Il convegno “Esportazioni del vino italiano in Giappone a seguito dell’accordo EPA”, tenutosi ieri a Vinitaly, ci ha convinto ancora di più che esistano buone prospettive tra Giappone e Italia. Il primo sommelier nipponico in Italia, Shigeru Hayashi, è voluto partire dalla presa in considerazione dello storico accordo EPA tra Europa e Giappone approvato definitivamente il 1 Febbraio 2019. L’accordo ha permesso l’abolizione di tutti i dazi doganali sui prodotti enogastronomici europei e giapponesi, in modo tale da facilitare il libero scambio. Le grandi catene di supermercati hanno già abbassato i prezzi, e gli importatori di vini hanno dovuto fare altrettanto.
Il Giappone ha visto il boom del cibo Made in Italy negli anni ‘80, mentre il vino rosso italiano ha iniziato a diffondersi dieci anni dopo. Oggi si contano più di 10000 ristoranti italiani, la maggior parte intorno al territorio di Tokyo. Ma perché quest’isola risulta essere così interessante per il settore vitivinicolo?
Il Giappone conta il numero di sommelier più alto al mondo. Questi professionisti godono di un’alta considerazione, un titolo richiesto anche agli steward e alle hostess. Le opportunità per l’importazione sono legate anche a una costante crescita del turismo straniero, che si prevede possa triplicare ogni cinque anni: nel 2020, anche in vista delle Olimpiadi, si pensa arriveranno circa 33 milioni di turisti.
Hayashi, oltre a essere un pioniere nel mondo dei sommelier, è anche consulente, importatore di vini italiani, nonché autore di numerosi libri in lingua giapponese del settore (come “Le basi del Vino Italiano”). La sua esperienza ha reso evidente numerose affinità tra l’Isola e la Penisola: dal punto di vista geografico i due territori sono similari, in quanto godono della vicinanza con il mare, di catene montuose e di zone pianeggianti. Questo contribuisce, insieme al clima, ad avere una dieta locale molto variegata. “Molti dei cibi possono essere addirittura comparati – afferma Hayashi – Pensate alla tempura giapponese e al fritto misto di pesce mediterraneo. Non sono forse simili?”. Questo significa rendere possibile l’abbinamento della cucina giapponese con le varietà di vino italiano: ad esempio con il vino bianco, possibile compagno di numerosi piatti di pesce. Ovviamente per fare ciò è importante conoscere il target al quale ci si vuole rivolgere e le modalità di consumo in quanto, non smettiamo di ripeterlo, l’apertura al mondo del vino passa sempre dalla conoscenza della cultura di un territorio.













































