Il vino italiano visto con gli occhi di chi, con il tempo, se ne è innamorato follemente. Questa è una fra le prospettive che abbiamo voluto ricercare nel nostro viaggio ad Hong Kong, porta d’ingresso dei mercati asiatici, in particolare della Cina, e grande centro di consumo per il vino italiano. Siamo andati in cerca del parere e dei consigli di chi ha scelto di rivolgersi al vino italiano e di intraprendere una conoscenza approfondita delle nostre tipicità gastronomiche ed enologiche, delle nostre regioni, dei nostri terroir.

Vinitaly International Academy, e abbiamo chiesto loro di raccontarci il proprio percorso di conoscenza del vino italiano, ed alcuni loro suggerimenti. A volte, si sa, guardando dall’esterno, si scorgono dettagli invisibili all’interno.

“HKIWSF è stata una bella occasione per intraprendere un vero e proprio viaggio fra lo stile di vino italiano, dove ho avuto modo di scoprire vitigni e uve inaspettate, o regioni che difficilmente riesco a conoscere in altre fiere internazionali, anche europee” ha affermato ai nostri microfoni Artem Lebedev, Italian Wine Ambassador per il Kazakhstan.

“Le condizioni di partenza non erano delle migliori, vista la situazione che la città di Hong Kong sta vivendo attualmente” ha sottolineato Stevie Kim, direttrice del team Vinitaly International “nonostante le aspettative piuttosto basse però, i produttori presenti sono stati molto felici di trovare dei buoni contatti, soprattutto di persone già in possesso di una buona conoscenza del vino e della cultura italiana. Quest’anno inoltre Vinitaly International Academy ha nominato 14 nuovi Italian Wine Ambassador, e noi confidiamo di poter continuare a supportare le aziende italiane nei loro contatti con l’estero, diffondendo la conoscenza dello stile italiano”.

A detta di tutti, è stata rilevata una crescita notevole nella preparazione sia degli operatori che, in generale, dei consumatori asiatici, soprattutto cinesi, in merito alle regioni vitivinicole e, sorprendentemente, anche a diversi vitigni autoctoni. Ce lo ha confermato anche Sarah Heller MW, esperta del mercato di Hong Kong, che ha dichiarato: “ho lavorato per dieci anni nel mercato di Hong Kong e quando inizialmente proponevo il vino italiano mi rispondevano quasi sempre “no, no, troppo complicato”, ma, a parer mio, è proprio la complessità che lo rende tanto straordinario; ora invece, vedo molte più persone scegliere di rivolgersi al vino italiano, anche collezionisti, che si interessano soprattutto dei Supertuscans, o al Barolo e al Barbaresco, o al classico Amarone. Ho avuto modo di constatare anche la presenza di una generazione giovane molto interessata ai vitigni autoctoni.”

È quindi evidente che la notorietà del vino italiano sia cresciuta e non si fermerà proprio ora, viene pertanto da chiedersi, quali sono le strategie migliori per promuovere la propria azienda ad Hong Kong? Due parole chiave: onestà e prestigio.

Thibaut Mathieu, Managing Director di Corney & Barrow ci ha dato il suo consiglio: “Hong Kong è un mercato molto dinamico, con conoscitori curiosi dove c’è molto entusiasmo per tutte le tipologie di vino. Per avere successo qui però bisogna essere del tutto onesti, dichiarando espressamente le proprie vittorie ed i propri limiti, da dove si viene, dove si esporta principalmente. Solo così è possibile trovare il giusto importatore e la giusta clientela”.

“In Asia vige un concetto che per noi, in Occidente, spesso è poco comprensibile. In questo periodo storico, specialmente per il popolo cinese, ciò che conta più di tutto è, all’apparenza, il capitale sociale. Presentarsi ad una persona con un vino importante e di prestigio, è già una dichiarazione del tipo di relazione che si vuole stabilire con questa persona, un rapporto solido e duraturo. Al contrario, presentarsi con un vino di poco valore equivale a dichiarare il proprio interesse nello stabilire una relazione superficiale di cui poco ci importa. Questo è un concetto da tenere bene a mente, perché in Cina, ad Hong Kong, sui mercati asiatici in genere, occorre avere prestigio, non solo nel mercato d’interesse, ma anche, e soprattutto, nel proprio Paese d’origine” ha affermato anche J.C. Viens, esperto conoscitore dei prodotti italiani, innamorato della nostra terra ed ideatore del progetto Grande Passione, che promuove le eccellenze italiane nei mercati esteri.

Torniamo a casa con qualche consapevolezza in più, ma anche con l’entusiasmo di affrontare una sfida ancora più importante: mantenere alto il valore dell’Italia del vino, senza arrendersi di fronte a chi ancora teme la nostra conoscenza, bensì invogliando i curiosi ad approfondire, poiché non se ne pentiranno.