Visitiamo l’Azienda Agricola Rechsteiner, a Piavon di Oderzo nel Trevigiano, nel momento dell’anno in cui il foliage impreziosisce la campagna del Piave e ammanta il paesaggio di un’atmosfera tranquilla e riflessiva.

La Barchessa, villa che risale al 1600, ci apre i suoi cancelli e il suo “custode”, come ama definirsi Florian Von Stepski Doiwa, quinta generazione alla guida dell’azienda, ci accompagna nella piacevole scoperta di questo luogo di incontro tra tradizione, natura, mestieri e sapori che oggi, con un’interessante formula di accoglienza, è a disposizione dei visitatori.
La villa è anzitutto un patrimonio di famiglia, fin dal 1881, quando la proprietà fu acquistata da un avo di Florian di origini svizzere, innamoratosi di questo tratto d’Italia al punto da porvi le basi e diventare console onorario di Venezia. 

Da allora, la famiglia è impegnata nella cura di questo luogo che rappresenta una tessera importante di quel patrimonio mondiale rappresentato dalle ville venete. L’espressione architettonica della villa, con la sua corte, cuore pulsante dell’attività di un tempo, le antiche stalle, la latteria, la piccionaia e la colombaia, parla di storia, eredità e tradizione; la formula imprenditoriale, invece, parla di lungimiranza e di modernità.

Due sono i pilastri aziendali su cui si fonda l’identità aziendale: anzitutto la sostenibilità, fortemente voluta dalla proprietà, che oggi vede l’azienda certificata da VIVA, programma ministeriale che promuove la sostenibilità del comparto vitivinicolo italiano. Nel corpo dell’azienda si nascondono alla vista le arnie dove le api svolgono il loro compito di guardiani della natura, sotto la supervisione dei titolari che orgogliosamente, oltre che viticultori, si dichiarano a tutti gli effetti apicultori.

La difesa del patrimonio ampelografico della zona è la seconda colonna della formula aziendale: il vino deve essere sempre espressione di un territorio e qui la gamma di etichette aziendali valorizza tra gli altri il Manzoni Bianco, il Tai e il Raboso, re nero del Piave.

La villa accoglie durante tutto l’anno visite guidate, concerti, cerimonie, eventi di diversa natura; è anche fattoria sociale e didattica e spesso meta di percorsi esperienziali per i più giovani: tra gli altri, i laboratori di pittura didattica in cui i pittori in erba si cimentano nella migliore riproduzione di Monet, che qui trova la cornice perfetta, con il ponticello, oggi coperto da un tappeto di foglie, il laghetto prediletto dalla baronessa, e il tempietto del tè, punti cospicui del parco della villa.
Ma anche picnic, laboratori di vendemmia e percorsi di conoscenza delle tecniche di viticoltura nel vigneto didattico, dove è possibile imparare a riconoscere le diverse forme di allevamento, come la bellussera, tipica tecnica della terra del Piave. 

In questo luogo storico e magico trovano accoglienza grandi alberi dalla saggezza ancestrale, animali selvatici come tassi, scoiattoli, uccelli e una famiglia di volpi, in pacifica convivenza con la presenza umana e mimetizzati tra le opere d’arte, anch’esse con un significato intrinseco e simbolico, come Time Line dell’artista Luisa Turuani, gioco di spaghi che attraversa il parco riproducendo la circonferenza degli alberi,  rappresentando metaforicamente l’intersecarsi del tempo e dello spazio.

Ogni angolo di questo luogo merita una visita a sé stante: dall’antica ghiacciaia, che in antichità preservava gli alimenti fino all’estate avanzata, poi utilizzata come bunker nella prima guerra mondiale; con dei trascorsi come tana degli animali, oggi conserva opere d’arte, ma è anche allo studio una sua conversione a “tana” del salame, per la valorizzazione di eccellenze del territorio quali la soppressa coppata; per non parlare della bottaia, dove è racchiusa l’essenza stessa della filosofia produttiva aziendale. I vini rossi affinano anch’essi in compagnia di opere d’arte, e nell’armonia della musica, per riconoscere al vino la sua qualifica di bene culturale, prima ancora che il risultato di un processo produttivo.

Biodiversità, storia, arte e bellezza, da condividere con gli ospiti e da proteggere, senza alcuna contraddizione, al contrario, custodia e condivisione con i visitatori, che rappresenta uno stimolo in più per la salvaguardia del luogo.

Lasciamo la Barchessa proprio mentre vengono allestiti i preparativi per un evento; ma sappiamo che torneremo. Il nostro lavoro ci porta a volte, con tempi sempre troppo intensi, in luoghi fantastici; la bellezza dell’Italia enologica merita di essere vissuta con lentezza e totalità, per approfondire la conoscenza della nostra terra e arricchire il nostro tempo di momenti di piacere.