Il vino è un elemento essenziale nella Città del Vaticano, da sempre legato alla tradizione religiosa e alla diplomazia. Sebbene il Vaticano importi quasi esclusivamente vino italiano, è in corso un progetto per produrre vino direttamente nel territorio, con un vigneto a Castel Gandolfo, destinato esclusivamente alla Santa Sede.

Che sia per la celebrazione o la consacrazione, il vino nella Città del Vaticano ha un significato profondo. Il vino in Vaticano non è solo una questione di gusto, è parte dei rituali religiosi, diplomazia e consumo quotidiano, tutto in uno. Sebbene il Vaticano non sia, al momento, produttore di vino, la sua dipendenza dalle importazioni rimane totale, con un focus particolare sui vini italiani, grazie a un regime fiscale speciale. Infatti, la Città del Vaticano beneficia dell’esenzione doganale prevista dal Trattato del Laterano del 1929, che stabilisce che le merci in entrata siano esenti da dazi doganali e tasse nazionali italiane. Ciò significa che le bottiglie di vino italiane destinate al Vaticano non subiscono IVA né accise.

Secondo i dati di World Integrated Trade Solution (WITS), nel 2019 l’Italia ha fornito ben il 99,9% delle importazioni di vino del Vaticano in volume, con 63.163 litri su un totale di 63.214 litri. Questo predominio è rimasto costante negli anni successivi. I vini italiani, che spaziano dai rossi da tavola quotidiani al dolce Marsala sacramentale e al Prosecco celebrativo, rappresentano la base dei rituali spirituali e dell’ospitalità sociale vaticana.

In base ai dati del California Wine Institute, che recensisce il consumo di vino dei vari stati ogni due anni, il Vaticano (842 abitanti) consuma il doppio del vino rispetto al resto dell’Italia e sette volte di più degli Stati Uniti. Con un consumo medio pro capite di circa 79 litri all’anno, il Vaticano supera di gran lunga i consumi di paesi come Francia e Italia. Nel 2019, il valore totale delle importazioni è stato di 340.000 dollari, corrispondenti a circa 430 dollari USA per ogni cittadino vaticano, cifra calcolata su prezzi all’ingrosso e senza tasse.

Tuttavia, questa statistica potrebbe risultare fuorviante. La maggior parte dei consumatori di vino in Vaticano non sono cittadini. Migliaia di ecclesiastici, impiegati, guardie svizzere, diplomatici e pellegrini consumano vino all’interno delle mura vaticane, ma non possiedono passaporti vaticani. Il vino consumato durante le messe, nei refettori del clero e nei caffè vaticani contribuisce significativamente al totale, riducendo la cifra pro capite se distribuita su una popolazione più ampia. Se consideriamo che circa 5.000 persone consumano vino nel Vaticano, il consumo rettificato scende a circa 10-15 litri a persona, un dato più in linea con paesi come Germania o Regno Unito. Tuttavia, il connubio di vino di alta qualità, basso costo e forte integrazione culturale crea un ambiente particolarmente enofilo.

Nonostante il Vaticano sia uno dei paesi che importa più vino al mondo, la Santa Sede ha recentemente deciso di produrre vino direttamente nel territorio del Vaticano. Un vigneto, situato all’interno della residenza estiva papale a Castel Gandolfo, vicino ai Giardini Vaticani, darà vita a un rosso a base di uve Cabernet Sauvignon. Il progetto, per il quale è stato scelto come consulente enologico Riccardo Cotarella, prevede che le bottiglie siano imbottigliate nel 2026. Tuttavia, non saranno disponibili per la vendita: le bottiglie saranno destinate esclusivamente al Vaticano.

Foto di Caleb Miller su Unsplash


Punti chiave:

  • Vino fondamentale nei rituali religiosi e nella diplomazia vaticana, con forte predominanza italiana nelle importazioni.
  • Esenzione doganale dal Trattato del Laterano del 1929 che consente importazioni di vino senza tasse.
  • Consumo medio pro capite di 79 litri all’anno nel Vaticano, il doppio rispetto all’Italia.
  • Progetto per la produzione di vino rosso a Castel Gandolfo, con uve Cabernet Sauvignon.
  • Riccardo Cotarella è consulente per il progetto di produzione vaticana, con imbottigliamento previsto nel 2026.