Roberto Pellegrini rivive nelle parole di chi l’ha conosciuto personalmente: la Direttrice Generale Alessandra Albarelli e il Sindaco Alessio Zanoni raccontano un Presidente capace di unire radici e apertura internazionale, concretezza e visione, ironia e determinazione. Un ricordo che attraversa il lavoro, l’amicizia, l’impegno per Riva del Garda e i progetti per il futuro.
Ci sono persone che ricoprono un incarico e persone che, invece, finiscono per identificarsi con quel ruolo. Roberto Pellegrini, per quasi vent’anni alla guida di Riva del Garda Fierecongressi, apparteneva alla seconda categoria.
A qualche settimana dalla sua scomparsa, avvenuta l’8 agosto scorso, il modo forse più autentico per ricordarlo non è ripercorrere ancora una volta il suo eccezionale curriculum, ma lasciare parlare chi gli è stato vicino. Le testimonianze dirette di Alessandra Albarelli, Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi, e di Alessio Zanoni, Sindaco di Riva del Garda e suo amico personale, restituiscono infatti un ritratto che va oltre il presidente e il manager: quello di un uomo curioso, tenace, profondamente legato alla propria comunità e contemporaneamente proiettato verso il mondo.
“È stato il Presidente”, dice il Sindaco Zanoni. Non semplicemente una persona che occupava un incarico, ma “uno che era riconosciuto da tutti come tale”. Una credibilità costruita nel tempo, attraverso una presenza costante e una capacità di tenere insieme interessi diversi.
“Annegarsi in una pozzanghera non ha senso”
Albarelli ricorda una frase che Pellegrini aveva ereditato dalla madre: “Annegarsi in una pozzanghera non ha senso, meglio annegarsi nel mare.”
Era, spiega, la sintesi della sua idea di crescita. “L’ha tradotto sempre con delle azioni concrete”, racconta. Pellegrini era convinto che Riva del Garda Fierecongressi potesse crescere aprendosi ai mercati internazionali e che questa esperienza potesse generare ricadute positive anche sul territorio.
Ma prima dell’internazionalizzazione veniva la conoscenza: “Bisogna crescere i nostri saperi”, ripeteva. Per questo spingeva la squadra a viaggiare, incontrare colleghi stranieri, osservare altri modelli e accettare culture differenti. “Prima di aprire all’internazionalizzazione bisognava passare dalla conoscenza, dall’apprendimento, dal sapere, dall’accettazione della cultura degli altri”, sottolinea Albarelli.
Da questa impostazione nacquero anche rapporti internazionali destinati a cambiare il posizionamento del polo fieristico. Albarelli ricorda soprattutto la Cina: “Pellegrini ha aperto il primo ponte verso l’Asia”, in un momento in cui molte fiere guardavano ancora con diffidenza ai produttori cinesi.
Una scelta tutt’altro che scontata, “Avere il coraggio di aprire all’Asia ci ha permesso di vincere la competizione, ad esempio con la fiera di Düsseldorf”, racconta. Il competitor tedesco, avendo scelto di escludere la Cina, finì per perdere terreno proprio per aver rinunciato a una quota fondamentale della produzione mondiale.
“Quando guardo indietro vedo il futuro”
C’era poi un’altra frase che Pellegrini amava ripetere: “Quando guardo indietro vedo il futuro.” Albarelli ne spiega il significato con un’immagine molto concreta. Quando qualcuno gli faceva notare che un progetto sembrava troppo difficile o prematuro, lui rispondeva, in sostanza: “Fidati di me”. “Era per rinforzare il suo ruolo di visionario”, racconta. “Aveva questa capacità di pronostico”.
Quella visione non riguardava però soltanto fiere, mercati e strategie. “Era un Presidente molto presente”, racconta Albarelli. Non un rappresentante istituzionale distante, ma una persona che conosceva i collaboratori uno a uno, preferiva il “tu” al “lei” e amava organizzare momenti conviviali dopo gli eventi. “Aveva il concetto della celebrazione”, ricorda, perché voleva dare alle persone “un riscontro rispetto ai risultati che si ottenevano”.
E poi c’era l’ironia: “Aveva un’ironia pazzesca”, anche davanti ai problemi più seri riusciva a sdrammatizzare, riuscendo così a toccare anche “le corde dei collaboratori più giovani”.
Un Presidente dentro la comunità
Per il Sindaco Zanoni, il tratto distintivo di Pellegrini era il modo in cui trasformava il lavoro in una forma di impegno verso la comunità. La sua formazione politica e cooperativa aveva lasciato un’impronta precisa. “La sua logica era quella, non era la ricchezza per la ricchezza”, spiega il Sindaco. Riva del Garda Fierecongressi doveva produrre ricadute sulla città, creare valore per il territorio e per il tessuto sociale ed economico nel quale Pellegrini aveva sempre vissuto.
Anche per questo aveva voluto approfondire concretamente l’impatto economico delle attività fieristiche sull’Alto Garda, attraverso uno studio universitario. Il legame con Riva del Garda, del resto, era viscerale. Pellegrini era profondamente orgoglioso delle proprie radici all’Albola (zona storica di Riva del Garda), raccontava Zanoni, e “si appassionava alle persone, ai luoghi, alle culture”.
