A Cividale del Friuli, la famiglia Domenis distilla dal 1898 vinacce e frutta per produrre nel solco di una tradizione consolidata qualcosa di unico. In questo dato momento storico in cui gli Spirits e la Mixology rapiscono per il loro sensuale fascino e la velata seduzione, cerchiamo di capire insieme a Cristina Domenis, Maître de chai che rappresenta la quarta generazione, cosa significhi ad oggi produrre grappa, quali siano i mercati e quale l’interesse nazionale e internazionale per un brand italiano di lunga tradizione. Infine, quali le novità.
Siamo innanzitutto un’azienda a misura d’uomo, il nostro lavoro rimane quello misurato di un artigiano, manualità e tanta arguzia del mastro distillatore nel valutare le vinacce e nel sapere distillarle. I principi fondamentali con cui lavoriamo sono esattamente quelli di 120 anni fa, a partire dall’alambicco fatto su nostro apposito disegno e realizzato in rame direttamente all’interno dell’azienda. A tutto questo dobbiamo aggiungere ulteriori valori irrinunciabili quali: “fare selezione”, “scegliere il meglio”, “produrre solo quello che si può”.
Ad oggi abbiamo comunque ampliato la nostra offerta, siamo in continua evoluzione per incontrare mercati differenti e soddisfare i clienti più curiosi. Ci siamo, per certi versi, reinventati, diversificando l’offerta e il legame profondo che ci unisce alla grappa, il nostro vero e proprio DNA.
Abbiamo capitalizzato il nostro sapere e la nostra esperienza arrivando a creare prodotti differenti, diversi e unici. Questo nostro saper trattare l’alcol e la grappa, ci ha permesso di sperimentare ad esempio il Gin: Cividate, che definirei un Gin locale. Grazie alla cessione della tintura delle erbe utilizzate, si caratterizza per il colore giallo paglierino e l’intensa aromaticità. Siamo costantemente attenti alla ricerca del prodotto, del contenitore, del packaging, lavoriamo anche a distillati facili da comprendere ma di assoluto pregio. Amari, Sambuca, Gin ma non solo sono stati affiancati al nostro filone storico; circa quindici differenti prodotti tra cui spicca il Bio e, da quest’anno, anche il Vegan. Un iter importante di Certificazioni durate lunghi mesi, ci permette di soddisfare tutte le esigenze, anche quelle del consumatore vegano. Denominatore comune e imprescindibile rimane sempre la qualità e l’artigianalità.
I mercati internazionali stanno giorno dopo giorno indirizzandosi ai nostri prodotti; non è affatto semplice, ci aiuta in parte anche il “Made in Italy”. Siamo orientati principalmente a Svizzera, Austria e Germania; abbiamo concluso proprio in questi giorni un’interessante partnership con la Russia. Siamo presenti in Australia, in Asia e prossimamente vorremmo sbarcare negli Stati Uniti. La legislazione in materia di distillati è complessa e molto differente per ogni singolo stato, un elemento che spesso richiede da parte nostra investimenti importanti. Si pensi semplicemente al problema del packaging e di alcuni formati non vendibili in determinati paesi.
Qual’è il prodotto più richiesto dal mercato estero?
Vendiamo molto bene la Storica Nera, mentre sono sempre più richieste la Grappa Riserva, Secolo e il Gin.
Chi degusta, ama e sceglie DOMENIS1898, è sempre di più un consumatore consapevole di volere qualità e di volere “bere bene”. Il nostro target spazia dal business man al libero professionista, sino al giovane appassionato. Uno spaccato di società che guarda anche alla grappa come un prodotto che valorizza un territorio e che, la Mixology, ha permesso di riscoprire.
No, non è più così. Oggi abbiamo sempre di più sia un pubblico femminile, sia un pubblico più giovane. Proprio per questo, qualche anno fa, abbiamo creato diversi prodotti; poi basterebbe guardare ai numerosi riconoscimenti ottenuti al Women’s Wine and Spirits Award 2019, la più importante competition in ambito wine & spirits, la cui giuria è composta dalle più influenti professioniste, esclusivamente donne, del settore. Questo a dimostrazione del netto cambiamento.
Ci piace sperimentare anche in questo ambito: abbiamo recentemente organizzato una serata dove a una degustazione guidata di quattro nostre grappe abbiamo abbinato una cena di quattro portate che prevedevano Crudo di baccalà con finocchi, Fusilli con fonduta di caciocavallo, capitone e cipolla rossa, Uovo pochè e Bavarese allo zafferano. Ebbene, con la grappa si può cenare! Un food pairing che stravolge letteralmente i criteri delle più classiche degustazioni portando all’attenzione la sua diversa funzione: la grappa non per dissetare ma per arricchire il piatto. Se guardiamo alla Russia e alla sua vodka si possono leggere dei parallelismi.













































