Lo ammettiamo siamo vecchi del mestiere e abbiamo avuto modo di assistere a centinaia di degustazioni. Forse abbiamo superato il migliaio considerando i nostri oltre trent’anni nel mondo del vino.
Ma la degustazione alla quale abbiamo partecipato nell’azienda TreRose, del gruppo Bertani Domains, a Montepulciano ci rimarrà ben impressa nella memoria perché a nostro parere rappresenta una sorta di pietra miliare del ruolo dei tasting nella divulgazione della cultura vitivinicola.
Quante volte, infatti, ci poniamo la canonica domanda: “Ma come si riesce a dare una chiave interpretativa utile, concreta, credibile ai vini che degustiamo?”.
Normalmente rimaniamo in superfice anche quando le parole che utilizziamo o che ascoltiamo ci sembrano profonde.
Diciamo la verità nella maggior parte dei casi il racconto del vino è qualcosa di assolutamente soggettivo.
Talvolta ci si ritrova in qualche descrittore ma sinceramente raramente ci si rende conto di parlare la stessa lingua.
Ascoltando le parole di Andrea Lonardi, direttore operativo di Bertani Domains, il 14 febbraio scorso nella Tenuta di Tre Rose, ci è sembrato di tornare in un cinema di Melbourne, oltre trent’anni fa, quando ci rendemmo conto per la prima volta di riuscire a capire bene tutte le parole di quel film in inglese.
Andrea Lonardi, insieme allo staff tecnico di Tre Rose e Val di Suga (l’azienda di Montalcino di Bertani Domains), in particolare gli enologi Pietro Riccobono e Marco Ostan, ci ha presi per mano e accompagnati con maestria e anche una buona dose di coraggio in una degustazione di sei vini con lo sguardo rivolto verso il basso.
Si verso il basso, cioè guardando sei suoli diversi, che per comodità ci sono stati messi in una bella confezione sopra il tavolo, e contemporaneamente degustando sei vini, o meglio sei Sangiovese espressione delle tre paternità più importanti di questo grande vitigno toscano: Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano.
Ed è stato bellissimo. All’inizio è sembrato un esercizio difficilissimo, come quei puzzle che quando vedi la foto sulla scatola pensi che non riuscirai mai arrivare alla fine. E invece man mano che i pezzi si incastravano l’immagine diventava sempre più nitida.
Qualcuno potrebbe obiettare che tante volte si sono realizzate degustazioni con chiave di lettura i suoli ma signori, credeteci sulla parola, questa volta è stato veramente qualcosa di unico.
E cerchiamo di spiegarvi le ragioni di questa unicità. Innanzitutto Lonardi ci ha fornito, prima del tasting di tutte le caratteristiche dei suoli che caratterizzavano i vigneti di provenienza dei vini che avremmo degustati. Ma non si è trattato della “solita” descrizione, per ogni suolo, infatti, erano evidenziate le conseguenti caratteristiche gustative.
Ma per arrivare a questi “parallelismi” tra le caratteristiche dei suoli e quelle dei vini “derivati”, il gruppo tecnico di Bertani Domains ha realizzato una ricerca molto complessa e tuttoggi corso. Forse la più completa ed interessante che ci è capitato di leggere sul tema complesso come la zonazione del Sangiovese.
E’ stato veramente interessante e per certi aspetti straordinario rendersi conto concretamente che a parità di tecniche di vinificazione e affinamento le sei versioni di Sangiovese che sono state oggetto della degustazione non solo hanno evidenziato personalità molto diverse ma al tempo stesso molto “comprensibili”.
Ed è qui la sfida a nostro parere vinta da Lonardi e i suoi bravi collaboratori, cioè arrivare a dimostrare quel nesso straordinario, ma spesso solo decantato, tra suoli e caratteristiche dei vini.
“Si evidenziano molte più diversità nei vini dettate da suoli diversi che da cloni diversi”, ha sottolineato Lonardi. “E’ il Sangiovese è un testimonial straordinario �” ha aggiunto Lonardi �” per capire la relazione tra suoli e caratterizzazione dei vini”.
Non si tratta di una considerazione di poco conto perché non solo serve in maniera eccellente nella fase di descrizione, racconto dei vini (quindi nell’efficacia della comunicazione), ma anche nella gestione dei suoli. A questo proposito il direttore operativo di Bertani Domains ha evidenziato come il Sangiovese si esprime al meglio nei terreni dal miglior drenaggio.
“Una volta si rimuovevano i sassi da terreni �” ha spiegato Lonardi �” oggi dove si impianta Sangiovese non lo si fa assolutamente più”.
Con questo articolo non vogliamo entrare nei dettagli tecnici della degustazione che però, contravvenendo un po’ alla linea editoriale di Wine Meridian, faremo a breve perché consideriamo l’esperienza di Tre Rose molto utile ed in qualche modo pensiamo possa “fare scuola”.
Ma vogliamo però evidenziare un altro aspetto che dal nostro punto di vista il tasting realizzato nella bella tenuta di Montepulciano di Bertani Domains ha messo in luce: si può arrivare a dei Sangiovese che non eccedano in tannicità o stile ossidativo? Tre le “accuse” principali ricevute dal Sangiovese, nelle sue varie espressioni toscane, nella sua storia più recente?
Assolutamente sì ma è proprio in questa direzione che entrano in ballo in maniera preponderante i terroir produttivi. La degustazione di Tre Rose ci ha evidenziato dei Sangiovese capaci di regalarci tannini soffici garantendo comunque grande eleganza, finezza e bevibilità.
E’ questo, ad esempio, che ha spinto Lonardi ad affermare che considera il Chianti Classico “la Borgogna italiana”. E se in Borgogna si è arrivati a produrre Pinot Neri capaci di mettere insieme delle eleganze fruttate straordinarie garantendo sempre bevibilità sopraffina, perché non si può arrivare agli stessi risultati in alcuni terroir della Toscana?
Insomma grande plauso al lavoro del gruppo tecnico di Bertani Domains che non solo ci ha regalato un tasting veramente unico e originale ma ci ha offerto tante nuove chiavi di lettura che ci hanno fatto capire come vi sia ancora tanto da capire sul complesso universo del Sangiovese.
La comunicazione ha un bisogno estremo oggi di chiave interpretative efficaci e credibili per rendere più oggettivi i racconti del vino.
E’ indubbio, ad esempio, che gli studi e le esperienze di questi anni di Andrea Lonardi nel difficile percorso formativo dei Master of wine gli sta consentendo di aprire nuove porte in grado di dare nuovi contributo all’interpretazione e comunicazione dei vini.
La strada è ancora lunga ma a Montepulciano un paio di settimane fa è successo qualcosa di importante e di cui ci ricorderemo.