Il mercato russo del vino nel 2024 è in piena rivoluzione: crollano le importazioni da Italia, Francia e Spagna, mentre avanzano Georgia, Sud Africa e Moldova. Tra dazi, inflazione e nuove alleanze geopolitiche, la Russia ridisegna le sue rotte commerciali e apre la porta a nuovi protagonisti del vino globale.

Nel 2024, il mercato del vino in Russia sta vivendo una trasformazione profonda, segnando una nuova era in cui fattori geopolitici, economici e commerciali si intrecciano, ridisegnando le rotte dell’importazione. Secondo un’analisi di Wine Intelligence, nei primi nove mesi del 2024, le importazioni di vino in Russia hanno subito una contrazione significativa, con un calo di quasi l’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, dietro questa flessione, si nasconde un cambiamento più profondo, che riflette una riorganizzazione strategica del mercato, dove il vino proveniente da Paesi “amici” sta guadagnando terreno, mentre quello dai Paesi “nemici” sta vivendo una crisi profonda.

Il cambiamento più evidente è rappresentato dal drastico calo delle importazioni di vino dai Paesi “non amici”, ossia quelli che partecipano alle sanzioni contro la Russia. Questi Paesi hanno visto le proprie esportazioni in volume verso la Russia scendere di ben il 21%, arrivando a 162,2 milioni di litri. Al contrario, i vini provenienti dai Paesi considerati “amici”, come Georgia, Sud Africa e Moldova, hanno registrato un incremento del 3%, raggiungendo i 98 milioni di litri. Questo dato non è solo una curiosità statistica: è il segno di una riallocazione delle risorse a favore di alleanze geopolitiche più favorevoli alla Russia.

La causa principale di questo cambiamento è la politica protezionistica adottata dal governo russo, che ha incrementato i dazi doganali sui vini provenienti dai Paesi non amici. Dal 2023, infatti, i dazi sulle importazioni di vino da questi Paesi sono aumentati dal 20% al 25%, con un dazio minimo che è passato da 1,5 a 2 dollari per litro. Un altro fattore rilevante è l’inflazione e la svalutazione del rublo, che hanno ulteriormente reso i vini provenienti da Paesi occidentali sempre più costosi per i consumatori russi.

L’impatto di queste politiche è stato evidente nei prezzi. I vini provenienti dai Paesi “nemici” hanno visto un incremento di circa il 50% rispetto all’anno precedente, mentre quelli provenienti da Paesi amici sono aumentati del 25%. Anche i vini domestici hanno subito aumenti compresi tra il 15% e il 20%. Questo ha costretto molti consumatori russi a rivedere le proprie scelte, optando per alternative più economiche provenienti da Paesi come la Georgia, il Sud Africa e la Moldova, o addirittura scegliendo vini locali.

In questo contesto, l’influenza dei vini francesi, italiani e spagnoli, che storicamente dominavano il mercato russo, è diminuita. Tuttavia, la forte percezione della qualità e la storicità dei produttori europei continuano a mantenere un ruolo di prestigio, sebbene il segmento premium stia affrontando difficoltà legate ai costi crescenti.

L’incremento delle importazioni di vino da Paesi emergenti è uno degli aspetti più interessanti di questo nuovo scenario. Paesi come il Cile, l’Argentina, il Sud Africa e la Georgia stanno conquistando quote di mercato sempre più rilevanti. In particolare, i vini sudafricani hanno registrato una crescita impressionante del 99% in volume, arrivando a 16 milioni di litri, mentre i vini cileni sono aumentati del 33%. Questi Paesi stanno non solo beneficiando della riduzione dei dazi doganali, ma anche della crescente apertura del mercato russo verso alternative più economiche e diversificate.

Anche la Moldova ha visto una crescita significativa, tanto che il vino moldavo è ormai uno dei favoriti per i consumatori russi in cerca di opzioni a basso costo. In parallelo, l’Italia, pur mantenendo il primato come maggiore esportatore, ha visto un calo delle sue esportazioni in Russia del 20%, segno di una sfida sempre più agguerrita con i nuovi attori internazionali.

