Dopo un periodo di assenza dalla mia amata Cina, sono rientrato da Vinitaly Hong Kong con alcune riflessioni su quanto visto sia in fiera che fuori; molti sono i pensieri che si sono succeduti e vorrei condividere con voi.
Se un produttore di vino decide di affrontare il mercato asiatico, deve farlo in maniera credibile ed investire in maniera adeguata e nel medio /lungo periodo. Dotarsi di strumenti consoni (personale con competenze linguistiche, logistica, promozione) ed essere soprattutto visibile in loco. Se da solo non ce la fa, può aggregarsi e cercare altri che come lui vogliono farlo, magari appoggiandosi ai vari facilitatori competenti che operano. Altrimenti è meglio evitare, le fallanze possono essere molto dolorose.
Imparo ogni giorno cose nuove, ma una cosa in Cina l’ho imparata tanti anni fa: nessuna certezza e nessuna verità assoluta dura più dello spazio di un mattino. Gusti, proposte, tendenze sono cangianti e spesso imperscrutabili. Proponiamo i nostri prodotti in maniera credibile ed onesta, come sappiamo fare, senza preoccuparci se il trend predilige questa o quella tipologia. È meglio creare la tendenza che seguirla, ed Hong Kong è certamente il posto giusto per questo.
Operare in Asia significa essere alla frontiera di tutto ciò che è innovativo ed internazionale del mondo del vino; cogliamo qualche messaggio qui anche per anticipare ciò che sarà da noi tra qualche tempo. La competizione nel vino è globale per definizione, ma qui è più globale che da altre parti.
Manca ancora ad oggi un progetto compiuto e credibile che accosti in maniera convincente l’Italia ed il prodotto vino in Cina ed in Asia, per tante ragioni che sono state più volte analizzate (piccole dimensioni d’impresa, mancanza di sistema, individualismo, scarsa propensione internazionale, provincialismo, ecc.). Qui dobbiamo assolutamente fare meglio. Avere tanti “Ronaldo” del vino (perché gli italiani sono dei fuoriclasse del vino), non fa squadra, anzi. Inoltre, il consumatore medio cinese non ha ancora compreso che il binomio vino/Italia è imprescindibile soprattutto per una ragione culturale e per lo stile di vita mediterraneo; quando lo farà, avremo fatto bingo.
Un plauso sempre e comunque a chi era presente, a chi ha organizzato la presenza ed a chi ha creato attenzione e competenza attorno al mondo del vino italiano (consentitemi una citazione al progetto Vinitaly International Academy che sta facendo un gran bel lavoro nel mondo ed alle 2 cantine trentine presenti, soci del mio Consorzio Vini, che ho visto con grande piacere ed orgoglio).
Un mercato che dà segnali di maturità, magari con qualche segno meno e l’abbandono di alcuni players, offre comunque grandi opportunità di posizionamento per chi le sa cogliere. Hong Kong e la Cina restano e resteranno mercati a grande potenzialità economica e di crescita. E del resto, basta guardare dove le statistiche ci dicono che crescerà il consumo di vino nei prossimi anni: l’Asia è al numero uno.












































