Il 2019 è stato un anno record per l’enoturismo italiano (+7%, 15 milioni di visitatori ed un giro d’Affari da 2,65 miliardi di euro) ma nel 2020 secondo l’indagine condotta da Wine Tourism International Think Tank le visite guidate e le degustazioni negli spazi aziendali sono scese rispettivamente del 24% e 25% rispetto al periodo pre-pandemia.

Abbiamo intervistato  Linda Siddera, Responsabile dell’Accoglienza di Casale del Giglio

Qual è il vostro punto di vista sulla situazione attuale e quali sono le vostre prospettive future?
Anche noi nel 2019 abbiamo registrato un notevole incremento di visite guidate in azienda. Il punto di svolta lo abbiamo avuto quando, nel 2017, abbiamo introdotto la possibilità di prenotare la visita online, direttamente da una sezione dedicata del nostro sito. Poi sono venute le collaborazioni con diverse piattaforme che si occupano di enoturismo, come “The Grand Wine Tour” e “Divinea”. Il risultato è stato un notevole aumento delle richieste, soprattutto da parte di turisti stranieri che, organizzando la loro vacanza italiana, prenotavano in anticipo anche la visita guidata in azienda.
Quest’anno, ovviamente, le cose sono andate in modo diverso.
Intanto, abbiamo sperimentato tre mesi di chiusura totale al pubblico, e, alla riapertura, per venire incontro alle nuove esigenze, abbiamo deciso di imporre dei limiti sul numero massimo di partecipanti a visita. Risultato, -38% dei visitatori rispetto allo scorso anno. E la tendenza rimarrà questa, almeno fino alla Primavera 2021, quando ci auguriamo che con il vaccino potranno essere ridotte, almeno parzialmente, le misure restrittive attualmente adottate.

Casale del Giglio gode di una posizione privilegiata vicino a Roma, meta per eccellenza del turismo estero. Nel 2020 il turismo locale ed interno è riuscito in parte a sopperire al minor afflusso di visitatori stranieri?
Assolutamente sì! A parte la presenza di qualche sporadico turista europeo questa estate, il resto dei visitatori è stato prevalentemente italiano, proveniente da Roma, ma anche dalle Regioni limitrofe. Sicuramente un’inversione di tendenza rispetto al trend degli ultimi anni, in cui il turismo straniero registrava una crescita superiore rispetto a quello locale.

Anche per l’enoturismo si tratta di un momento molto complesso e difficile, quali sono le sfide maggiori dal punto di vista organizzativo e logistico per l’azienda? 
La sfida maggiore è stata quella di riorganizzarsi, a fronte delle restrizioni normative sopraggiunte. Noi, fortunatamente, abbiamo da sempre gestito con personale interno le nostre visite guidate, per cui, una volta trovata la strada, ci è stato più facile seguirla. Adesso, lo sforzo che ci viene richiesto è quello di essere tempestivi nelle risposte. Infatti, il susseguirsi dei DPCM, con la conseguente incertezza e paura che da un momento all’altro le restrizioni possano aumentare, fa si che gli interessati ci contattino con un preavviso molto breve, praticamente oggi per domani. Quindi, bisogna essere molto flessibili.

Quali sono i cambiamenti che avete apportato alle vostre visite guidate con degustazione rispetto al periodo pre-Covid 19?
Non mi dilungo sulle precauzioni imposte per legge, come il misurare la temperatura corporea ad ogni ingresso e l’obbligo della mascherina.
Scendendo nel dettaglio delle nuove modalità adottate, abbiamo aumentato il tempo della visita che dedichiamo all’esterno, passeggiando con gli ospiti lungo i filari, fino a raggiungere il vigneto sperimentale. Inoltre, abbiamo ridotto il numero massimo di partecipanti a giro, ed anche il numero delle etichette in degustazione, non potendo più abbinarle alla selezione di prodotti del territorio, come nei tempi pre-Covid. Ovviamente, abbiamo rivisto anche il prezzo, per adeguarlo all’offerta ridotta.

