Le scorte hanno raggiunto i 61 milioni di ettolitri, con un calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Il numero che allarma
L’accumulo non è solo elevato, ma è in netta crescita. Rispetto allo stesso periodo del 2025, infatti, le giacenze sono aumentate del 5,7%, pari a tre milioni di ettolitri in più. Un dato che conferma come i livelli di scorte elevati continuino a esercitare una pressione significativa su tutta la filiera. Questo surplus si inserisce in un contesto produttivo sostanzialmente stabile, con la produzione vinicola italiana per il 2025 che ha raggiunto 44,3 milioni di ettolitri, in linea con l’anno precedente.
Il cuore del surplus: Veneto e Prosecco
Il fenomeno non è uniforme, ma mostra una forte concentrazione territoriale e per tipologia. Il Veneto si conferma l’epicentro del surplus, ospitando da solo il 25,7% di tutto il vino in giacenza sul territorio nazionale. Seguono, a distanza, Puglia (11,2%) e Toscana (10,9%). Ma è guardando alle denominazioni che emerge il dato più eclatante: la Dop Prosecco, motore economico della regione Veneto, è infatti il vino con le maggiori scorte in assoluto, con 5 milioni di ettolitri fermi in cantina. Le analisi di settore indicano che il surplus di inventario nelle cantine italiane è arrivato a 61 milioni di ettolitri, con un aumento del 6% su base annua, un segnale che sta già avendo ripercussioni sui prezzi.
La pressione sui mercati e la sfida francese
La diretta conseguenza di questo ingolfamento è una spinta aggressiva delle aziende sui mercati internazionali per smaltire le scorte. Tuttavia, questa strategia si scontra con venti contrari. Il mercato statunitense, tradizionalmente cruciale, mostra segni di cedimento: dall’estate del 2025, infatti, le esportazioni di vino italiano negli USA sono diminuite sia in volume che in ricavi. Questo calo ha contribuito a un ribasso complessivo del valore delle esportazioni italiane di quasi il 12%, portando il mercato a circa 5,5 miliardi di euro.
Mentre l’Italia lotta con l’eccesso di offerta, il principale concorrente europeo, la Francia, sta attuando una strategia opposta e di lungo periodo. Oltre a programmare di eliminare circa 100mila ettari di vigneto, il piano francese prevede di ridurre la produzione di vino di 5-6 milioni di ettolitri entro il 2035. Una mossa che punta a riequilibrare il mercato interno e a sostenere i prezzi, presentando un modello diametralmente opposto alla situazione italiana attuale.
Per i produttori italiani, quindi, non basta vendere di più all’estero in un contesto già complicato. Serve una strategia articolata che vada oltre lo smaltimento emergenziale delle scorte, puntando su una gestione più oculata della produzione e su una differenziazione del prodotto che permetta di competere con le mosse strutturali dei concorrenti e di stabilizzare finalmente un mercato domestico sotto pressione.
















































