Generazione Next rinnova la propria guida con Antonino Oddo alla presidenza e rilancia il progetto dedicato ai giovani produttori siciliani. Al centro del nuovo corso ci sono il ricambio generazionale, il dialogo con le università, un linguaggio del vino più semplice e contemporaneo e una maggiore capacità di fare squadra per affrontare le trasformazioni del mercato.
C’è un gruppo di giovani e volenterosi under 40 in Sicilia che ha fatto della condivisione e del lavoro di squadra un motore di grande innovazione del già fertile terreno vitivinicolo siciliano. Una collaborazione che non è competizione, ma voglia di costruire un nuovo linguaggio, una nuovo approccio verso i consumatori.
Dopo la felice precedente presidenza di Gabriella Favara (oggi presidente di Assovini Sicilia, che avevamo intervistato qui), oggi Generazione Next rinnova il suo CdA nel segno della continuità e della condivisione dei valori che hanno portato alla sua formazione.
Antonino Oddo, responsabile marketing e commerciale di Giovinco, è stato eletto presidente del consiglio direttivo del gruppo di produttori under 40, nato all’interno di Assovini Sicilia e che ad oggi conta ventisette iscritti, affiancato dal vicepresidente Paolo Occhipinti (COS). Con Antonino abbiamo chiacchierato del futuro di Generazione Next e degli obiettivi che il nuovo direttivo si è posto.
Come hai accolto la nomina alla guida di Generazione Next?
L’ho accolta con grande felicità e senso di responsabilità. Io sono entrato in questo gruppo successivamente alla sua nascita, ma fin da subito sono sempre stato propositivo, presente agli incontri e ho sempre creduto tantissimo in questa associazione, che secondo me sta facendo la differenza in ambito non solo locale, ma anche fuori dalla regione Sicilia. Avendo frequentato tutte le riunioni, partecipato ai progetti passati e discusso già un po’ quello che poteva essere il futuro di Generazione Next, mi sento di poter dare seguito al meglio a quello che è già stato fatto e guardare ai progetti futuri, insieme alle altre persone elette con me: oltre a me e al vicepresidente Paolo Occhipinti (COS) la nuova squadra di Generazione Next è composta dai consiglieri Serena Costanzo (Palmento Costanzo), Angelica Lombardo (Tenute Lombardo), Gabriele Bonetta (Baglio del Cristo di Campobello) e Gianluca Laudicina (Baglio Oro).
Quali obiettivi vi siete dati per il futuro di Generazione Next?
Sicuramente tra i primi obiettivi, cercare nuova linfa e nuovi associati. Ci sono tante cantine all’interno di Assovini Sicilia che hanno giovani che ancora non sono presenti in Generazione Next e ci sono tante altre cantine che potrebbero entrare in Assovini e, di conseguenza, poi avere un membro all’interno di Generazione Next. La ricerca e la selezione di nuovi membri è una nostra priorità, per rappresentare al meglio il territorio e anche altre realtà che al momento non ci sono.
Abbiamo inoltre in mente la creazione di un evento totalmente Generazione Next che possa essere molto riconoscibile e ripetibile di anno in anno, un appuntamento ricorrente al quale stiamo già lavorando.
Pensate di rivolgervi ai più giovani?
Certamente. Un’altra iniziativa molto importante che abbiamo discusso e che stiamo mettendo in atto è una collaborazione più stretta e diretta con le università. Vorremmo creare un dialogo per far capire a chi frequenta oggi l’università che il vino è un settore in forte evoluzione, che può dare lavoro e permettere ai giovani di non allontanarsi, di rimanere in Sicilia. E non soltanto nell’ambito tecnico di viticoltura ed enologia, ma anche in tutti gli altri ambiti: l’ospitalità, la comunicazione, l’aspetto legale, quello commerciale. C’è un sistema attorno alle cantine che va valorizzato e che probabilmente va anche spiegato alle nuove generazioni.
Tu hai studiato e fatto esperienze fuori dalla Sicilia, per poi rientrare. In che modo la tua esperienza dimostra che è possibile costruire un percorso professionale anche nella propria regione?
Io sono un esempio vivente di chi è andato via per poi tornare. Ho fatto l’università ed il master a Milano, poi ho fatto delle esperienze all’estero sia durante gli studi che dopo e poi ho lavorato in un grande gruppo di cantine, dove ho fatto esperienza prima di tornare a casa.
Generazione Next parla di futuro, ma il futuro passa anche dal ricambio generazionale nelle aziende. Come stai vivendo personalmente questo passaggio?
Posso sicuramente parlare della mia esperienza. Il mio è stato un ingresso abbastanza naturale e graduale. Credo che funzioni non forzare nulla e capire all’interno della famiglia se c’è l’interesse, se ci sono la voglia e le competenze per proseguire. Quindi la prima cosa importante è essere consapevoli e sinceri con se stessi e capire se c’è la possibilità che il cambio generazionale ci sia e funzioni.
