Una risposta ce la dà Nomisma Agroalimentare, che ha individuato per i principali Paesi Ue i settori che potrebbero essere maggiormente colpiti da questa nuova imposizione tariffaria, attraverso la ricostruzione dei valori di import al 2018 di tutti i 113 prodotti agroalimentari elencati nella lista emanata dall’amministrazione americana (USTR) suddivisi tra Paesi interessati. L’applicazione dei dazi viene infatti determinata sia per tipo di prodotto che per Paese importatore e dunque cambia di caso in caso.
Innanzitutto va detto che per quanto riguarda il vino italiano per ora la situazione all’orizzonte non sembra essere così nera. Infatti sul totale di import agroalimentare negli USA di origine italiana che nel 2018 è stato di 5,48 miliardi di dollari, l’ammontare che viene interessato dai nuovi dazi è di circa 482 milioni di dollari, vale a dire il 9%. E questo 9% tocca marginalmente il vino italiano. “La gran parte di tale montante (quasi il 50%) riguarda i formaggi ” in particolare Dop, come Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano. Vino, olio d’oliva e pasta non sono stati inseriti nella “black list” mentre il secondo prodotto più colpito sono i liquori, per i quali il dazio del 25% andrebbe ad interessare un valore di quasi 167 milioni di dollari” evidenzia Denis Pantini, Direttore dell’Area Agroalimentare di Nomisma.
Vediamo invece la proiezione degli altri Paesi tra i 5 top exporter negli USA.
Non sono così rosee le prospettive per il vino francese. “Nel caso della Francia, il dazio andrebbe a colpire principalmente il settore dei vini fermi su un valore di 1,3 miliardi di dollari (vale a dire il 20% dell’import agroalimentare di origine francese). In questo caso, Trump ha risparmiato sia lo Champagne che i formaggi transalpini mentre ha “bastonato”, al di fuori dell’agroalimentare, le esportazioni dei grandi aerei commerciali (10% di dazio su 3,5 miliardi di dollari di import), “casus belli” della disputa in corso tra le due sponde dell’Atlantico” spiega Pantini.
Per la Spagna, il valore dei propri prodotti inseriti nella lista incide per ben il 35% sul totale delle importazioni agroalimentari spagnole negli USA, con olio d’oliva e vino più penalizzati.
In merito al Regno Unito, la quasi totalità dei propri prodotti esportati negli Usa soggetti a nuovi dazi attiene agli spirits e, in particolare al whisky anche se nella lista viene specificato che l’import di questo prodotto sarà “tassato” solo in quota parte e non su tutto l’ammontare. Va comunque segnalato che, nel 2018, l’import americano di Scotch Whisky è stato di ben 1,6 miliardi di dollari che, unito agli altri prodotti di origine britannica inseriti nella lista, conducono ad una potenziale incidenza delle esportazioni soggette a nuovi dazi di oltre il 60% sul totale degli scambi agroalimentari.
Infine la Germania. Per questo paese, il valore dell’import soggetto a dazio è il più basso dei cinque top exporter considerati, vale a dire 424 milioni di dollari, il 19% del totale degli scambi agroalimentari verso gli Usa. Anche in questo caso, gli spirits rappresentano i prodotti più colpiti.












































