Il Regno Unito, dopo cinque anni dalla Brexit, tenta una nuova fase di dialogo con l’Unione Europea per semplificare le procedure di import/export agroalimentare. Il mercato del vino e degli spiriti britannico, però, resta in difficoltà a causa di ostacoli politici, economici e burocratici, con la WSTA che sollecita il governo a interventi concreti per sostenere la crescita del settore.
Regno Unito ed Europa: una storia “d’amore” infinita fatta di tira e molla continui. La Brexit sembrava aver tranciato di netto il rapporto, ma nelle ultime settimane qualcosa è cambiato. Da parte di entrambe le parti sono stati fatti diversi tentativi di provare a ricucire l’accordo arrivato nelle scorse settimane sicuramente ha introdotto dei passi avanti sostanziali nei rapporti bilaterali. Il premier britannico Keir Starmer ha annunciato il «ritorno del Regno Unito sulla scena globale» e dopo l’incontro con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stato deciso di continuare a negoziare sulle procedure di semplificazione e velocizzazione dell’import/export anche sui prodotti agroalimentari. Su questi punti, infatti, resta da vedere fino a che punto Londra accetterà il principio di «allineamento dinamico» alle regole Ue, che finora è stato considerato un tabù dai sostenitori di Brexit.
Come sta il Regno Unito nel frattempo? Lo stato di salute del mercato del vino e degli spiriti del Regno Unito non è dei più rosei: il Paese sta infatti affrontando una fase molto delicata, data da un vero e proprio “scossone sismico” dopo un decennio di reazioni a una serie di ostacoli da superare. Se ne è parlato molto alla recente London Wine Fair, l’evento più grande del Regno Unito che ha raccolto quest’anno dal 19 al 21 maggio più di 10.000 professionisti del trade. In particolare, la Wine and Spirit Trade Association, l’associazione britannica del trade del vino e degli spiriti, che rappresenta più di 300 aziende che producono, importano e vendono questi prodotti nel Regno Unito, ha sollevato una interessante questione. Tramite il proprio amministratore delegato, Miles Beale, la WSTA ha chiesto un urgente intervento da parte del Governo per favorire la crescita economica del settore.
Miles Beale ha parlato durante l’evento londinese dello stato di salute del mercato, evidenziando come dal 2016 esso stia facendo fronte ad una serie di questioni in successione come la Brexit, il Covid, la rivisitazione delle accise. A questi si aggiungono le tensioni geopolitiche globali che hanno minato la fiducia e le prospettive future nelle menti dei consumatori. “Il sistema commerciale internazionale non è rotto, ma è cambiato”, ha affermato, notando che il pendolo “sta ancora oscillando e ci vorrà del tempo per vedere dove si stabilizzerà”, ha spiegato Beale. “Se questo governo è seriamente intenzionato a far crescere l’economia, è ora che si veda un impegno concreto per la crescita economica” , ha affermato, osservando che fino ad oggi c’è stata “un’assenza di azioni con benefici misurabili”.
Beale ha affermato di essere rimasto “sbalordito” dal fatto che la riforma delle accise, ideata dal Primo Ministro Tory Rishi Sunak, fosse stata approvata dal governo laburista di Keir Starmer, che aveva “scelto di non” evitare enormi costi amministrativi e burocrazia aggiuntiva per il settore. Per raggiungere la crescita economica, l’attuale governo ha bisogno di “una migliore comprensione delle imprese”, in caso contrario, le imprese “scivoleranno verso un declino irreversibile”.
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Dopotutto, molti ignorano la lunga storia dell’importazione di vino nel Regno Unito, che risale al XII secolo: il Regno Unito rimane il secondo importatore di vino in volume dopo la Germania ed è anche il secondo importatore in valore dopo gli Stati Uniti. L’anno scorso, il Regno Unito ha importato oltre 1,25 miliardi di litri di vino, ma la maggior parte dei consumatori rimane completamente all’oscuro del “contributo significativo” del settore, che aggiunge circa 33 miliardi di sterline all’economia britannica. Questo include circa 8,9 miliardi di sterline di VAL e sostiene circa 200.000 dipendenti.
“Siamo importanti economicamente, ma siamo stati troppo modesti nel raccontare le storie di queste aziende e nel promuoverne l’importanza economica per l’economia in generale”, ha concluso Beale.
Punti chiave:
- Brexit e Covid hanno causato un “scossone sismico” al mercato del vino e spiriti nel Regno Unito, aggravato da tensioni geopolitiche e accise riviste.
- Il recente accordo tra Regno Unito e UE segna un primo passo verso la semplificazione dell’import/export agroalimentare, ma restano nodi importanti sul «allineamento dinamico» alle norme UE.
- La WSTA sottolinea l’importanza economica del settore vino e spiriti, che vale circa 33 miliardi di sterline e sostiene 200.000 posti di lavoro.
- Secondo la WSTA, il governo deve mostrare un impegno concreto per favorire la crescita economica, evitando ulteriori costi burocratici e amministrativi.
- La storia del vino nel Regno Unito è lunga e consolidata, ma manca una narrazione efficace del contributo del settore all’economia nazionale.












































