Sul blog foodandwineaesthetics.com è recentemente stato pubblicato un interessante articolo nel quale l’autore si chiede se Borgogna e Bordeaux rimarranno anche nel futuro i riferimenti assoluti del mercato del vino.

Sebbene, infatti, la produzione enologica sia divenuta qualitativamente alta in molti territori del mondo, l’odierno mercato del vino vede ancora una volta Borgogna e Bordeaux riferimenti assoluti in fatto di eccellenza. L’unione perfetta tra suolo, clima e varietà, quello che i francesi definiscono il “terroir”, racchiuso nei vini provenienti dai vigneti Grand Crus di Château e Domains di Bordeaux e Borgogna, è cresciuta in un arco temporale che abbraccia diversi secoli, divenendo oggi il tratto unico e distintivo. Nessun’altra regione al mondo produce vini come i loro. Il carattere peculiare e la solida reputazione, riconosciuta a livello internazionale come superiorità qualitativa, è ormai il termine di confronto dei nostri giudizi rispetto agli assaggi di altre regioni vinicole. Volente o nolente, i vini di tutto il mondo sono sempre inevitabilmente comparati al gusto francese di Borgogna e Bordeaux.

Ma è possibile continuare a considerali punti di riferimento nonostante diventino sempre più inaccessibili in termini di prezzo? Il problema è che per la maggior parte degli amanti del vino, compresi gli esperti altamente qualificati, lo status di questi vini come riferimento di mercato, è sempre di più “reputazionale” piuttosto che “esperienziale”. Sono infatti talmente costosi che in pochi possono permettersi di degustarli e, laddove vi riescano, succede attraverso mini degustazioni in rare occasioni. Diventa decisamente utopistico pensare di poter giudicare la qualità di un vino basandosi sulla sua reputazione piuttosto che sulla reale esperienza sensoriale. Siamo tutti convinti che assaggiare e degustare rimanga l’unico percorso necessario per esprimere qualunque tipo di giudizio o considerazione. In fondo il mondo enologico è pieno di molti grandi vini, basti pensare ai vini cult della lontana Napa Valley. Ridimensionare la posizione di Borgogna e Bordeaux potrebbe essere opportuno fintanto che i loro prezzi non diventino più ragionevoli.

Per comprendere l’allure che ruota intorno a Borgogna e Bordeaux, un confronto interessante è l’analogia con il mondo dell’arte. I migliori dipinti al mondo, si sa, sono oltremodo costosi e alcune opere d’illustri maestri non hanno addirittura prezzo. Nonostante ciò gli amanti dell’arte hanno comunque la possibilità di accedere ai dipinti originali poiché collocati in musei pubblici oppure per le accurate riproduzioni esistenti sui media. Il vino è certamente un bene più effimero rispetto all’opera d’arte, la cui vita è misurata in un arco temporale stimato in decadi. Nel vino dobbiamo accontentarci (ed essere soddisfatti) di avvicinarsi a versioni contemporanee di “vecchi capolavori”. Tra i fattori più importanti c’è la disponibilità, sempre molto limitata, di un qualsiasi vino di particolare pregio.

In ogni caso se Borgogna e Bordeaux vorranno rimanere i principali punti di riferimento, dovranno fare i conti con l’agguerrita concorrenza del sempre più vasto mondo del vino di qualità. La futura apertura del punto accoglienza di Châteaux Haut-Brion e La Mission Haut-Brion, entrambi di proprietà del principe Robert di Lussemburgo, ci fa riflettere su quanto Bordeaux sia un territorio congelato nel tempo. Considerare al giorno d’oggi rivoluzionario o innovativo un punto accoglienza visitatori, evidenzia il divario tra Bordeaux e la realtà, e quanto sia necessario un nuovo approccio nei confronti del consumatore.