In che modo il concetto di sostenibilità si traduce nel comportamento quotidiano dei consumatori? Questa domanda sta diventando un argomento centrale anche in virtù delle crescenti prove del cambiamento climatico, del degrado ambientale e della sempre maggiore rilevanza che i media stanno dando a queste notizie ed allo stimolare un approccio più salutare al cibo e al vino. 
Oggi vorremmo concentrarci però su un quesito:
quanto è motivazionale la sostenibilità per una decisione presa da un consumatore che sceglie un vino piuttosto che un altro?
Negli ultimi decenni lo sforzo dei produttori verso la sostenibilità ha prodotto una serie diversificata di sottocategorie di prodotti che sono indicate collettivamente come “vini alternativi“, tutti caratterizzati da una combinazione di desideri positivi: rendere il vino più responsabile e sostenibile dal punto di vista ambientale, per offrire ai consumatori una scelta che vada oltre il mainstream e per soddisfare una popolazione impegnata eticamente e in crescita.
Questa lunga premessa per arrivare ad un interessante report che arriva direttamente da Wine Intelligence, nato nel 2018 e oggi al suo secondo aggiornamento. Questo report si chiama SOLA che sta per “Sustainable, Organic, Lower-Alcohol and Alternative“.

Il rapporto del 2019 offre un “ombrello” più esteso e un quadro ancora più dettagliato delle opportunità alternative di vino in tutto il mondo. In particolare è stato aggiunto un altro tipo di vino alternativo, il vino vegetariano, e cinque nuovi mercati di indagine. L’indagine coinvolge dunque 250 milioni di bevitori regolari di vino provenienti da un’ampia diffusione di geografia, cultura e sviluppo economico.

La prima notizia che arriva da Wine Intelligence non fa che confermare una tendenza di cui abbiamo parlato più volte e che abbiamo a cuore, così come il consumatore mondiale sta dimostrando di apprezzare molto: il vino biologico.
La predominanza del movimento biologico continua ad essere evidente: il vino biologico supera l’indice di opportunità di vino SOLA per il secondo anno consecutivo. Molto probabilmente, secondo Wine Intelligence, a causa della popolarità del cibo biologico in tutto il mondo.
A ruota il vino “fairtrade” o i vini “prodotti in modo sostenibile” e “ecologico”, tutti e tre i tipi associati a una miscela di responsabilità sociale, economica e ambientale.
C’è meno appeal per i vini alternativi con titoli più complessi come il vino biodinamico o i vini vegani e vegetariani, che hanno il più basso indice di opportunità.

“Mentre i nostri input commerciali suggeriscono che c’è una generale mancanza di comprensione intorno alla definizione di molti vini alternativi, i nostri dati mostrano un aumento dei punteggi degli indici di opportunità per la maggior parte dei tipi di vino alternativi, guidati da una crescente consapevolezza tra i consumatori” spiega il report.

Dunque, nonostante la generale confusione sulle definizioni di vini, cosa guida il consumatore verso queste tipologie di vini alternativi?
La risposta sembra trovarsi in un cambiamento più radicale nei comportamenti dei consumatori, guidato dalle nuove generazioni. Quello che una volta era considerato “hippy” è ora il mainstream, con molti consumatori, in particolare quelli sotto i 45 anni, che adottano abitudini socialmente, ambientalmente ed economicamente responsabili.
Ciò richiede alle aziende di agire in modo più eticamente responsabile e più trasparente, il che naturalmente si applica anche all’industria del vino. La certificazione per le pratiche etiche non è disponibile solo per tutti i tipi di prodotti, ma è sempre più presente nelle etichette dei vini. I bevitori di vino sono alla ricerca di vini alternativi, estendendo il loro senso di responsabilità nelle loro scelte di bere vino.

Quella che è considerata la fascia anagrafica più promettente è naturalmente quella dei giovani.
“I giovani bevitori di vino rappresentano la maggiore opportunità per i vini alternativi grazie alla loro mentalità aperta e alla volontà di investire tempo, istruzione e denaro nella loro salute. Loro non solo sono più propensi ad acquistare vini alternativi come quelli biologici, equosolidali o sostenibili rispetto ai bevitori più anziani, ma sono anche più disposti, in generale, a pagare di più” spiega il report.
Tuttavia, la sfida più grande verso questa categoria sarà coinvolgerli a scegliere vino in generale, dal momento che i consumatori più giovani sono molto in sintonia con altre categorie di bevande (birra artigianale, gin…).