Le testate nazionali l’hanno definita in svariati modi, per noi il termine “stretta creditizia”, o “credit crush” all’inglese, rende proprio l’idea di quello che nel 2009 accadde all’economia europea: un grosso colpo alla cintura, che strizzò la vita delle banche UE. Un vero e proprio sconvolgimento che, oltre ad occupare i titoli di giornale per mesi ed anni, ha innescato un cambiamento nelle abitudini di consumo degli europei, fra le quali rientrano anche le abitudini di consumo del vino.
Ad aprirci gli occhi, la mente e le possibilità di trarne qualcosa di buono, IWSR, che in un articolo di recente pubblicazione ci illustra statisticamente come sono cambiati i meccanismi di orientamento e acquisto al vino, in seguito a questi dieci/dodici anni che ci separano dalla crisi.
Le abitudini “pre crash” di molti consumatori sono cambiate per non ritornare più, ed in loro sostituzione ne sono subentrate delle altre. Certo, non è tutto di loro inventiva: a contribuire ad un’evoluzione di rituali e tendenze, la promozione di campagne pubblicitarie differenti, incentrate maggiormente sul consumo responsabile di vino, a discapito (ma in questo caso per fortuna) degli acquisti massivi dello stesso.
I dati IWSR mostrano che il consumo di alcol nell’Unione Europea è rimasto al di sotto dei livelli pre-crisi. Tra il 1998 e il 2007, il volume degli alcolici è aumentato del 4,2%, mentre nei dieci anni dal 2009 al 2019 è diminuito ad un consumo di quasi l’1%.
Nell’era post crisi inoltre, molti Paesi hanno usufruito delle tasse sulle bevande alcoliche come mezzo per riequilibrare i libri contabili, e questo ha, inevitabilmente, spinto la domanda verso il basso. Inoltre, la riduzione complessiva dello spazio nei portafogli dei consumatori ha comportato la riduzione dei cosiddetti lussi, come il vino, la birra e gli alcolici in genere, trascinando verso il basso la popolarità di pub, bar e ristoranti.
I numeri IWSR mostrano poi che il prezzo medio dei vini e degli alcolici nell’UE è aumentato notevolmente negli ultimi dieci anni. Il prezzo medio di una bottiglia di vino è aumentato del 16,5% e un litro di superalcolici è aumentato del + 27%. Questi forti aumenti dei prezzi sono un fattore chiave se si pensa al calo del consumo di vini e alcolici riscontrato, pari a oltre il 6% dal 2009.
Le tasse basate sulla forza dell’ABV (alcohol by volume) continueranno a colpire i vini e gli alcolici più duramente della birra e, di conseguenza, i prezzi medi della birra negli anni sono sempre stati meno pronunciati, e continueranno su questa linea. Ciò ha incoraggiato, e probabilmente proseguirà in questo intento, un passaggio alla preferenza della birra rispetto al vino e agli altri alcolici in tutta l’Unione Europea. Mentre i primi sono diminuiti, il consumo di birra è infatti aumentato di poco più dell’1% dal 2009.
L’aumento delle tasse ha quindi probabilmente contribuito all’aumento medio dei prezzi di vino e altri alcolici, ma ciò che è certo è che ha prodotto anche un cambiamento nelle abitudini di consumo dei prodotti di fascia alta: i vini premium e super premium erano in calo nell’UE prima della crisi fiscale, ma nei dieci anni successivi hanno goduto di una crescita a doppia cifra. Ai distillati super premium è andata ancora meglio: già prima della crisi stavano procedendo bene, ma dopo, i tassi di crescita si sono più che raddoppiati.
Quando l’economia ha iniziato a riprendersi nell’Unione Europea e le tasche degli appassionati si sono rilassate maggiormente, molti consumatori hanno scelto di non tornare ai livelli di consumo precedenti, ma di fare un upgrade a prodotti di migliore qualità, piuttosto che acquistare in quantità maggiori.
Nessun mercato è uguale, ci preme sottolinearlo, e ci sono diverse dinamiche in gioco in ciascun Paese europeo, ma le tendenze generali indicano un cambiamento negli atteggiamenti dei consumatori nei confronti dell’alcol a seguito della crisi, e non si può negare. Dal 2015 in poi abbiamo assistito ad un modesto, ma sostenuto, ritorno alla crescita dei volumi per il settore delle bevande alcoliche, ma nonostante questo, le proiezioni IWSR suggeriscono che solo dal 2021 in poi il consumo di alcol nell’UE tornerà al livello del 2009, e ci vorrà del tempo prima che il mercato raggiunga nuovamente il picco del 2007.












































