Dalla crisi del tabacco alla gloria enologica, la King Valley è oggi la culla del Prosecco australiano. Spinta dall’eredità italiana e da vitigni resilienti, la regione cresce nei consensi, sfida le restrizioni UE sull’etichettatura e attrae turismo e critica con vini identitari, sostenibili e di alta qualità.
L’Australia sta brindando sempre più spesso con bollicine di ispirazione italiana, e il Prosecco prodotto localmente sta guidando questa vivace tendenza con un sorpasso significativo. Secondo i recenti dati di Circana, il Prosecco australiano ha registrato un impressionante aumento del 15,5% in valore e del 14% in volume nel mercato interno, superando nettamente la crescita del Prosecco importato dall’Italia, che si attesta a un incremento dell’11,3% in valore e solo del 3,8% in volume. Al centro di questa rivoluzione spumeggiante c’è una regione in particolare: la King Valley, nel Victoria, considerata da enti come Wine Australia la “casa spirituale” del Prosecco australiano e responsabile di una quota significativa della produzione nazionale. Quest’angolo d’Australia, plasmato dall’eredità italiana, sta ridefinendo il panorama enologico nazionale e attirando l’attenzione della critica globale.
Ma come ha fatto questa valle, un tempo legata alla coltivazione del tabacco, a diventare un epicentro per i vini di stile italiano? La risposta affonda le radici nella passione e nella lungimiranza di famiglie di immigrati. Pionieri italiani come i Pizzini, i Corsini e i Politini, giunti negli anni ’50, portarono con sé una cultura vinicola secolare. Sebbene la vite inizialmente fosse coltivata per consumo personale, il seme era stato gettato. La successiva crisi dell’industria del tabacco, alla fine degli anni ’70, divenne il catalizzatore per una coraggiosa riconversione agricola verso la viticoltura di qualità, una transizione ben documentata anche da reportage come quello di ABC News.
Il successo di questa trasformazione è intrinsecamente legato alle caratteristiche uniche del terroir. Wine Australia descrive la King Valley come una regione benedetta da significative variazioni altimetriche, dai 150 metri fino agli oltre 800 metri s.l.m. Questa diversità, unita a notti fresche e suoli drenanti, crea, come evidenziano gli stessi produttori locali, microclimi ideali per la lenta e completa maturazione di vitigni italiani, non solo Glera (il vitigno del Prosecco), ma anche Sangiovese, Nebbiolo, Pinot Grigio, Fiano e Barbera. È questa specificità pedoclimatica che permette di ottenere vini con una spiccata acidità e complessità aromatica, distinguendoli dalla produzione più convenzionale del paese.
L’intuizione di puntare su queste varietà “alternative” si è rivelata una strategia vincente, capace di forgiare una forte identità regionale. La “Prosecco Road”, un’iniziativa promossa con entusiasmo dall’associazione Wines of the King Valley, è oggi un simbolo di questo successo e una calamita per l’enoturismo. Il ruolo di precursori come Otto Dal Zotto, che impiantò le prime barbatelle di Glera nel 1999, è stato determinante. È qui che la storia del nome ‘Prosecco’ si fa particolarmente interessante e, per certi versi, controversa.
Mentre oggi in Europa ‘Prosecco’ è una Denominazione di Origine Protetta (DOP) legata a specifiche regioni italiane e il vitigno è ufficialmente denominato Glera, l’Australia rivendica l’uso del termine ‘Prosecco’ basandosi sulla sua storica identificazione come nome del vitigno stesso, utilizzato nel paese ben prima della registrazione della DOP europea nel 2009. Questa divergenza ha generato una complessa disputa legale e commerciale a livello internazionale. Di conseguenza, sebbene i produttori della King Valley possano legalmente etichettare e vendere il loro spumante da uve Glera come ‘Prosecco’ all’interno del mercato australiano, come dimostrano i dati di Circana, essi affrontano significative restrizioni all’esportazione con tale etichetta, specialmente verso l’Unione Europea, e la questione rimane un punto nodale nelle negoziazioni commerciali.
Nonostante queste sfide sul fronte internazionale, l’impegno della regione nel promuovere i suoi vini di alta qualità continua senza sosta. Testate internazionali come Decanter hanno più volte acceso i riflettori sui vini australiani da vitigni italiani, e la King Valley emerge costantemente come una delle aree più dinamiche e qualitative in questo segmento. L’autorevole Wine Companion, punto di riferimento per il vino australiano, dedica regolarmente spazio ai produttori della King Valley, riconoscendone il contributo all’evoluzione del panorama enologico nazionale con punteggi e recensioni che ne attestano la qualità crescente.
Oltre ai riconoscimenti della critica, è l’autentica cultura “italianeggiante” a rendere la King Valley un’esperienza unica. Le cantine, molte delle quali a conduzione familiare da generazioni, offrono un’ospitalità che va ben oltre la semplice degustazione, proponendo corsi di cucina, festival che celebrano il connubio tra vino e cibo, e un forte senso di appartenenza comunitaria. Questa atmosfera vibrante e genuina è un potente attrattore.
La scelta di vitigni italiani si dimostra lungimirante anche in termini di sostenibilità. La resilienza di molte di queste varietà a condizioni climatiche più estreme è un fattore cruciale per il futuro della viticoltura nella regione, un tema al centro delle strategie di enti come Australian Grape & Wine, l’organizzazione nazionale di rappresentanza del settore, che promuove pratiche viticole adattive e sostenibili. Fred Pizzini, in una conversazione con ABC News, aveva già evidenziato come questi vitigni stessero “diventando davvero vantaggiosi dal punto di vista dell’adattamento viticolo”.
Oggi, sono le nuove generazioni a portare avanti con orgoglio e spirito innovativo questa preziosa eredità. L’entusiasmo di giovani viticoltori nel “lavorare con qualcosa che mostra la propria eredità,” come espresso da Jacques Simian, terza generazione di vignaioli, ad ABC News, assicura un futuro brillante per la King Valley. Questa continuità familiare, unita a una costante ricerca della qualità e dell’espressione più autentica del terroir, consolida la reputazione della regione.
In conclusione, la King Valley è molto più di un semplice distretto vinicolo: è la testimonianza di come visione, immigrazione e una scelta varietale distintiva possano creare un’identità enologica forte, riconosciuta e di successo. La sua ascesa, da terra del tabacco a epicentro australiano per i vini di ispirazione italiana, è una storia che continua a evolversi, con il crescente interesse di consumatori ed esperti globali per le sue autentiche e spesso sorprendenti espressioni vinicole, a partire proprio da quelle bollicine che, come dimostrano i dati di mercato, stanno conquistando sempre più il favore del pubblico australiano.
Leggi anche: Australia, Prosecco: la versione locale si impone su quella italiana
Punti chiave:
- Boom Prosecco australiano: +15,5% in valore, spinto dalla domanda interna.
- Origine italiana forte: Famiglie migranti hanno avviato la viticoltura post-crisi tabacco.
- Terroir distintivo: Altitudine e microclimi ideali per varietà italiane.
- Disputa sul nome ‘Prosecco’: Australia vs UE su etichettatura internazionale.
- Turismo ed enogastronomia: La Prosecco Road è un successo culturale e commerciale.












































