I giovani non si allontanano dal vino, ma manca un contesto adatto a loro. L’enoturismo emerge come strumento chiave per creare esperienze autentiche, sociali e rilassate. Serve una comunicazione meno tecnica e più emozionale per abbattere la barriera culturale e avvicinare la Generazione Z al mondo del vino.
Non è un paradosso. È una strategia. Se vuoi davvero conquistare la Generazione Z, devi iniziare da quello che viene prima del calice: l’esperienza, il contesto, la socialità. La vera barriera oggi non è il vino ma l’assenza di momenti in cui berlo insieme. Ecco il primo dato da fissare: il vino è aggregazione, ma i giovani oggi si aggregano sempre meno.
Il vero problema? I giovani non si incontrano più
Sembra assurdo, ma è così. Oggi i ventenni passano ore su chat e social, ma si vedono meno, si ritrovano meno, condividono meno momenti reali. E se non c’è occasione, non c’è nemmeno occasione per il vino. È come avere un bellissimo pianoforte, ma nessuno che voglia suonarlo.
Allora forse dobbiamo cambiare punto di vista. Non chiederci più “perché non bevono vino?”, ma “cosa possiamo fare noi per creare occasioni di incontro che rendano naturale bere vino?”
L’enoturismo è la nostra arma segreta
Sì, l’enoturismo può essere il ponte più efficace tra vino e giovani. Perché racchiude esattamente quello che loro cercano: esperienze, contesti rilassati, contatto con la natura, autenticità. È un pretesto per stare insieme, ma anche per imparare, scoprire, divertirsi.
Lo abbiamo visto anche nei dati raccolti dai nostri studenti nei campus e nei percorsi formativi: quando si chiede ai giovani cosa pensano del vino, le prime parole che emergono sono “condivisione”, “natura”, “relax”. Tutto ciò che l’enoturismo può offrire in modo potente.
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Il vino è percepito come snob. E spesso, lo è stato
C’è un problema culturale, però, che va affrontato. Molti giovani vedono il vino come un prodotto elitario, difficile, da esperti. E questa percezione non nasce dal nulla. È il frutto di decenni di comunicazione autoreferenziale, tecnica, a volte persino giudicante.
Ecco allora che, se davvero vogliamo accogliere i giovani, dobbiamo abbattere questo muro. Basta linguaggi complicati, basta degustazioni fatte con parole che bloccano invece di avvicinare. Serve un cambio radicale: più emozione, meno presunzione. Più ascolto, meno spiegazione.
Dobbiamo diventare creatori di occasioni, non solo produttori di vino
Questa è la missione, anzi: la rivoluzione culturale che ci aspetta. Se vogliamo intercettare la Gen Z, dobbiamo agire nel nostro piccolo, creando eventi, format, contenuti, idee che favoriscano l’aggregazione.
Può essere una serata chill in cantina con musica e panini gourmet. Una caccia al tesoro in vigna. Un picnic con degustazione informale. Un mini festival con talk, arte, vino e creatività. Non servono grandi budget: serve visione e voglia di cambiare.
La domanda vera è solo una: cosa posso fare io, qui e ora?
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Punti chiave
- I giovani non si allontanano dal vino, ma mancano occasioni reali di incontro e socialità.
- L’enoturismo è la chiave per creare esperienze autentiche e rilassate che attraggono i giovani.
- La percezione snob del vino deriva da comunicazioni troppo tecniche e autoreferenziali.
- Serve un cambio radicale: più emozione, meno spiegazione, più aggregazione.
- La vera sfida è creare eventi e momenti che favoriscano la socialità e la condivisione.












































