L’articolo esplora Cembra Cantina di Montagna nella Val di Cembra, Trentino. Racconta la viticoltura eroica su pendii ripidi, la passione dei 300 soci, i muretti a secco UNESCO e l’impegno dell’enologo Stefano Rossi per valorizzare un territorio unico e i suoi vini, come la cuvée Zymbra, simbolo della valle.

Se possiamo raccontare questa visita è grazie a Stefano Rossi, enologo di Cembra Cantina di Montagna, che tra i vigneti al 40% di pendenza ha fatto manovra con una macchina su tre ruote come fosse la cosa più normale del mondo. E ci ha riportati a casa. Ed è proprio lì, appesi tra le terrazze di porfido e il cielo, che ci chiediamo: “Perché non siamo mai stati in Val di Cembra?” La risposta arriva a piedi, dopo pochi metri di salita e fiato corto: perché finché non ci vieni, non lo capisci.

708 km di muretti a secco (patrimonio UNESCO). Più di un chilometro per ogni ettaro coltivato. Ed è solo scarpinando lì in mezzo che realizzi davvero: un vino eroico non può costare poco.

Benvenuti nella Valle di Cembra, una piega verticale del Trentino dove il vino non nasce, ma lotta per crescere. Qui, ogni grappolo si guadagna la sua altitudine. Fino a 900 metri sul livello del mare, con pendenze superiori al 40%, coltivare la vite non è solo un mestiere: è un gesto eroico.

Cembra Cantina di Montagna, fondata nel 1952, rappresenta oggi l’anima cooperativa di questa valle. Trecento soci conferitori, piccole aziende vitivinicole da 5000 metri quadrati (poco meno di un campo da calcio), un paesaggio cucito a mano con oltre 700 chilometri di muretti a secco costruiti in porfido, il sangue minerale della montagna. L’intero territorio conta circa 650 ettari vitati, la metà dei quali sono conferiti proprio a questa cantina.

“Il nostro vino non si può raccontare solo con il vitigno. Deve raccontare la valle intera” spiega Stefano, l’enologo della cantina, che da oltre dieci anni lavora tra i filari e le persone. “Il mio compito non è solo fare il vino, ma accompagnare 300 famiglie verso un’idea condivisa di qualità e sostenibilità.”

Negli anni ’80, una zonazione scientifica promossa dalla Fondazione Mach e dall’Università di Firenze ha decretato la vocazione della valle ai vitigni a bacca bianca e semi-aromatica. Così il Müller Thurgau, il Riesling, lo Chardonnay sono diventati non solo protagonisti, ma ambasciatori di un territorio difficile, remoto e tuttora poco conosciuto.

E proprio questo è il nodo: “è più facile vendere Trento DOC che far capire dov’è la Val di Cembra. Quando parlo a Roma o Palermo, devo spiegare Trento, poi Trentino, poi la valle. Non ci conosce nessuno“. Eppure la bellezza è lì: verticale, rocciosa, autentica.

Per reagire all’anonimato, Cembra ha creato la cuvée “Zymbra” (in dialetto): un blend identitario che mette insieme le tre altitudini e varietà simbolo della valle. Müller Thurgau da 800 metri, Riesling da 600, Chardonnay da 400. Un terzo ciascuno. Una dichiarazione d’intenti: l’importante non è la varietà, è la valle. L’obiettivo è chiaro: “non far bere un Riesling, ma far bere un Val di Cembra.”, continua l’enologo.

Accanto alla tecnica, c’è la parte umana. Lavorare con 300 soci significa educare, ascoltare, accompagnare. Significa scegliere la qualità come progetto comune, non come slogan. “Sostenibilità non è una parola da brochure. Qui vuol dire portare avanti una tradizione in un territorio difficile, garantire il giusto prezzo, e offrire supporto agronomico costante.”

Il turismo, finora trascurato, è ora una delle scommesse più forti. “Dieci anni fa, qui non si fermava nessuno. Ora abbia rifatto il punto vendita, perché i turisti finalmente ci cercano.”, prosegue Stefano Rossi. E la strategia è semplice: portarli sul campo. “Basta camminare cinquanta metri in pendenza, e tutto cambia. Il vino ha un altro prezzo, un altro valore.”

C’è anche un progetto in cantiere per unificare il messaggio di tutta la valle. Ogni azienda ha la sua peculiarità, la cosa importante è che esca, verso l’esterno, un messaggio corretto e coerente sia in termine di racconto che di stile dei vini. “Deve uscire la Val di Cembra. Punto.”, conclude S.Rossi.

La Valle di Cembra ha oggi tutte le carte in regola per costruire un’identità territoriale forte e riconoscibile: altitudine, biodiversità, tradizione cooperativa, e una viticoltura che non ha paura della fatica. Serve una comunicazione unitaria, una narrazione coerente e condivisa, che aiuti a trasformare la marginalità geografica in valore percepito.

In un momento storico in cui il vino italiano è chiamato a differenziarsi attraverso il legame col territorio, la Val di Cembra ha qualcosa di unico da raccontare. E chi sceglie di berla, deve sapere che non sta semplicemente acquistando una bottiglia: sta sostenendo una storia di montagna, coraggio e comunità.


Punti chiave:

  1. Val di Cembra: viticoltura eroica su pendii ripidi con muretti a secco UNESCO.
  2. Cembra Cantina di Montagna: 300 soci coltivano un territorio unico con passione.
  3. Vini identitari: Müller Thurgau, Riesling, Chardonnay e la cuvée “Zymbra” narrano la valle.
  4. La sfida è far conoscere la Val di Cembra e il suo valore autentico.
  5. Turismo e comunicazione unitaria per promuovere l’unicità del territorio e dei suoi vini.