Il 7 settembre, a Verona, il Consorzio del Soave ha messo in scena una giornata a più voci: la masterclass di Robert Camuto tra Unità Geografiche Aggiuntive e degustazioni, la tavola rotonda con Veronesi, Cinelli Colombini, Mons. Fasani e Ridolfi, fino al banco d’assaggio pubblico. Un racconto della stessa denominazione con codici diversi.

C’è un momento, durante la masterclass “Il Soave, tra freschezza e longevità” tenuta da Robert Camuto lo scorso 7 settembre alla Biblioteca Capitolare di Verona, in cui un calice viene descritto come qualcosa che ricorda i sali da bagno, “per il senso di rilassatezza”. Poco dopo, dal nono vino in avanti, Camuto smette di parlare e ascolta: a guidare la degustazione restano interventi più tecnici.

È un dettaglio, ma dice qualcosa sull’intera giornata organizzata dal Consorzio di Tutela del Soave: quante versioni di sé può mettere in campo una denominazione, nello stesso pomeriggio, per pubblici diversi?

“Appuntamento Soave” ha messo in fila, nello stesso giorno, quattro registri comunicativi: un seminario formativo AIS al mattino per oltre quaranta sommelier, una masterclass nel primo pomeriggio per stampa e operatori, una tavola rotonda su temi più ampi, dazi, crisi, salutismo, e infine, dalle 18.30, il banco d’assaggio aperto al pubblico.

Il racconto di Camuto

Quando guida la degustazione, Camuto è coinvolgente. Il percorso attraversa le Unità Geografiche Aggiuntive del Soave da ovest a est, dal suolo calcareo a quello vulcanico, da annate più giovani a bottiglie con anni di evoluzione alle spalle, una dimostrazione pratica di quello che il Consorzio sintetizza nello slogan “great now, great later”. Camuto non parla di pH: parla di famiglie che coltivano la stessa terra da quattrocento anni, di produttori che chiama per nome, di territori che ha visitato di persona in undici anni vissuti a Verona.

Proprio per questo, il momento in cui il registro cambia si nota: dal racconto per nomi e ricordi si passa a un confronto più tecnico tra i relatori, sui dettagli specifici di ogni vino in degustazione.

Quindi, la stessa denominazione, nello stesso pomeriggio, si lascia raccontare in modi completamente diversi, da chi cerca l’aneddoto e il nome del produttore, e da chi cerca invece il dato, la coordinata, il dettaglio tecnico.

La tavola rotonda

Alla tavola rotonda “Soave, l’evoluzione del presente”, moderata da Luciano Ferraro, con Federico Veronesi (Signorvino), Violante Gardini Cinelli Colombini, Mons. Bruno Fasani e Cristian Ridolfi, il registro cambia ancora. Tra i passaggi che restano, però, ce ne sono almeno due che meritano di uscire dalla sala.

Il primo è di Veronesi, che individua nella fascia tra i 20 e i 40 euro, territorio ancora poco presidiato dai bianchi italiani, l’opportunità concreta su cui il Soave può giocarsi una parte della propria crescita, mentre all’estero, nota, c’è già chi crede nei bianchi italiani più di quanto non si creda in Italia.

Il secondo è di Ridolfi, che racconta le UGA non come etichetta ma come architettura in evoluzione: il lavoro del Consorzio guarda oggi a un possibile riconoscimento delle colline come “Soave Superiore DOCG”, un passaggio che distinguerebbe strutturalmente i vini di collina dal Soave generico. Non è comunicazione, è un cambiamento di impianto normativo in corso e, infatti, Ridolfi lo definisce esplicitamente uno strumento, non una categoria da vendere.

Il vero test: parlare a tutti senza smettere di dire qualcosa

Il banco d’assaggio serale, con una quarantina di aziende e un pubblico che non ha seguito né il seminario AIS né la tavola rotonda e che il Soave lo scoprirà solo attraverso il bicchiere, rappresenta il pubblico più esigente di tutti, perché non ha il tempo né lo spazio per spiegarsi: deve funzionare da solo.

“Great now, great later” resta uno slogan efficace per descrivere un vino capace di essere godibile giovane e sorprendente da evoluto. Ma guardando alla giornata nel suo complesso, quello slogan diventa anche una sfida che riguarda il modo in cui la denominazione comunica se stessa: essere immediatamente comprensibile per chi sa poco, e insieme credibile per chi sa già molto, senza scivolare, nel mezzo, nel linguaggio che sembra tecnico ma non dice più niente a nessuno.


Punti chiave

  1. Il 7 settembre, il Consorzio del Soave ha organizzato a Verona una giornata su più registri comunicativi diversi.
  2. La masterclass di Camuto ha attraversato le Unità Geografiche Aggiuntive del Soave, da suoli calcarei a vulcanici.
  3. Federico Veronesi ha indicato nella fascia 20-40 euro un’opportunità ancora poco presidiata per i bianchi italiani.
  4. Cristian Ridolfi ha raccontato il possibile passaggio delle colline a Soave Superiore DOCG come strumento, non etichetta.