Ritorniamo al tema della crisi di molte nostre denominazioni ( link) e probabilmente, vista l’importanza dell’argomento, lo faremo ancora in futuro.
Sempre dall’analisi dell’Osservatorio del vino di Unione Italiana Vini è emerso il cosiddetto fattore “tempo”. In sostanza le denominazioni nate più ravvicinate al 1963, anno delle legge istitutiva, sono quelle che continuano a manifestare le performance di utilizzo più elevate e parliamo, tra i tanti, di Barolo, Barbaresco, Valpolicella, Soave, Brunello, Nobile di Montepulciano, i due Chianti, la Vernaccia di S. Gimignano, il Montepulciano abruzzese, le Doc bandiera campane e sarde.
Non ci addentriamo adesso sull’analisi di tutte le doc o docg sopracitate perché se è pur vero che i quantitativi rivendicati a denominazione sono ancora più elevati rispetto alla media l’andamento di qualche doc o docg sopracitata non lo si può considerare entusiasmante, ma anche su questo tema torneremo presto.
Ci interessa però trovare le giuste motivazioni del “successo” di queste denominazioni che potremmo definire “primordiali”, cioè più vicine allo spirito che ha portato alla loro nascita.
E’ scontato che avendo avuto più tempo per farsi conoscere sono riuscite ad accreditarsi meglio, a far sedimentare bene i propri valori, insomma a rendersi più facilmente riconoscibili.
Ma c’è dell’altro, a nostro parere, che sarebbe utile rimettere in campo adesso per far ripartire denominazioni “assopite” o denominazioni “in conflitto”.
Ed è il sano e autentico spirito di aggregazione. Quello che va aldilà degli interessi dei singoli a vantaggio di quello di un intero territorio. Quello che fa fare un passo indietro a tutti per fare un passo lungo tutti insieme.
Ma quali sono oggi le condizioni affinché avvenga quello che allo stato attuale possiamo considerare un miracolo?
Per noi la ricetta è “semplice”, accettare di ripartire in pochi. Cerchiamo di spiegarci meglio.
In questi ultimi dieci anni siamo stati chiamati al “capezzale” di una decina di Consorzi di tutela. Ci è stato chiesto, in estrema sintesi, di rilanciare l’immagine di una denominazione. Si trattava in gran parte di denominazioni o “assopite”, cioè silenti da molto, troppo tempo, o con conflitti interni molto forti a causa di divergenze gravi (talvolta serie altre meno ma comunque ritenute invalicabili) tra i diversi modelli produttivi del territorio (in gran parte conflitti tra privati e sistema cooperativistico o industriale/imbottigliatori).
Dopo attente analisi talvolta abbiamo accettato l’incarico ma altre volte abbiamo dovuto declinare l’invito perché ritenevamo la “sfida” impossibile.
Ma se questa è la nostra esperienza ne abbiamo raccolte tante altre anche da colleghi che stimiamo molto e quindi pensiamo che le nostre valutazioni siano fondate sulla realtà.
Ebbene, se nelle molte, troppe denominazioni ferme, in difficoltà, in perdita di valore, di posizionamento, di reputazione si pensa di ripartire, rilanciare cercando di convincere tutti a stare uniti, le possibilità di successo sono vicine allo zero.
E diremo di più, anche nelle situazioni in cui si è realmente con l’acqua alla gola, in cui tutti penserebbero, attraverso il buonsenso, che solo stando insieme ci si potrebbe salvare, anche in quelle situazioni si preferisce affogare. Tutto ciò porta a dire che la politica della chiamata alle armi di tutti, grandi e piccoli, giovani e vecchi, sia suggestiva, magari eticamente corretta, ma molto difficilmente realizzabile.
Questo perché nel tempo si sono create tali incrostazioni, divisioni, pregiudizi, ma spesso anche evidenti errori, in numerose denominazioni, che pensare di curare il tutto con la richiesta dello stare uniti appare come minimo ingenuo.
Allora che fare? Noi quando veniamo chiamati in territori dove vi sono queste difficoltà, e vi garantiamo che ci capita spesso, soprattutto in questi ultimi anni, la prima domanda che facciamo è la seguente: “Ci sono anche solo quattro o cinque aziende che condividono un progetto per il loro territorio e sono disponibili ad investire per portarlo avanti?”.
