Il settore vino attraversa una fase complessa nel 2025: costi alti, consumi in calo, mercati incerti. Ma dietro le difficoltà emerge una nuova consapevolezza. Le aziende riducono l’euforia, abbandonano i racconti facili e affrontano la realtà con maggiore struttura. Nessuno si è arreso: il vino continua a muovere persone che provano, sbagliano e ripartono.
Ho riflettuto molto su cosa scrivere nel mio consueto editoriale di fine anno. Come sempre. Forse più del solito.
Se mi fossi affidato a un classico bilancio del 2025, mettendo in fila le tappe di questi dodici mesi, ne sarebbe uscito un elenco poco invitante: costi che non scendono, mercati che non decollano, consumi che esitano, margini che si assottigliano, incertezze geopolitiche che non chiedono permesso prima di bussare alle porte delle cantine. Un inventario preciso, puntuale, e piuttosto indigesto.
Se poi mi fossi proiettato in avanti, provando a guardare il prossimo futuro, avrei fatto fatica a scovare segnali davvero incoraggianti. Qualche spiraglio, certo, ma più simile a una fessura sotto la porta che a una finestra spalancata. Di quelle che ti fanno pensare: “sì, passa un po’ di luce… ma l’aria resta pesante”.
E se infine mi fossi concentrato sui racconti ascoltati in questo 2025 – imprenditori del vino, manager, importatori, distributori, buyer, colleghi – avrei dovuto prendere atto che l’ottimismo non è stato l’ospite più frequente delle conversazioni. Preoccupazione sì, realismo molto, talvolta stanchezza. Entusiasmo, quello vero, decisamente meno.
Insomma, ho scritto e riscritto più volte questo editoriale. Ogni versione mi sembrava corretta, ma nessuna mi sembrava giusta. Tutte troppo serie, troppo dense, troppo simili a quello che già sappiamo.
Poi ho pensato che forse, per una volta, il punto non fosse aggiungere analisi, ma togliere un po’ di peso. Non per superficialità, il momento storico non lo consente, ma per sana sopravvivenza. Perché il mondo del vino, oggi, sta probabilmente affrontando una delle fasi più complesse della sua evoluzione economica: una tempesta fatta non di un solo fronte, ma di tante correnti che si incrociano. E nessuno, davvero nessuno, ha in tasca la mappa completa.
Il vino, che per definizione richiede tempo, pazienza e visione lunga, si trova immerso in un’epoca che corre, semplifica, riduce, polarizza. Dove tutto deve essere immediato, misurabile, replicabile. E se non lo è, rischia di sembrare superfluo. Non inutile, quello no, ma “rimandabile”. E il rimandabile, lo sappiamo, è sempre il primo a soffrire.
Eppure, tra una difficoltà e l’altra, c’è un elemento che continua a colpirmi: nessuno ha smesso davvero di provarci. Nessuno ha detto “basta” con leggerezza. C’è chi ha rallentato, chi ha cambiato rotta, chi ha ridotto le vele, chi ha riscoperto mercati dimenticati, chi ha rimesso mano a portafogli prodotto dati per scontati. Ma il vino, nel bene e nel male, continua a muovere persone che pensano, discutono, sbagliano, riprovano.
Forse il vero segnale, poco rumoroso ma reale, è proprio questo: il settore è meno euforico, ma più consapevole. Meno incline ai racconti facili, più obbligato a fare i conti con la realtà. È una fase scomoda, certo. Ma anche una fase che separa ciò che è strutturato da ciò che viveva di inerzia.
Per questo, alla fine, ho deciso che questo editoriale non doveva essere né un bollettino di guerra né una cartolina motivazionale. Piuttosto, un brindisi sobrio. Di quelli fatti senza stappare bottiglie rare, ma con un vino onesto, magari bevuto in piedi, guardandosi negli occhi e dicendo:
“Non è semplice, ma siamo ancora qui”.
E forse, di questi tempi, non è poco.
Buona fine d’anno. E che il prossimo ci sorprenda, possibilmente in positivo. Anche solo un po’.
Punti chiave
- Settore vino 2025 affronta difficoltà strutturali: costi elevati, mercati fermi, consumi in calo, margini ridotti.
- Meno euforia, più consapevolezza: le aziende abbandonano i racconti facili per confrontarsi con la realtà.
- Nessuno si arrende: il settore rallenta ma continua a cercare nuove rotte e mercati alternativi.
- Fase di selezione naturale: emerge ciò che è strutturato, scompare ciò che viveva di inerzia.
- Resilienza sobria: il vino resta un settore dove persone continuano a provarci, guardandosi negli occhi.












































