È una delle categorie più affascinanti ed emergenti del mondo del vino oggi, un ramo ancora non del tutto esplorato in tutte le sue reali potenzialità comunicative: i vini vulcanici.
Per comprendere meglio in che direzione sta andando questa categoria di vini abbiamo interpellato un esperto. Elencato come “il sommelier più famoso del Canada” da Meininger’s, partner e principale critico di WineAlign.com, la più grande pubblicazione di vini canadese, John Szabo è diventato negli ultimi 10 anni il principale esperto (e “fan” come lui stesso si definisce) di vini vulcanici. Ma cosa sottende questa espressione? Cosa sono i vini vulcanici? Lo abbiamo chiesto proprio a lui, che nel 2018 ha organizzato la prima convention internazionale sui vini vulcanici a New York, dunque investendo e promuovendo un maggiore promozione di questi vini nel mondo.
Come definirebbe i vini vulcanici?
I vini vulcanici sono semplicemente vini ottenuti da viti coltivate in terreni vulcanici. E sebbene i confini della definizione di “suolo vulcanico” non siano chiaramente definiti, né condivisi da tutti, la mia definizione è “suolo derivato da materiale vulcanico originario, roccia ignea estrusiva specifica, nonché aree che sono state coperte da quantità significative di materiale piroclastico – tutto ciò che viene espulso da una cenere vulcanica”. La categoria è quindi molto ampia e approfondita.
Qual è il potenziale di questo “brand”, se può essere considerato tale?
Non sono un esperto di marketing, quindi per me è difficile parlare di un “brand” di vino vulcanico, per me è più una categoria, un’ampia classificazione del vino che comprende molti Paesi, dozzine di regioni e varietà di uva e stili di vino. Tuttavia, la categoria dei vini vulcanici ha certamente suscitato un grande interesse in tutto il mondo da parte di produttori, commercianti e consumatori, quindi penso che ci sia un notevole potenziale per gli esperti di marketing di capitalizzare questa associazione con i vini vulcanici.
I clienti riconoscono la differenza tra i vini vulcanici e non vulcanici al giorno d’oggi o dobbiamo investire il nostro tempo per promuoverli di più?
Nel mondo del vino, c’è sempre più bisogno di educazione, più storytelling, più comunicazione, non importa quanto sia nota la regione o lo stile del vino. Immagino che solo i consumatori di vini seriamente impegnati saprebbero qualcosa sui vini vulcanici. Ma non ho mai incontrato nessuno che non fosse per niente affascinato dal concetto e desideroso di saperne di più.
Ci sono Paesi nel mondo in cui questi vini sono maggiormente apprezzati?
Penso che si possa parlare di più di mercati individuali che di interi Paesi. Centri internazionali e multiculturali come New York e San Francisco, Londra, Toronto e Montreal – per citarne alcuni – dove si trovano maggiore consapevolezza e apprezzamento, infatti ho visto sezioni dedicate ai vini vulcanici nelle carte vini di tutte queste città. Paesi particolarmente ricchi di produzione vinicola e altamente vulcanici come l’Italia hanno certamente un vantaggio comunicativo rispetto ai Paesi con meno regioni vinicole vulcaniche, come ad esempio la Francia. Ma questo non vuol dire che la categoria non possa essere ugualmente apprezzata ovunque, in fondo la categoria trascende i confini e le preferenze del vino. C’è un vino vulcanico per ogni bevitore di vino.
Pensa che le aziende italiane stiano facendo bene nel produrre e comunicare questa tipologia di vino?
L’Italia è decisamente avanti nella partita. Il Consorzio del Soave, ad esempio, ha lanciato per la prima volta il suo messaggio sui vini vulcanici una decina di anni fa e anche la crescente ascesa della popolarità dei vini dell’Etna nello stesso periodo ha contribuito a consolidare il messaggio. Anche altre regioni stanno capitalizzando, come i Colli Euganei che per ora hanno uno splendido paesaggio vulcanico ma vini meno conosciuti. Pitigliano, gran parte della Campania, il Vulture, l’Alto Piemonte … L’Italia è un paese ricco di grandi vini provenienti da territori vulcanici, quindi c’è una grande opportunità di creare un messaggio collettivo che andrebbe a beneficio di ogni regione.
L’anno scorso ha organizzato per la prima volta la convention internazionale sui Vini Vulcanici: perché ha scelto di “investire” su questo?
Per me è una questione di educazione e condivisione del mio innamoramento per questa fantastica categoria di vini che comprende un’incredibile varietà di prodotti. Ma “investire” è il termine giusto – è un grande sforzo, si potrebbe dire un progetto di passione, certamente non commerciale!
Quali sono i prossimi eventi a cui parteciperà?
Sono stato a Soave il 18 maggio per una degustazione di vini bianchi vulcanici Soave e altre selezioni internazionali che ha celebrato il decimo anniversario di quando il Soave per la prima volta ha parlato di questi vini. Sono stato poi a Padova per una degustazione di vini rossi vulcanici dei Colli Euganei e alcune regioni ospiti all’evento annuale di Vulcanei. E a parte la seconda conferenza annuale sul vino vulcanico a New York, il 5 giugno, sarò anche in British Columbia e ad Auckland, in Nuova Zelanda, per eventi vulcanici durante l’estate. Il mio libro mi ha dato un’incredibile opportunità di viaggiare e condividere buoni bicchieri di vini vulcanici in tutto il mondo.













































