Wine Meridian spiega il senso profondo dei suoi tour enoturistici internazionali: non copiare modelli esteri, ma comprendere meccanismi economici sostenibili, anticipare criticità e imparare dagli errori altrui. Viaggi autofinanziati come investimento formativo per porre domande scomode e aiutare il settore vitivinicolo italiano a migliorare attraverso il confronto critico e consapevole.

C’è una domanda che torna ciclicamente alla redazione di Wine Meridian: “Ma perché continuate a fare tour enoturistici all’estero?”
Spesso, però, non è una vera domanda. È un’accusa mascherata, una semplificazione comoda, a volte una vera e propria malafede.

C’è chi pensa che andiamo in giro per il mondo a copiare modelli non replicabili in Italia.
Chi immagina sponsorizzazioni occulte da parte di aziende straniere. E poi c’è l’idea più triste di tutte: che lo facciamo per dire che “fuori sono più bravi” e che noi, qui, siamo incapaci di fare le cose per bene.

In tutti questi casi, il punto è sempre lo stesso: non si è capito nulla del senso profondo delle nostre missioni internazionali.

Noi non viaggiamo per idolatrare altri modelli.
Non viaggiamo per copiare.
E non viaggiamo per demolire l’enoturismo italiano.

Viaggiamo per capire.

Il primo valore dei nostri tour è conoscitivo. Andiamo nei territori dove l’enoturismo, dati alla mano, è oggi più sostenibile dal punto di vista economico rispetto all’Italia. Non perché siano “più bravi”, ma perché funziona meglio: più visitatori, più flussi, più ricavi diretti, maggiore capacità di vendere esperienze con continuità.

Questo è un fatto. Negarlo non rende l’enoturismo italiano più forte, lo rende solo più fragile.

Andiamo in questi luoghi per capire cosa c’è dietro i numeri: come vendono, cosa vendono, perché certi prezzi funzionano, quali meccanismi rendono sostenibile l’esperienza nel tempo. E anche quali sono i loro limiti.
Perché chi pensa che i nostri tour siano una sequenza di visite entusiaste non ha capito nulla: il confronto è continuo, critico, spesso scomodo.

Ed è qui che sta il valore più grande: imparare non solo da ciò che funziona, ma anche da ciò che non funziona. Capire gli errori degli altri prima di commetterli noi. Anticipare criticità che in Italia spesso fingiamo di non vedere.

Copiare non è mai stato il nostro obiettivo.
Prendere spunto, sì.
Confrontarsi, sì.
Allargare lo sguardo, sempre.

Vale la pena chiarirlo anche su un altro punto: questi tour ce li autofinanziamo. Sono parte dei nostri investimenti formativi annuali e non sono frutto di sponsorizzazioni. Sono lavoro, studio, analisi sul campo.

Chi teme questi viaggi teme una sola cosa: che le domande siano più scomode delle risposte.
Noi continuiamo a viaggiare proprio per questo: per fare domande migliori e aiutare il settore a farsele, finalmente, senza paura.

Se sei uno di quei professionisti che non temono il confronto…

Per chi è davvero interessato a migliorarsi, e non a restare fermo a difendere certezze comode, il 28 gennaio si terrà un approfondimento digital di due ore firmato Wine Meridian. È l’occasione per entrare nel merito: spunti concreti, osservazioni dal campo e strumenti utili per progettare con maggiore consapevolezza la stagione enoturistica 2026.


Punti chiave

  1. Tour autofinanziati e formativi: Wine Meridian investe in viaggi di studio senza sponsorizzazioni per analizzare modelli enoturistici internazionali sostenibili.
  2. Obiettivo conoscitivo, non emulativo: I tour servono a capire meccanismi economici efficaci e anticipare criticità, non a copiare modelli esteri.
  3. Confronto critico con l’estero: L’analisi include sia successi che limiti dei sistemi internazionali per evitare errori replicabili in Italia.
  4. Sostenibilità economica al centro: Focus su territori dove l’enoturismo genera più visitatori, flussi e ricavi diretti rispetto all’Italia.
  5. Domande scomode per crescere: I viaggi mirano a stimolare il settore italiano a porsi interrogativi strategici senza paura del confronto.