Il ruolo delle donne all’interno del mondo del vino sta crescendo sempre di più, un passo importante per tutte le produttrici, motivo di orgoglio e soddisfazione, ma anche valore aggiunto all’industria del vino.
Elisabetta Cichellero Fracca, orgogliosa titolare della giovane azienda agricola Vigna Belvedere e produttrice del suggestivo prosecco Najma, ci ha parlato di produttrici, dei benefici di una direzione al femminile, di ciò che solo un’essenza femminile può dare alla fragranza del mondo vitivinicolo di oggi. Elisabetta, oltre che membro dell’Associazione Le Donne del Vino, fa parte di un’altra rete di imprenditrici dal nome Aidda, una rete internazionale che raduna, non solamente produttrici di vino, ma donne con le redini delle proprie aziende ben salde in mano, organizzando eventi ed incontri di continua formazione ed aggiornamento.

Quali sono le maggiori difficoltà per un’imprenditrice o per una produttrice in questo settore?
Ad oggi sono stati fatti passi molto grandi e ci sono donne riconosciutissime in tutta l’industria vitivinicola, anche grazie alle iniziative promosse dall’Associazione Le Donne Del Vino, ma il lavoro da fare è ancora tanto e ce ne sarà sempre di più. Io sono entrata nel mondo dell’agricoltura nel 2000, venivo da tutt’altro settore, ma ho recuperato un’antica passione di mio padre e ho deciso di rimboccarmi le maniche. Certo è sempre stato un settore molto maschile, e lo è ancora, dove lo spazio per le donne si sta creando man mano. Negli anni in cui ho iniziato prendere in mano l’azienda non è stato semplice, c’erano forti preclusioni al ruolo di una donna a comando di un’azienda.

Quali sono i benefici di una direzione al femminile?
Ce ne sono molti, hanno più che altro a che fare con l’approccio di una donna nella risoluzione dei problemi, o nell’affrontare delle cose nuove. Cercherò di non generalizzare, ma spesso una donna ha grande sensibilità, e sulla sensibilità riesce a costruire anche delle conoscenze. Poi ha molta libertà di invenzione, creatività e ha una forte capacità di aver e a che fare con gli altri, è portata per un ruolo che, peraltro, è sempre stato suo, un ruolo di ascolto delle difficoltà degli altri. Questo aiuta tantissimo in un settore come l’agricoltura. Nel mondo del vino le donne a mio parere riescono ad avere e dare una loro visione, mettendosi in gioco.

Che obiettivi cerca di seguire nell’approccio pratico al lavoro?
Io sono molto pragmatica, con i piedi per terra, cerco di porre obiettivi raggiungibili e condividerli con le persone che lavorano con me. Non riesco molto a impormi, cerco la collaborazione e di far capire dove voglio arrivare. Il mio obiettivo è rendere sempre di più l’azienda viva, autosufficiente, in crescita, cimentandomi con nuove tecnologie ed ampliando il mercato.
Voglio far crescere l’azienda, ma non dimentico il vigneto, per me è un quarto figlio. Il prodotto finale? Quello è il quinto!

Se tornasse indietro, rifarebbe tutti i passi che ha fatto per arrivare dove si trova ora?
Tornassi indietro rifarei tutto, certamente. Dedicarmi al vigneto, vederlo crescere, vederlo creare un prodotto che viene apprezzato e riconosciuto è un processo che, ad essere onesti, crea anche un po’ di dipendenza.