L’arrivo a Montalcino non è mai dei più semplici, arroccato così com’è su una sommità cinta dal Monte Amiata, dalle Valli dell’Orcia, dell’Asso e dell’Ombrone, borgo tanto bello quanto lontano dalle affollate vie di comunicazione. È questa simbiosi che crea legami tra terra e uomo discreti, semplici, unici e irripetibili. Il Brunello di Montalcino si ottiene esclusivamente da uve Sangiovese, un vino oggi considerato la punta di diamante della produzione italiana. Gli assaggi della vendemmia 2014 confermano che, anche le peggiori previsioni sono state superate dall’abilità di viticoltori e enologi, da un lavoro in vigna e in cantina preciso e certosino. Soddisfatti i produttori che sottolineano la necessità di “alzare l’asticella”, creando una denominazione che sia ancora più forte, presente nelle carte vini dei migliori ristoranti d’Italia e del mondo. 

Ma come sta il Brunello di Montalcino oggi? Quali le criticità e i punti di forza? Quali i mercati da soddisfare?
Spendiamo le prime parole con Alessia e Giulio Salvioni: “Un momento di grande interesse verso il nostro territorio, che conferma il buono stato di salute che sta vivendo la denominazione. Se dovessimo trovare un punto di criticità direi che forse non sempre siamo bravi a vendere il nostro lavoro come sanno fare i francesi. Basti pensare alla vendemmia 2014, che nell’annata in cui è stata presentata aveva già subito considerazioni negative. Valutazioni che come un effetto domino si ripercuotono immediatamente su ordini e richieste. In un attimo ti chiamano da tutto il mondo sconcertati e dubbiosi su eventuali approvvigionamenti. Ecco questo non ci fa bene. Mi chiedo perché non fare come la Francia: vino en primeur. Una degustazione tecnica che vede i produttori mettersi in gioco con un pubblico di settore come giudici, stampa specializzata, buyer, ristoratori, che permetta loro di assaggiare per comprendere e valutare il vino che verrà. Siamo sul mercato statunitense da più di trent’anni, i primi che ci hanno conosciuti e che ci hanno “spinti”, probabilmente senza di loro non avremmo raggiunto così velocemente l’importanza che abbiamo oggi in Italia. Una richiesta che riusciamo a evadere solo in minima parte destinando loro 1.500 bottiglie, su una produzione che varia da 10 mila a 18 mila. Il mercato asiatico e la Cina invece sono per noi una realtà troppo vasta da servire, basti pensare che abbiamo prodotto solo 10 mila bottiglie di Rosso di Montalcino 2014, decidendo di non fare Brunello. I punti di forza? Il nostro territorio, l’unicità del Sangiovese”. 
Le Potazzine sono le cinciallegre di Gigliola Giannetti, ma sono soprattutto i suoi 5 ettari iscritti a Brunello. Sono Viola e Sofia, ultima generazione di questa azienda a raccontarci le opportunità e le eventuali difficoltà che ad oggi la denominazione vive, riscontrando anche con loro il significante momento di successo ma, soprattutto, di forte identità. “Lo facciamo secondo la nostra tradizione e non seguendo i desideri o i gusti del mercato internazionale. Un ritorno alle origini: l’attesa, la pazienza, tempi lunghi che ci permettono di produrre un Sangiovese impareggiabile. Aggettivi che sono punti di forza e allo stesso tempo criticità: non avere fretta e soprattutto, in annate difficili, avere il coraggio di essere fedeli ai propri valori. Volumi di vendita in crescita per l’estero ma che volutamente negli ultimi 4/5 anni abbiamo preferito destinare al consumatore italiano. Riteniamo che sia importante avere in Italia percepibilità, visibilità, un elevato grado di notorietà. Cina e paesi asiatici sono un mercato interessante, hanno voglia di crescere nell’ambito del vino e desiderosi di fare investimenti; al momento però vi è poca continuità”.
Riccardo Campinoti, meglio conosciuto come Le Ragnaie non solo domina il mercato americano ma è addirittura fortissimo in Inghilterra. Un mercato “strano” in cui si lavora però molto bene, questo grazie anche a un efficace attività del nostro importatore. Mercati internazionali come il Canada e l’Australia sono assolutamente recettivi nei nostri confronti. Chiediamo se è un momento felice del Brunello e perché. “I motivi sono tanti, sicuramente l’infinita qualità raggiunta nella produzione, il considerevole interesse del Sangiovese su questo territorio e perché no, la bellezza di questa nostra terra di Toscana. Le criticità? Il Brunello richiede tempo e pazienza, mai dimenticare di rimanere fedeli al progetto iniziale: la qualità. 
“Se crediamo di avere raggiunto il vertice ci sbagliamo, raccontano i produttori, ma la direzione è quella giusta”.