Casale del Giglio celebra quest’anno 110 anni dalla fondazione della “Ditta Berardino Santarelli & Figli”, momento che segna la nascita di una storia imprenditoriale che ha tracciato il territorio laziale con un’impronta indelebile fatta di ricerca e innovazione.

L’avventura iniziata da Berardino Santarelli nel 1914, originario di Capricchia, frazione di Amatrice, ha infatti posto le basi per una storia di successo che sarebbe stata portata avanti dalle generazioni successive. Dino Santarelli negli anni ’50 ha ampliato l’orizzonte aziendale fondando la “Santarelli S.p.A.”, portando i vini del Lazio oltre i confini nazionali.

La svolta imprenditoriale si verifica nel 1967, quando Dino, affascinato dalle potenzialità dell’Agro Pontino, fonda Casale del Giglio a Le Ferriere, vicino all’antica città di Satricum. Posizionare l’azienda nell’entroterra del Mar Tirreno, a ridosso dei Monti Lepini, ha permesso all’azienda di godere di un clima particolarmente favorevole per l’agricoltura, con inverni miti e estati calde ma ventilate, grazie alla brezza marina che mitiga le temperature estive. Il paesaggio di Le Ferriere è un susseguirsi di campi coltivati, vigneti rigogliosi e aree naturali: un fertile ambiente agricolo impreziosito dalla vicinanza del mare, con tutta la sua suggestione.

Questo è il contesto ambientale e paesaggistico in cui Casale del Giglio ha saputo posizionarsi e diventare un riferimento per la viticoltura del Lazio e una delle più innovative realtà italiane.

La storia recente inizia nel 1985 e vede protagonista Antonio Santarelli, affiancato dall’enologo Paolo Tiefenthaler, nell’avvio di un’imponente attività di ricerca e di sperimentazione su vitigni autoctoni e internazionali, che hanno trasformato questa fascia di campagna laziale in un laboratorio a cielo aperto.

Quasi 60 le varietà di vitigni su cui si è concentrata l’attività di ricerca, che ha raggiunto grandi risultati dal punto di vista enologico sia con le più diffuse varietà internazionali quali Syrah, Petit Verdot, Sauvignon e Chardonnay, sia con le perle meno conosciute tipiche di questa parte d’Italia, quali il Bellone di Anzio, la Biancolella di Ponza, il Cesanese di Olevano Romano o ancora il Pecorino di Accumoli.

Oggi Casale del Giglio è 180 ettari di vigneto, 25 etichette, di cui dieci bianchi, un rosato, nove rossi e un passito, cui si aggiungono tre grappe e un olio extra vergine.

Non si contano i riconoscimenti della critica enologica come i 94 punti di Falstaff e i 92 di James Suckling per il Mater Matuta 2018 oppure, solo per citarne alcuni altri, il premio qualità-prezzo del Gambero Rosso per  Satrico 2022 e il 4° posto nella classifica Gentleman dei 50 Migliori Vini Bianchi d’Italia per il Radix 2019.

La profonda passione di Antonio Santarelli per l’archeologia ha dato vita al “Progetto archeologico di Satricum“, che ha prodotto ricerche condotte in collaborazione con prestigiose istituzioni accademiche volte a portare alla luce una storia vitivinicola millenaria. Ne è esempio il ritrovamento negli scavi, guidati dalla professoressa Marijke Gnade dell’Università di Amsterdam, di un calice di ceramica risalente al V secolo a.C. che testimonia fin da allora il grande legame tra questo territorio e la cultura del vino; un patrimonio culturale messo a disposizione della comunità locale e dei numerosi visitatori che, a Le Ferriere, hanno modo di vivere un plus, rispetto a una già ampia  e qualificata esperienza enoturistica.

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