Nel 2024, la segmentazione del mercato del vino in Russia appare sempre più polarizzata. Da un lato, i consumatori premium continuano ad acquistare vini importati, ma sono sempre più sensibili ai prezzi. Dall’altro lato, i consumatori della fascia più bassa, sensibili al prezzo, si orientano verso vini domestici o provenienti da Paesi emergenti.

In termini di preferenze, i vini fermi continuano a dominare il mercato, rappresentando l’82,8% delle importazioni totali, pari a 215,3 milioni di litri. I vini spumanti, pur avendo una tradizione consolidata in Russia, stanno vivendo un periodo di declino, con un calo del 41% nelle importazioni di Champagne francese. Tuttavia, anche i vini spumanti da Paesi emergenti, come il Cile, stanno guadagnando terreno, con un aumento del 219% delle importazioni di vini spumanti cileni.

Dal punto di vista del tipo di vino, i rossi e i bianchi sono ormai quasi equivalenti, con il bianco che ha guadagnato 3,5 punti percentuali, raggiungendo il 50% del mercato. Invece, i vini spumanti continuano a essere dominati dai bianchi (89,3%), seguiti dai rosé (10,4%).

La nuova geografia del vino in Russia

Mentre i produttori europei storici come Italia, Francia e Spagna mantengono una certa importanza, il mercato russo sta lentamente aprendo le porte a nuovi Paesi produttori, in particolare quelli del Sud del mondo. Paesi come la Turchia, Cipro, la Grecia e la Siria stanno diventando attori sempre più rilevanti nel panorama dell’importazione di vino. Il forte sostegno governativo e la ricerca di nuovi mercati da parte dei produttori di questi Paesi stanno dando risultati tangibili.

Le cantine italiane, pur continuando a dominare il mercato russo con 76,2 milioni di litri, stanno perdendo terreno, mentre quelle georgiane e sudafricane stanno guadagnando spazio. I produttori di Paesi emergenti stanno sfruttando una serie di vantaggi strategici, tra cui tariffe doganali più favorevoli e una maggiore disponibilità a penetrare nuovi mercati, spesso facilitata da alleanze politiche e commerciali.

Il mercato del vino in Russia nel 2024 è chiaramente in fase di transizione. Le politiche protezionistiche e le sanzioni economiche hanno modificato il panorama competitivo, creando un’opportunità per i produttori di Paesi non tradizionali, mentre le storiche potenze vinicole europee stanno affrontando sfide economiche e geopolitiche. Il futuro del mercato russo sembra destinato a essere caratterizzato da una maggiore diversificazione delle origini dei vini, con un’influenza crescente di Paesi come Georgia, Sud Africa e Cile.

In questo nuovo scenario, i produttori di vino devono adattarsi rapidamente, esplorando nuovi mercati e rivedendo le proprie strategie di prezzo e distribuzione, se vogliono mantenere la loro posizione nel mercato russo in evoluzione.


Punti chiave:

  1. Calo generale delle importazioni: -11% nei primi nove mesi del 2024, ma con un forte ribilanciamento a favore dei Paesi “amici” della Russia.
  2. Penalizzazione dei Paesi europei: Francia, Italia e Spagna subiscono forti perdite, anche a causa di dazi più alti (dal 20% al 25%) e dell’aumento dei prezzi (+50% per i vini occidentali).
  3. Boom dei Paesi emergenti: Georgia, Sud Africa (+99% in volume), Moldova e Cile si affermano con prezzi competitivi e sostegno politico.
  4. Polarizzazione del mercato: il segmento premium resta attivo ma soffre i rincari, mentre cresce la domanda di vini economici, soprattutto locali o da Paesi emergenti.
  5. Nuova mappa dell’import: avanzano Turchia, Siria, Grecia e Cipro. L’Italia mantiene la leadership in volumi (76,2 mln litri), ma perde quote.