Siamo alla ricerca continua di italiani nel mondo che raccontino storie di vino e così ci siamo imbattuti in una recente notizia che riguardava Matteo Furlan, Head sommelier del ristorante stellato del Ritz di Londra, un giovane italiano che è andato a cercare fortuna all’estero, come hanno fatto tanti, e che la fortuna l’ha trovata proprio nella città inglese, dove è stato recentemente nominato miglior sommelier del Regno Unito 2019. Lui la passione per la ristorazione e il vino l’ha ereditata, o ce l’ha nel sangue, come ci ha rivelato. “La mia carriera è iniziata scorrazzando sin da piccolo nel ristorante di famiglia, a Concordia Sagittaria. La passione per il vino e la buona cucina me la sono ritrovata nel sangue”. Dopo esperienze in hotel a 5 stelle a Venezia, la scelta di fare il sommelier arrivata un po’ per caso. “Ho iniziato i corsi da sommelier per migliorare la mia conoscenza sul mondo del vino e mi sono reso conto di quanto fosse piacevole ed interessante quel mondo poi ho deciso, su consiglio di un ex collega, di trasferirmi a Londra”.
Come è approdato al Ritz?
Dopo tre anni di duro lavoro e sacrifici e con varie esperienze come bagaglio e dopo aver lavorato per alcuni stellati con cucina asiatica, contattai il Wine and Beverage Manager, Giovanni Ferlito, che ricercava personale per il periodo invernale. Dopo una serie di colloqui molto duri ottenni il lavoro come Deputy Head Sommelier. Ora dopo due anni e mezzo sono stato recentemente promosso ad Head sommelier e sono responsabile delle operazioni quotidiane del ristorante con una stella, supportato da un fantastico team di sei sommelier.
Come è composta la lista vini?
Al momento la nostra lista conta 1100 referenze con collezioni storiche e nomi famosi e piccoli produttori da regioni come Giappone, Uruguay, Cina, Turchia. La lista ha un’impronta classica, con attenzione per Champagne, Borgogna e Bordeaux. L’Italia è molto ben rappresentata con circa 150 referenze, tra cui una collezione di Barolo Borgogno dal 1947, varie verticali tra cui Ornellaia, Masseto e Sassicaia con alcune bottiglie del famosissimo 1985.
Come seleziona i vini da inserire in carta e con che criteri?
Il vino è selezionato dal nostro team con un criterio molto democratico. Tutti i sommelier sono invitati ad esplorare zone vinicole e frequentare degustazioni per portare nuove idee. I vini vengono poi degustati alla cieca dal team e si decide se il vino può essere aggiunto alla lista.
I criteri sono vari: abbiamo una grande attenzione alla sostenibilità e preferiamo cantine e produttori che hanno una loro storia da raccontare tramite il vino che producono.
Qual è l’esperienza del cliente al tavolo del vostro ristorante?
Che conoscenza del vino italiano hanno i consumatori inglesi?
La conoscenza del vino italiano del cliente in Inghilterra si basa generalmente sulle regioni più famose e conosciute: Barolo, Toscana, Valpolicella. Per cercare di dare una più ampia visibilità al nostro Paese offriamo al calice stili meno convenzionali. Al momento proponiamo un Etna Rosso, un Timorasso Derthona, un Carema. In questo modo possiamo instaurare un dialogo con il cliente e possiamo raccontare di regioni meno conosciute aprendo i loro orizzonti.
Che consiglio darebbe alle aziende vinicole italiane per approdare nella carta vini di un ristorante di lusso come quello del Ritz?
Il consiglio che do è quello di concentrarsi sulla qualità e sul territorio. Valorizzare le proprie radici e cercare di condividere quella che è la bellezza del nostro Paese con il mondo. Vini autoctoni ed uvaggi locali sono difficili da vendere ma hanno molto più successo con i clienti poiché offrono un’espressione unica. Molte volte i clienti ricordano vini che hanno provato in vacanza in Italia e ci mostrano foto per poter bere lo stesso stile di vino.
Quali sono i limiti del vino italiano oggi nel mondo della ristorazione di lusso e quali le potenzialità?
I limiti probabilmente derivano da un ampio ventaglio di qualità e un sistema di legislazione piuttosto complesso che non aiuta il cliente a capire stile e valore del vino. Molte, forse troppe docg che a volte non rappresentano qualità e quindi diminuiscono la credibilità della denominazione. Le potenzialità sono infinite: l’Italia dispone di moltissime uve autoctone, paesaggi bellissimi, grandi talenti e le migliori tecnologie. Vediamo un grande numero di giovani e talentuosi produttori con ottime idee e molto spesso sono loro che hanno grande successo nel mercato estero.
È stato recentemente nominato migliore sommelier UK 2019: come ha accolto questo riconoscimento?
È stato un grande riconoscimento, un’enorme soddisfazione, arrivata quasi inaspettata, poiché alla competizione dell’anno precedente ero uscito malamente senza arrivare alla finale. Mi ha aiutato molto la preparazione del WSET livello 4 Diploma ed i corsi Court of Master sommelier. Il supporto della mia famiglia e della mia compagna sono stati fondamentali.
Progetti futuri?
Sto considerando se intraprendere il percorso per diventare Master of Wine, stiamo lavorando con degli amici ad un progetto vinicolo tutto nostro e magari, perché no, avere un piccolo ristorante tutto mio.












































