È mentre chiacchieriamo con i produttori sul futuro di questa denominazione e sui risultati raggiunti nelle esportazioni, che ci giunge la notizia della morte di Gianfranco Soldera. Nelle giornate dedicate al Sangiovese Grosso, ovvero il Brunello di Montalcino, si spegne un vignaiolo ed un grande interprete che ha portato oltre oceano questo rosso toscano in un momento storico in cui la globalizzazione cresceva ancora lentamente e paesi come gli Stati Uniti erano considerati mercati non facilmente raggiungibili. Un visionario ed un pioniere che ha traghettato il Brunello in tutto il mondo. Oggi descrivere gli scenari di crescita in Italia e all’estero, l’export e il posizionamento, comunicare come le difficoltà di un’annata ne siano diventate i punti di forza, raggiungere qualsivoglia mercato, ci sembra un po’ più semplice in un mondo che è a “portata di mano”. E non c’è ne vogliano i produttori che ancora faticano ad affermarsi in mercati importanti come USA e Paesi Asiatici. Se questo non accade non è certamente per poca bravura, al contrario! I nostri assaggi confermano che anche in un anno climaticamente difficile i risultati ottenuti sono soddisfacenti al punto che “eleganza” è la parola chiave. Commenta così il Presidente del Consorzio, Patrizio Cencioni: “L’annata 2014 è stata una vera e propria sfida che, grazie all’impegno congiunto di produttori ed enologi, possiamo dire essere stata vinta sul mercato”. 

Durante la 27° edizione di Benvenuto Brunello, sono emersi dati interessanti.
Sono i numeri, quelli di Nomisma Wine Monitor, che ci incuriosiscono e che confermano scenari importanti e unici per questo grande rosso toscano. Nomisma mette a raffronto l’Italia e la Francia, il Brunello e i vini francesi, confronti e approfondimenti che permettono ai produttori spunti di riflessione significativi. La ricerca è stata condotta nell’export di vino imbottigliato prendendo in considerazione i rossi Dop di Toscana, Piemonte, Veneto verso Bordeaux e Borgogna. Emerge una Francia che domina i mercati (vogliamo sperare ancora per non molto), non per la superiorità nella qualità ma solo per i volumi, i numeri di bottiglie prodotte. Il Brunello di Montalcino, e le altre sue denominazioni, non solo tengono alto il valore dei vini italiani ma pesano per l’export per una cifra pari al 70% dell’intera produzione. Sono gli Stati Uniti il nostro primo mercato di destinazione dove arrivano il 21% dei vini rossi della penisola. Solo, si fa per dire, il 17% per la Francia. Il Brunello piace anche ai paesi asiatici, il 15% dell’export totale, il doppio rispetto alla media dei rossi italiani. Cresciamo vertiginosamente in Cina, l’82% è il dato di incremento, mentre fanno meno bene i francesi con un più 40%. È il 30% della produzione che rimane invece al mercato italiano. Conosciuto dal 95% di coloro che consumano vino, è considerato un vero e proprio “bene di lusso”, uno “status symbol”, un “fine wine”.

Ma chi beve Brunello? Se 44 italiani su 100 hanno bevuto almeno un calice di Brunello di Montalcino nell’ultimo anno, sono soprattutto gli uomini tra i 36 e i 51 anni a sceglierlo. Hanno una laurea (50%), un reddito medio alto, sono occupati (47%) e vivono soprattutto nel Centro Italia( 52%).

Il Brunello di Montalcino tra passato e futuro, l’integrazione e l’interazione globale, internet e la globalizzazione, la grande rivoluzione dell’on-line: volumi crescenti anche per il mondo della vendita in internet ormai divenuto un veicolo imprescindibile. Interessante il posizionamento per Italia, Stati Uniti e Germania. Sono 161 le referenze nell’on-line italiano con un prezzo minimo di 33 euro fino ad un massimo di 830 euro, scendono negli USA con 128 etichette per cui spendere da un minimo di 43 dollari ad un massimo di 559. Va forte la Germania che propone 180 referenze di Brunello di Montalcino da 37 euro fino a 749. Un calice definito dagli intervistati di tradizione, di relax, di divertimento.