italia che da sola riempie il padiglione 6 con i suoi circa 1.200 espositori.

Come tematiche più rilevanti di questa prima giornata la preoccupazione del calo dei consumi e, soprattutto, i timori che le regole più restrittive del codice della strada (con pene sempre più severe) possano dare realmente una mazzata al settore e i primi dati della Fipe di questi giorni non lasciano particolarmente sereni.

Sicuramente, la gran parte dei produttori intervistati in questa prima giornata è consapevole che i buyer che incontreranno non sono alla ricerca di una “novità”, ma di un brand di qualche denominazione che vada a sostituirne un altro della medesima denominazione.

Sempre di più il nostro settore del vino, visto anche da una prospettiva internazionale, condivide la percezione di un mercato che si sta magari modificando, ma non “allargando”.

Sinceramente, ma questo è un parere del tutto personale, risulta difficile comprendere in maniera chiara come si stia evolvendo il mercato del vino visto da un osservatorio di “soli” addetti ai lavori, potremmo dire dei soliti noti, compreso chi sta scrivendo.

Sarebbe bello che eventi di portata notevole come Wine Paris fossero in grado di portarci visioni più allargate e analisi più approfondite su target vasti di consumatori.

Il rischio è di ritenere inevitabile un ridimensionamento dei mercati del vino e, soprattutto, non riuscire ad individuare nuove strategie per allargarlo.

Non sarà certo facile, ma sarebbe utile che in appuntamenti importanti per tutta la filiera del vino a livello mondiale, come Wine Paris, si potesse portare a casa non solo qualche nuovo buyer (e sarebbe ovviamente già tantissimo), ma anche una visione di prospettiva e qualche idea operativa in più.

A domani.


Punti chiave

  1. Buyer europei e nordamericani presenti, asiatici in calo, segno di difficoltà nei mercati asiatici.
  2. Wine Paris acquisisce peso rispetto a Prowein, che potrebbe ridimensionarsi drasticamente.
  3. Il mercato del vino cambia, ma non si allarga, generando incertezze per i produttori.
  4. Nuove restrizioni sul codice della strada potrebbero colpire duramente il settore.
  5. Necessità di nuove strategie per ampliare i mercati e coinvolgere più consumatori.