Non appaia, questa, una delegittimazione del Consorzio, stiamo parlando di realtà dove questo è stato delegittimato da tempo ed è stato privato di qualsiasi potere, ruolo. Insomma è diventato non solo un contenitore vuoto ma un luogo dove al massimo avvengono solo sterili sfoghi, una casa di costanti e inutili conflitti.
Quando la situazione è questa è come pretendere che in una famiglia dove tutti si odiano, nessuno si stima, riportare la serenità.
A noi, ma non penso solo a noi, capita frequentemente di arrivare in denominazioni dove regna lo spirito della famiglia sopracitata.
A volte, però, per fortuna sono i casi più frequenti, ci troviamo di fronte a questa situazione: ci chiamo qualche produttore, a volte sono due o tre e ci raccontano che loro denominazione è allo sfascio da tempo, ma che loro vorrebbero fare qualcosa per salvarla, recuperarla, ridargli senso.
Talvolta questa richiesta parte da un Consorzio dove un nuovo consiglio di amministrazione, quindi qualche produttore ha lo spirito di quelli citati sopra.
La prima risposta che noi diamo è “non cercate l’unanimità”.
In questo consiglio noi riteniamo vi sia il ritorno allo spirito primordiale delle denominazioni. All’inizio, infatti, si è sempre inevitabilmente in pochi, talvolta i più coraggiosi, se non addirittura considerati “folli”, “visionari”, “illuminati”.
Pretendere che tutti lo siano è una perdita di tempo che oggi, tra l’altro, significherebbe fallimento certo.
SI deve allora partire da un associazionismo sano dove anche pochi, dandosi un programma inizialmente semplice (promozione sul territorio attraverso anche piccole iniziative, o qualche evento in Italia, massimo all’estero ma senza investimenti proibitivi) ricominciano a ridare voce alla denominazione. Una voce nuova, fresca, vitale che non parla delle negatività del passato, di quelli che ancora non fanno (e forse non ne faranno mai parte) dell’associazione, ma solo delle straordinarie positività del loro territorio, della loro grande vocazionalità, delle loro uniche peculiarità.
Solo così si può ritrovare quell’indispensabile orgoglio di appartenenza ad una terra che torna finalmente ad essere amica e non un territorio di scontro continuo.
Solo così si parla attraverso i buoni esempi, quelle che si chiamavano una volta le buone pratiche, e non con le chiacchiere astratte e sterili.
Solo così si può ricostruire, dandosi i tempi giusti, uno spirito di aggregazione territoriale che potrà un giorno riconfluire in un Consorzio dando ad esso una linfa vitale.
Perché anche quando si parla di politica di Governo ogni tanto, oggi purtroppo meno, si parla di ritornare allo spirito dei padri costitutori? Non tanto perché erano più bravi di adesso ma perché avevano lo spirito giusto, quello che può portare nel tempo a fare il tanto agognato sistema.
Ma come si può pensare di creare aggregazioni sane in tante nostre denominazioni dove regna scetticismo se non addirittura odio e delegittimazione?
Riceviamo quotidianamente commenti da produttori, addirittura anche da denominazioni dalle ampie rivendicazioni, che ci dicono, stiamo dentro il Consorzio ma solo per evitare conflitti, ma tanto a comandare sono i soliti, definiscono piani promozionali solo a loro vantaggio e per noi sono soldi buttati. Ora pensare che “aggregazioni” con all’interno questo spirito possano portare al successo di una denominazione ci vuole tanto ottimismo.
Siccome sappiamo che in alcune denominazioni italiane sono partite o stanno partendo o sono nello spirito di qualche produttore questa “nuova” tipologia di associazioni, li esortiamo ad andare avanti, ad avere pazienza, a darsi il tempo giusto.
Noi di Wine Meridian siamo a loro disposizione. Raccontateci la vostra storia, i vostri programmi, faremo tutto ciò che ci possibile per spingervi avanti.
Bisogna ripartire dallo spirito primordiale delle denominazioni
Non è un caso che le denominazioni di maggior successo sono quelle nate a ridosso della nascita negli anni 60 di questo straordinario “istituto”. Oggi è necessario accettare la sfida di ripartire in pochi ma uniti













