Che importanza ricopre lo storytelling per l’azienda? In ottica enoturistica, ci può descrivere 3 peculiarità che contraddistinguono Casale del Giglio?
La nostra azienda nasce nel Lazio, una regione ancora poco conosciuta dal punto di vista vitivinicolo e spesso sottovalutata. Per noi è quindi fondamentale raccontare chi siamo, da dove veniamo e cosa facciamo. E’ lo strumento più efficace che abbiamo, unitamente alla qualità dei nostri prodotti, per suscitare interesse e far conoscere la nostra realtà.
Le 3 peculiarità che ci contraddistinguono sono:

  • Il territorio, ovvero l’Agro Pontino, riscattato dalla Palude, ed in posizione ottimale tra i Castelli Romani ed i Monti Lepini da un lato, ed il Mar Tirreno dall’altro. Un territorio che può offrire molto al turista, dalla vicinanza con Roma alla suggestiva isola di Ponza, passando per le dune e i laghi salmastri di Sabaudia.  Senza dimenticare i meravigliosi Giardini di Ninfa, i più belli al mondo secondo il New York Times.
  • Ricerca e sperimentazione. In una zona vergine dal punto di vista vitivinicolo, sono stati dedicati anni di ricerca ad un vigneto sperimentale che conta 57 varietà, nazionali ed internazionali, per comprendere quali di queste potessero adattarsi meglio al peculiare terroir dell’Agro Pontino. Quindi, il nostro visitatore, ha l’opportunità di vedere con i propri occhi questo archivio varietale, a testimonianza dello studio effettuato sul rapporto varietà/territorio.
  • Vasta gamma di prodotti. Più di 20 etichette, tra vini rossi, bianchi, rosati ed anche un vino passito, da degustare in cantina o in abbinamento ai succulenti piatti della cucina romana, altra peculiarità non trascurabile del nostro territorio e del Lazio in generale. Alcuni piatti della tradizione posso essere apprezzati nel Bistrot il Collegio, di proprietà della Famiglia Santarelli, ubicato a Roma nella centralissima Piazza Capranica.

Quali sono i messaggi che trasmettete durante le visite in azienda?
Durante le nostre visite guidate si parla della storia che ha portato la Famiglia Santarelli, ed in particolare Dino, fondatore di Casale del Giglio, ad appassionarsi all’Agro Pontino come zona di produzione vitivinicola, passando dall’attività di commerciante di vino a quella di produttore. Si racconta del progetto di ricerca e sperimentazione a cui Dino diede vita, in collaborazione con un team di professori dei maggiori istituti di enologia e viticultura e scienze arboree dell’epoca, affiancato da suo figlio Antonio e dal giovane studente di San Michele all’Adige, Paolo Tiefenthaler. Si evoca la pazienza che fu necessaria nell’attesa di ottenere i primi risultati soddisfacenti, inizialmente con varietà internazionali e poi alla riscoperta dei vitigni locali (vedi la Biancolella sull’isola di Ponza, il Bellone ad Anzio ed il Cesanese nella zona di Olevano Romano). Ed infine, sicuramente non possiamo trascurare l’importanza degli scavi archeologici che ospitiamo tra i filari, condotti da circa 40 anni dall’Università di Amsterdam su direzione della Prof.ssa Marijke Gnade e relativi al sito di Satricum.

La digitalizzazione dell’offerta enoturistica appare uno strumento essenziale in questo frangente. Vi state muovendo in questa direzione?
La digitalizzazione si è rivelata uno strumento di grande ausilio, soprattutto durante il periodo di chiusura totale. Avendo dovuto cancellare tutti i viaggi di promozione all’estero, tanti nostri partner hanno optato per le degustazioni online, su piattaforme come Zoom o Google Meet o con dirette Instagram per mantenere vivo il rapporto tra noi produttori ed i clienti finali. E’ stata, quindi, uno strumento di supporto senz’altro valido, anche se legato al momento di difficoltà. Riteniamo, infatti, che l’ampio utilizzo della digitalizzazione sia strettamente connesso alla situazione contingente. Dal momento in cui si potrà tornare a viaggiare liberamente, sicuramente non scomparirà (anche perché ne abbiamo ben compresa l’utilità e la facile gestione), ma avrà un impiego molto più limitato. Per il semplice fatto che un’esperienza virtuale non potrà mai sostituire l’autenticità di una esperienza reale, che coinvolge non solo la vista ma tutti i sensi, e che dà risalto alla spontaneità dei rapporti interpersonali. Ci auguriamo tutti di tornare presto a degustare un buon calice di vino tra i vigneti, in compagnia e guardandoci negli occhi!


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