L’articolo evidenzia come molti giovani si sentano esclusi e intimiditi dal mondo del vino per paura di non essere all’altezza. Propone un cambio di approccio verso un’esperienza più inclusiva, semplice e emozionale, con degustazioni brevi e coinvolgenti, che sappiano rispettare i loro tempi, linguaggi e canali, favorendo così un avvicinamento autentico alla cultura del vino.

C’è una parola che torna spesso quando si ascoltano i giovani parlare del vino. Ed è una parola che non dovrebbe mai far parte di un’esperienza piacevole: paura.

Non serve un vocabolario speciale. Serve sentirsi a casa

l vino che ti piace è il vino giusto. Punto. Non c’è bisogno di giustificarsi, di parlare come un sommelier, di citare le note di cuoio o frutta secca. E invece troppe esperienze in cantina, ancora oggi, sembrano pensate per mettere in soggezione, non per accogliere.

Noi di Wine Meridian lo abbiamo toccato con mano. Lavorando a stretto contatto con le scuole e i giovani – grazie ai nostri corsi e momenti formativi – abbiamo avuto l’opportunità di ascoltarli, intervistarli, porre loro domande dirette sul rapporto con il vino. E ciò che è emerso è un sentimento ricorrente di paura. “Non so mai cosa dire”, “ho timore di fare una brutta figura”, “mi sento giudicato se non so parlare come un esperto”.

E quando c’è paura, non nasce piacere. Nasce distanza. Ed è quella distanza che dobbiamo impegnarci a colmare.

Inclusione è la nuova parola d’ordine

Se vogliamo davvero avvicinare la Generazione Z al vino, dobbiamo diventare più inclusivi. Questo significa:

  • Usare un linguaggio semplice e diretto
  • Offrire esperienze brevi, interattive, leggere
  • Farli sentire accolti, non giudicati
  • Proporre contenuti emozionali, non tecnici

Non è un impoverimento del vino, è una sua evoluzione. La bellezza del vino sta anche nella sua capacità di adattarsi a chi lo beve, non solo a chi lo produce.

Siete mai stati noiosi? Magari sì.

Tante degustazioni sono percepite dai giovani come troppo lunghe, tutte uguali, troppo teoriche. E allora la domanda che ogni cantina dovrebbe farsi è: “Abbiamo mai progettato un’esperienza solo per i giovani?”

Un’esperienza che rispetti i loro tempi (brevi), i loro canali (digitali), il loro stile (musica, amici, socialità), le loro emozioni (leggerezza, libertà, riconoscimento).

Non bastano i social se dietro non c’è un’idea nuova, autentica, coinvolgente. E soprattutto: non serve cambiare tutto. Basta aggiustare i dettagli giusti.

Ecco la provocazione finale, ma anche il dato più concreto. Se hai budget per un evento, forse oggi vale più la pena invitare 20 giovani del tuo territorio che 10 giornalisti blasonati. Perché un giovane che si sente accolto, coinvolto, coccolato… Tornerà. E parlerà di te!

Hai perso il corso sulla generazione z?
Nessun problema: puoi acquistare la registrazione e guardarlo quando vuoi, ovunque tu sia.

Scarica gratuitamente il report “Focus Generazione Z” di Wine Suite. Troverai dati su comportamenti di prenotazione e visita dei giovani nelle cantine italiane, strategie operative per coinvolgere davvero la Gen Z e molto altro.

Scaricalo qui: https://winesuite.divinea.com/it/report-gen-z


Punti chiave

  • Paura dei giovani: Il timore di sbagliare allontana i giovani dal vino.
  • Esperienze semplici: Linguaggio chiaro e momenti brevi facilitano l’inclusione.
  • Accoglienza fondamentale: Far sentire i giovani accolti senza giudizi.
  • Eventi su misura: Progettare esperienze rispettando gusti e canali digitali.
  • Investire nei giovani: Invitare giovani locali conviene più di giornalisti blasonati.