Non è facile essere figli d’arte. C’è spesso il rischio di aver fatto delle scelte sull’onda di un input famigliare, una sorta di obbligo generazionale. Ma c’è anche il rischio di ricalcare le orme di chi ci ha preceduti senza mai costruire una propria precisa identità professionale.

Ecco, tutte queste “preoccupazioni” svaniscono ascoltando la storia di Silvia Lovo, oggi titolare, assieme a papà Salvatore e mamma Rita, di Terre Gaie, una delle realtà più dinamiche e autorevoli sui Colli Euganei.

Ma Silvia sfata anche un altro luogo comune, quella della figlia unica inevitabilmente viziata.
“Fortunatamente – racconta Silvia – i miei genitori non hanno mai avuto nei miei confronti un atteggiamento protettivo, da figlia unica, ma mi hanno sempre stimolata ad uscire, a vivere le mie esperienze con determinazione e coraggio. Fin da giovanissima ho iniziato a viaggiare e di fatto non ho mai smesso”.

Ma la vigna entra molto presto nella vita di Silvia ed è amore a prima vista.
“Avevo sei anni – sottolinea Silvia – quando papà, stanco della vita di paese decide di trasferirsi in campagna,  nella casa dove poi è iniziata la storia di Terre Gaie, in via 28 aprile. Ma già prima di questa scelta ogni sabato e domenica ci spostavamo qui in campagna dove il primo vigneto era già presente”.

Un vigneto nato dalla passione di nonno Vittorio, che è stata la prima spinta fondamentale alla nascita di Terre Gaie. “Da quel vigneto, infatti, di strada ne abbiamo fatta tanta – spiega Silvia – e già nel 1998 quello che all’inizio sembrava essere non più di un hobby si trasforma in un vero e proprio progetto imprenditoriale con la costruzione dei primi uffici. Da allora ogni quattro anni, come le Olimpiadi, abbiamo aggiunto un “pezzo” al progetto Terre Gaie”. Pezzi dove Silvia è sempre stata protagonista insieme a papà Salvatore e mamma Rita.
“Penso veramente che la nostra sia una dimostrazione concreta – evidenzia Silvia – di cosa significa un progetto imprenditoriale famigliare, dove ognuno si cuce un suo preciso ruolo ma questo non ci impedisce di essere costantemente a confronto”.

Ma per comprendere la determinazione e la passione di Silvia oggi è indispensabile tornare ancora indietro.
“Mi sono diplomata al liceo scientifico e il mio obiettivo iniziale era iscrivermi ad Architettura – racconta Silvia – ma papà insisteva sull’importanza di studiare le lingue e questo mi ha portato a conoscere l’università inglese e quindi ad iscrivermi ad un MBA. È stata una scelta per certi aspetti rivoluzionaria, perché i percorsi accademici anglosassoni erano e sono molto diversi dai nostri e devo ammettere che mi hanno consentito non solo di approfondire le mie competenze linguistiche, ma anche ad avere una visione internazionale del mondo del lavoro”.

Quasi inevitabile, pertanto, che le prime esperienze professionali di Silvia l’abbiano portata in giro per il mondo.
La prima occupazione è stata nell’ufficio estero di una delle maggiori imprese agroalimentari italiane, la Bauli, dove sicuramente Silvia ha potuto apprendere le dinamiche export di un gruppo leader a livello internazionale.
La sua curiosità l’ha portata fin da subito a ricercare anche nuove esperienze e, soprattutto, l’opportunità di vivere all’estero. “Dopo l’esperienza alla Bauli ho avuto l’opportunità di lavorare per un’importante agenzia immobiliare a Las Vegas, specializzata nella vendita di negozi, e poi alla Francoli Usa, una nota società di importazione di Wine and Spirits statunitense”.

È proprio in quest’ultima esperienza che Silvia comprende le opportunità di crescita di Terre Gaie. Ed è infatti dagli Stati Uniti che parte la telefonata di Silvia a papà Salvatore, una telefonata che cambia la sua vita ma che dà anche il via all’evoluzione di Terre Gaie per farla diventare la realtà odierna.