Per questo, secondo il Sindaco, non esisteva una contraddizione fra il piccolo mondo dell’Albola e i rapporti con Cina e India: “Il trait d’union tra il locale e il globale sta proprio in questa sua passione che aveva per le cose, per i luoghi, per le persone, per la conoscenza”.
La grinta fino all’ultimo
Quella determinazione è emersa con particolare forza negli ultimi anni. Zanoni ricorda la ricapitalizzazione di Riva del Garda Fierecongressi, operazione che Pellegrini considerava decisiva per il futuro della società e del quartiere fieristico. Nonostante la malattia lo avesse ormai fortemente debilitato, venne in Consiglio comunale e rimase per tutta la seduta.
“Io l’ho visto con i miei occhi con quanta grinta e capacità ha portato a termine un’operazione che la città si aspettava da almeno vent’anni”, racconta Zanoni. E riuscì a convincere anche parte dell’opposizione.
Ma c’è un ricordo ancora più personale. Durante la campagna elettorale che avrebbe portato Zanoni a diventare Sindaco, Pellegrini, già gravemente malato, volle contribuire all’organizzazione della campagna e inventò il titolo della serata del 21 marzo 2025: “La primavera delle idee”.
Aveva ideato l’incontro, trovato i riferimenti e lavorato perché tutto fosse pronto. Tutti pensavano che non sarebbe riuscito a partecipare, perché era sottoposto alle cure e non poteva esporsi a rischi. Poi Zanoni, mentre era sul palco davanti a circa cinquecento persone, lo vide arrivare.
“Quando sono sul palco lo vedo arrivare”, racconta commuovendosi. Alla fine della serata ci fu un abbraccio. “È stato un momento significativo, toccante per me. Mi è sempre stato vicino”.
La salvaguardia del Lago di Garda
La sua idea di futuro aveva radici ancora più lontane. Nel 1982 Pellegrini fu promotore della petizione per eliminare le imbarcazioni a motore nella parte settentrionale del Lago di Garda. Una scelta che oggi appare particolarmente lungimirante.
Zanoni la considera una delle intuizioni che hanno contribuito a preservare la vocazione dell’Alto Garda: “Non si gioca, il lago non si usa per sfruttarlo a fini ludici, inquinando”. E aggiunge: “Fare un passo indietro adesso significherebbe fare una scelta verso il baratro” per il territorio.
La stessa attenzione alla sostenibilità entrava nel lavoro di Riva del Garda Fierecongressi. Albarelli ricorda il rapporto con Carlin Petrini, Silvio Barbero e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e soprattutto una convinzione di Pellegrini: “Noi non dobbiamo basarci sulla certificazione, noi dobbiamo fare di più”.
Un futuro ancora da costruire
Anche negli ultimi mesi Pellegrini non aveva smesso di guardare avanti. Albarelli ricorda il 50° anniversario di Hospitality, celebrato lo scorso febbraio mentre il Presidente seguiva tutto da casa. “Ci ha seguito”, racconta. La serata fu trasmessa anche a lui, che la guardava insieme alla moglie, impossibilitato a essere fisicamente presente. “Una tenacia e una forza da questo punto di vista incredibile”.
E il futuro della società era già stato preparato. Il Consiglio di amministrazione aveva definito quelli che Pellegrini chiamava “gli 8 pilastri strategici di sviluppo della società”, trasformandoli in piani destinati a proseguire anche dopo di lui. “Stiamo percorrendo una strada che abbiamo condiviso con lui”, spiega Albarelli.
Zanoni, invece, racconta che persino uno degli ultimi colloqui con Pellegrini fu ancora una volta rivolto al futuro: “Bisogna fare questo, bisogna fare l’altro”, gli diceva, “come se il mondo non finisse mai”.
E proprio qui individua il sogno che ora spetta agli altri portare avanti: completare il nuovo centro fieristico e congressuale di Riva del Garda. “Questo penso sia quel sogno che va portato avanti e al quale lui teneva tanto”.
Forse è questa la chiave più autentica per ricordare Roberto Pellegrini: non soltanto ciò che ha costruito, ma la capacità di convincere gli altri che valeva la pena costruire ancora. Guardare lontano, senza perdere le proprie radici. E continuare a progettare anche quando il tempo personale si accorcia.
È probabilmente questa, più di ogni altra, l’eredità che Roberto Pellegrini lascia a Riva del Garda Fierecongressi e alla sua comunità.
Punti chiave:
- Visione internazionale: Pellegrini ha guidato l’apertura di Riva del Garda Fierecongressi verso nuovi mercati, con particolare attenzione a Cina e Asia.
- Radici e territorio: il legame con Riva del Garda e con l’Albola (zona storica della città gardesana) ha sempre accompagnato la sua idea di sviluppo.
- Leadership umana: Albarelli ricorda un Presidente presente, accessibile, ironico e capace di valorizzare personalmente i collaboratori.
- Determinazione fino agli ultimi mesi: Zanoni racconta il suo impegno per la ricapitalizzazione di Riva del Garda Fierecongressi e la sua presenza nonostante la malattia.
- Un’eredità proiettata nel futuro: gli otto pilastri strategici e il nuovo centro fieristico-congressuale rappresentano alcuni dei progetti destinati a proseguire il suo percorso.

































