Io sono entrato in azienda portando competenze nuove, perché mentre dal lato produttivo e amministrativo mio padre e mio zio hanno fatto questo lavoro da sempre, nella parte più comunicativa e commerciale sono stato io a portare quello che mancava.
Hai trovato resistenze nel portare nuovi approcci soprattutto nel commerciale e nel marketing?
Io devo dire che sono stato fortunato perché mi è stata data abbastanza autonomia da questo punto di vista. Ovviamente collaboriamo, siamo sempre in contatto soprattutto con mio zio, che è l’enologo della cantina, insieme a mia cugina, che è più giovane di me e quindi anche lei è una Generazione Next. A livello di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, nuove etichette e magari cambiamenti di un vino rispetto all’anno precedente, c’è totale collaborazione. A livello commerciale invece, ho sempre avuto grande autonomia, forse anche dovuto al fatto che, essendo un’azienda piccola e in crescita, siamo in pochi a prendere delle decisioni. Mi rendo conto però che in altri ambienti, magari più strutturati e grandi, può non essere così semplice.
Dal tuo punto di vista di giovane professionista che si occupa di commerciale e marketing, come si può affrontare questo momento delicato per il vino, soprattutto sui mercati internazionali?
Sappiamo che consumi di vino stanno diminuendo e credo che sia quasi impossibile, o almeno nel breve periodo, pensare di tornare ai volumi venduti in passato. Quello che invece dovremmo fare oggi è sopperire a questa riduzione di volumi con un aumento della qualità, un aumento anche del percepito, in modo tale da riuscire ad aumentare i prezzi medi delle bottiglie.
In che modo si può aumentare questo valore percepito?
Quello per cui Generazione Next nasce è sicuramente cambiare il linguaggio. Quindi parlare di vino in un modo più semplice, contemporaneo, meno autoreferenziale e aprirsi un po’ di più a tutti, alle persone comuni. Non bisogna vendere il vino o vendere solo una bottiglia, ma cercare di creare nuove occasioni di consumo: eventi, contaminazioni con la musica, con il cibo, con l’arte, con il territorio.
Poi bisogna cercare di coinvolgere di più i giovani, non solo come consumatori del vino, ma proprio come protagonisti del settore, cercando di dare nuove idee e nuove competenze.
Hai parlato di un nuovo linguaggio. Perché secondo te il vino ha bisogno di cambiare il modo in cui viene raccontato?
Io credo che il vino abbia bisogno di un linguaggio nuovo perché per molti anni è stato raccontato, soprattutto dagli addetti ai lavori, con tecnicismi e codici che hanno creato un po’ di distanza sia dai giovani, ma anche dagli adulti che non sono esperti di vino. Quindi bisogna riuscire a parlare anche con chi di vino ne sa poco, ovviamente senza banalizzarlo. Raccontare di più le persone, i territori, le esperienze legate a una bottiglia o al momento in cui si condivide. Semplificare il linguaggio senza però impoverire il vino e banalizzarlo, ma cercando di allargare la platea.
Parlando invece dell’associazione, emerge spesso il tema della squadra…
È molto bello. Siamo anche amici, ci incontriamo spesso nelle nostre cantine, in posti diversi, cerchiamo di fare sempre più squadra, di vederci di persona e di fare anche attività che ci uniscono.
Uno dei motivi per cui ho preso la decisione di associarmi è proprio perché ho visto la potenza di quello che si stava facendo. Quando vado nelle fiere o mi incontro con colleghi di altre regioni, tutti fanno i complimenti e dicono che quello che stiamo facendo è una cosa veramente bella e non così scontata. Mentre per noi è così naturale.
Quindi il futuro della Sicilia del vino passa anche dalla capacità di fare squadra, più che dalla competizione tra aziende?
Assolutamente sì. È chiaro che ognuno all’interno della propria azienda deve svolgere il proprio lavoro, pensare al fatturato, ma diciamo che l’idea è quella che, facendo squadra e comunicando bene, tutti noi possiamo trarne beneficio.
Punti chiave:
- Antonino Oddo è il nuovo presidente di Generazione Next, affiancato da Paolo Occhipinti alla vicepresidenza e da quattro consiglieri.
- Il gruppo punta ad allargare la partecipazione, coinvolgendo nuovi giovani produttori delle aziende associate ad Assovini Sicilia.
- Università e giovani sono una priorità, per raccontare il vino come settore capace di offrire opportunità professionali anche fuori da viticoltura ed enologia.
- Il vino deve cambiare linguaggio, diventando più semplice, contemporaneo e accessibile senza perdere profondità.
- Fare squadra diventa una strategia, attraverso eventi, contaminazioni e collaborazione tra aziende per affrontare la riduzione dei consumi e aumentare il valore percepito.



































































