Al Vinitaly 2026, Cantine del Notaio si distingue con cinque vini premiati e un riconoscimento trasversale dell’intera gamma. Gerardo Giuratrabocchetti racconta una filosofia fondata su rigore, continuità e identità territoriale. Dal mercato svizzero arrivano conferme concrete: l’Aglianico del Vulture, interpretato con eleganza e senza compromessi, convince critica e importatori internazionali.
Cantine del Notaio ha negli anni costruito un linguaggio riconoscibile, senza seguire strade tracciate da altri. La cantina è oggi guidata da Gerardo Giuratrabocchetti, interprete contemporaneo di una storia familiare lunga generazioni.
A Verona, nel pieno di un Vinitaly 2026 sempre più orientato alle relazioni, il segnale che arriva dalla critica è chiaro: cinque vini premiati per l’azienda del Vulture, ma soprattutto, è l’intera gamma aziendale a ricevere attenzione; un riconoscimento diffuso che, nella parole di Giuratrabocchetti dimostra “un apprezzamento orizzontale, per etichette che non nascono per stupire nel breve periodo, ma per durare”.
Le conferme arrivano dai vini simbolo della casa. La Firma e Il Sigillo, entrambi Aglianico del Vulture DOC ma espressione di due stili distinti, raccontano una ricerca che negli anni ha contribuito a ridefinire la percezione dell’Aglianico nel mondo. Dietro questi vini non c’è un gesto estemporaneo, ma un metodo accurato: attenzione estrema al momento della vendemmia, rigore nel processo fermentativo, uso calibrato di legni piccoli – i c.d “carati”. È un lavoro di cesello, che punta alla riconoscibilità prima ancora che alla potenza.
Accanto a queste etichette, la critica ha premiato L’Autentica, passito che restituisce una dimensione più intima e meditativa del vitigno; La Stipula, uno spumante metodo classico da Aglianico in purezza, millesimato 2021, pas dosé e nature, che rompe uno degli schemi più radicati del Sud Italia; fino a progetti orientati al consumo più accessibile, come Il Patto rosso, pensato per la grande distribuzione, senza rinunciare alla qualità; una gamma ampia, accomunata da una visione stilistica del prodotto sempre coerente con sè stessa.
È proprio questa varietà, tenuta insieme da una visione chiara, a spiegare il senso dei riconoscimenti. “La critica ha premiato vini con stili diversi”, sottolinea Giuratrabocchetti, “segno che l’obiettivo è stato centrato: parlare a un mercato ampio”. E ancora: “la soddisfazione non è episodica, ma legata alla continuità. Negli anni, i riconoscimenti si sono susseguiti con regolarità, contribuendo a costruire una reputazione solida. Anche quest’anno, al di là del palcoscenico di Verona, premi e segnalazioni arrivano da più fronti, rafforzando l’idea di un consenso trasversale”.
Vinitaly, in questo contesto, diventa soprattutto un luogo di verifica. “Oggi la fiera è un momento di apertura”, osserva Giuratrabocchetti. “Non più il luogo dove si firmano contratti, ma uno spazio dove si misura il polso del mercato, si intercettano tendenze, si consolidano rapporti. Un passaggio strategico, soprattutto per un’azienda come la nostra, che oggi opera principalmente sul mercato italiano, ma inizia ad avere grande attenzione anche dall’estero”.
E proprio dal mercato internazionale arriva una delle conferme più interessanti. Diego Martello, importatore svizzero e fondatore di DM Vini, racconta di aver cercato a lungo un’azienda della Basilicata capace di rappresentare davvero il territorio. L’incontro con Cantine del Notaio è stato, nelle sue parole, una scoperta: “Assaggiando i vini abbiamo riscoperto questo territorio con vini eleganti, fini, che rappresentano l’Aglianico in modo autentico”.
Nel suo racconto emerge un elemento chiave: la capacità di questi vini di uscire da una narrazione stereotipata. L’Aglianico nel Vulture trova una dimensione unica, misurata, elegante, spiega Martello, sottolineando come i clienti – una fascia abituata a vini di medio-alto livello, tra ristorazione ed enoteche – abbiano reagito con entusiasmo.
C’è anche un altro aspetto che colpisce: il valore della dimensione familiare. Per un importatore che lavora da anni con aziende italiane, la possibilità di instaurare relazioni stabili e durature è centrale. “Con Cantine del Notaio la relazione dura da circa cinque anni e ha permesso ai clienti svizzeri di scoprire una parte d’Italia rimasta sempre un po’ nascosta, ma con un grande potenziale”.
Il Vinitaly è stato quindi anche l’occasione per raccogliere una testimonianza diretta, da parte di chi i vini di Cantine del Notaio li seleziona, li racconta, li vende.
Cantine del Notaio continua a muoversi lungo una linea precisa: restare fedele al Vulture, interpretare l’Aglianico senza compromessi, ma con la libertà di esplorarne tutte le possibilità; con l’obiettivo di costruire il consenso nel tempo, e mai di inseguirlo.
Con pazienza, rigore e risultati che parlano da soli.


Punti chiave
- Cinque vini premiati a Vinitaly 2026, con un riconoscimento che coinvolge l’intera gamma aziendale di Cantine del Notaio.
- La Firma e Il Sigillo rappresentano due stili distinti dell’Aglianico del Vulture, frutto di un metodo preciso e rigoroso.
- La gamma spazia dal passito allo spumante metodo classico, fino alla GDO, mantenendo sempre coerenza stilistica e qualitativa.
- Il mercato internazionale risponde positivamente: l’importatore svizzero DM Vini distribuisce i vini con successo da circa cinque anni.
- Vinitaly non è più luogo di contratti, ma spazio strategico per misurare tendenze e consolidare relazioni commerciali durature.














