“Papà rimase un po’ stupito – racconta Silvia – e forse anche spaventato dalla mia telefonata. Ormai probabilmente mi aveva visto ben introdotta in un’attività professionale che mi portava lontano dall’azienda. Ma sentì dalla mia voce e dalla mie parole anche la mia profonda determinazione e convinzione. Mi disse che ne avrebbe parlato con mamma Rita. Siamo solo in tre nella nostra famiglia, ma tutti hanno sempre avuto un ruolo chiave nelle scelte e anche Terre Gaie è frutto di una scelta assolutamente famigliare, condivisa”.
E, da quella telefonata, quello che sembrava un sogno diventa realtà.
“Come spesso accade – sottolinea Silvia – i sogni si realizzano quando ci sono tutti gli ingredienti giusti. Papà anche nel passato aveva cercato partner giusti per costruire un’azienda del vino forte ma alla fine c’era sempre qualcosa che mancava. E quel qualcosa che mancava, lo dico senza nessuna presunzione, ero io. L’ultimo anello della famiglia che è riuscito a congiungere quella catena invisibile che però è indispensabile per la riuscita di un progetto così importante”.

Ascoltare il racconto di Silvia ti fa comprendere al meglio il significato profondo dell’azienda famigliare.
Spesso si fa della retorica sull’importanza delle aziende famigliari che rappresentano una straordinaria forza per il nostro Paese ma al tempo stesso sono realtà molto delicate dove non sempre è facile trovare l’alchimia adeguata.

A Terre Gaie questa alchimia la percepisci fin dal primo minuto ed ha un nome preciso: rispetto dei ruoli, investimento sulle risorse umane, grande competenza professionale e coraggio.
Silvia è una garante assoluta di tutto ciò. Non antepone mai se stessa al bene dell’azienda e anche questo è una rarità nel panorama vitivinicolo del nostro Paese dove spesso prevale l’ego del produttore anziché il valore dell’azienda nel suo complesso.
Io amo venire in azienda ogni giorno – evidenzia Silvia – e non lo dico per retorica ma perché ci credo. Ogni giorno cerchiamo di aggiungere un tassello al nostro progetto e penso che la creatività sia un elemento importantissimo nella crescita di un’azienda del vino”.

Ma Silvia è anche una autentica amante del suo territorio, un altro ingrediente chiave dell’identità di Terre Gaie.
“Per noi i Colli Euganei sono stati, prima che un luogo di lavoro – racconta Silvia – una scelta di vita. Una scelta che rinnoviamo ogni giorno con convinzione. Penso che i Colli Euganei rappresentino al meglio il senso più autentico di un luogo bellissimo dove si vive benissimo. La bellezza di questa terra continua a meravigliarmi e non c’è giorno che non scopra un angolo di questo territorio che non mi tolga il fiato. Mi scopro spesso a contemplarlo senza quasi rendermene conto. Penso veramente di essere una donna fortunata a poter vivere io e la mia famiglia in un luogo con così tanti valori”.

Silvia è sposata e ha oggi due figli, Vittoria e Alberto, di 9 e 5 anni.
Ti piacerebbe che un giorno entrassero in Terre Gaie per dare il loro contributo?
“L’unica cosa che auguro ai miei figli – risponde perentoria Silvia – è che possano seguire la strada che amano di più. Insomma, sarei felice che avessero sempre la forza di seguire il cuore. Sarei, ad esempio, contenta se facessero anche gli artisti perché significherebbe che sono riusciti a non sacrificare nulla per inseguire una loro vera passione”.

“Ciò non toglie – aggiunge Silvia – che fin da piccolissimi li abbiamo fatti entrare in azienda, in vigneto, in cantina. È capitato più volte che anche piccolissimi abbiano partecipato a cene o pranzi con i nostri importatori. Ma se entreranno un giorno in azienda sarà solo frutto di una loro scelta, di un processo naturale e non forzato”.

Anche questa è Silvia, una donna vera, autentica che ama ciò che fa e che ama circondarsi di persone in grado di aiutare l’azienda nella maniera migliore.
“Per me il gioco di squadra è fondamentale – sottolinea Silvia – e l’ho capito presto da mio papà Salvatore che ha sempre investito in risorse umane, spesso giovanissime, alle quali ha dato la possibilità di crescere all’interno dell’azienda”.

E come vede Silvia il futuro di Terre Gaie?
“Vedo Terre Gaie come una realtà in continua crescita sia a livello produttivo che soprattutto di mercato. Sicuramente più internazionalizzata ma anche sempre più forte sul mercato interno. E a quest’ultimo riguardo il mio sogno è di riuscire finalmente a creare un ponte con l’area turistica di benessere più grande a livello europeo, quella di Abano Terme. Vino e benessere sono un binomio straordinario e penso che quando riusciremo a capitalizzare questa relazione sarà un vantaggio straordinario per tutti e tutto il territorio dei Colli Euganei ne potrà beneficiare”.

Un sogno, certo un sogno, ma conoscendo Silvia e la sua famiglia c’è da star sicuri che faranno di tutto per farlo diventare una realtà.