Ha lanciato parecchie provocazioni Angelo Gaia nella prima giornata di Vinitaly. Uno dei più noti produttori italiani da tempo comunica il suo pensiero nei maggiori contesti dedicati al vino. E non si tratta mai di pensieri, di opinion banali, scontate.
Tra queste vi è il suo parere nei confronti dei cosiddetti vitigni autoctoni: “Che troppo spesso ” ha detto Gaia -vengono decantati come l’unica possibilità per evidenziare la nostra forza vitienologica”. “Eppure ” ha proseguito il noto produttore piemontese ” il vino italiano più noto e famoso nel mondo è Sassicaia che come tutti sanno viene prodotto attraverso l’utilizzo del Cabernet Sauvignon (l’altra varietà al 15% è il Cabernet Franc ndr)”.
“A mio parere ” ha evidenziato Gaia ” è molto importante, invece, che anche l’Italia del vino dimostri sempre di più la capacità di realizzare grandi vini attraverso vitigni internazionali. E questo non significa assolutamente togliere merito e ruolo alle nostre varietà indigene”.
“Il punto ” ha spiegato Gaia ” è che dobbiamo riuscire a dare un senso concreto al tema dell’origine dei nostri vini evidenziando, però, in maniera chiara e riconoscibile questo legame. Altrimenti si rischia di fare solo della comunicazione astratta”.
Sulla stessa linea d’onda anche il più popolare enologo italiano, Riccardo Cotarella, che ha sottolineato come vi sia una sorta di provincialismo culturale nel pensare che solo le varietà autoctone sono portatrici di identità produttiva autentica.
“La varietà di sé per sé ” ha detto Cotarella ” non significa molto, quello che conta tantissimo è dove questa viene impiantata. Quale è il suo terroir di sviluppo. Molte delle nostre varietà autoctone sono straordinarie nei loro territori mentre diventano assolutamente insignificanti in territori a loro non adatte. E lo stesso vale per le varietà internazionali che hanno trovato in alcuni territori italiani un habitat ideale, come ad esempio Bolgheri, ma non solo”.