La scomparsa di Gino Paoli diventa per l’autore lo spunto per una riflessione profonda: cosa rende immortali certi artisti e certi vini? La risposta è la verità. Come le canzoni d’amore di Paoli sopravvivono perché autentiche, così i vini che lasciano il segno sono quelli capaci di raccontare storie vere, senza filtri né artifici.
Giorni fa è morto Gino Paoli, uno dei miei cantanti preferiti. Anche quando ero piccolo e non capivo nulla di musica guardavo Sanremo nella tv in bianco e nero ed ero affascinato da questo uomo che mia mamma definiva “brutto” ma che appariva completamente diverso dagli altri. Si metteva al pianoforte e non urlava ma sussurrava, cosa inconcepibile in quegli anni, era schivo, vedevi che odiava comunicare. Eppure scriveva canzoni che sarebbero rimaste nella storia.
E poi certo c’erano le sue storie d’amore incredibili, le sue trasgressioni che a me, diventando adulto, facevano aumentare il mio fascino nei suoi confronti.
Gino Paoli appartiene a quella piccola schiera di artisti, diciamolo chiaramente, che muoiono fisicamente ma continueranno a fare compagnia alle generazioni attuali e future.
Mi sono chiesto come mai l’amore cantato da Gino Paoli appare così immortale? La risposta mi è venuta spontanea, perché è vero. Sfido chiunque a non ritrovare parte di se stesso, delle sue esperienza d’amore, nelle canzoni di Paoli.
E allora mi sono anche chiesto quanti vini sono “immortali”, cosa può rendere un vino capace di sfidare il tempo, non tanto e non solo in longevità ma capace di imprimersi nella memoria delle persone.
Certo mettere in parallelo una canzone d’amore con un vino è sicuramente un azzardo, per quanto anche l’alcol sia materia eterea, l’amore è il sentimento più importante e vitale delle nostre esperienze terrene.
Senza allora cercare parallelismi azzardati ho provato a mettere a denominatore comune la “verità” tra amore e vino.
L’amore raccontato o cantato senza verità, senza cioè corrispondenza a qualcosa che siamo in grado di vivere o provare risulta nella migliore delle ipotesi una divertente banalità.
Lo stesso vale per quei vini che pensano di raccontare qualcosa solo per il fatto che sono appunto un vino senza comprendere che senza un racconto “vero” si trasformano inevitabilmente in una bevanda idroalcolica, nulla di più.
Ma quale storie vere possono raccontare i vini? È semplice, quella di coloro che li producono. Ma per farlo in maniera efficace devono togliersi qualsiasi forma di filtro, di manierismo, altrimenti il rischio inevitabile è quello di recitare.
Quanti cantanti recitano una parte e quanti vini fanno lo stesso? Tantissimi, potremmo dire la maggioranza e, infatti, gran parte di essi vengono dimenticati nel giro di poco tempo, non lasciano il segno.
Attenzione! Ciò non significa che per essere un vino “memorabile” tu debba essere un cosiddetto fine wine, un vino prestigioso. Ci sono vini che si possono imprimere nella memoria di ognuno grazie ad un racconto, ad un’esperienza che si fissa nella nostra mente grazie anche ad un potere evocativo straordinario che il vino ha nel suo dna.
Una caratteristica direi genetica del vino che però viene utilizzata pochissimo dalla maggioranza delle imprese ma anche dai tanti che si occupano della comunicazione del vino.
Ma c’è, a mio parere, una motivazione molto semplice a questa difficoltà di andare “oltre il bicchiere”, ed è perché significa uscire allo scoperto, mostrare anche le nostre fragilità, insomma mostrare esattamente quello che siamo, senza infingimenti.
C’è qualcuno, ad esempio, tra i produttori di vino oggi, in una fase così complessa e rivoluzionaria, disponibile ad aprirsi al pubblico per raccontare le proprie paure, preoccupazioni?
Se pensiamo a quante canzoni di amori “disperati” ma veri ha scritto Gino, è forse troppo esagerato o illusorio pensare che anche un racconto di difficoltà nel vino possa essere un modo finalmente sincero e autentico per comunicare questo straordinario prodotto?
Una delle canzoni che amo di più di Gino Paoli è “Vivere Ancora”…
Vivere ancora soltanto per un’ora
E per un’ora averti tra le braccia
E far sparire per sempre dal tuo viso
Ogni incertezza che ti tormenta ancora
Vivere ancora soltanto per un’ora
E per un’ora vedere sul tuo viso
Tutto l’amore che ti ho saputo dare
E la mia vita, che ora è solo tua
Io ho avuto la fortuna di conoscere delle donne e uomini del vino che sono stati in grado di dare amore attraverso i loro vini, ma soprattutto attraverso i loro racconti dove successi e fallimenti non sono mai stati omessi come in quello straordinario gioco che è la vita…da vivere ancora anche soltanto per un’ora.
Punti chiave
- Gino Paoli è immortale perché le sue canzoni d’amore rispecchiano esperienze autentiche che chiunque può riconoscere.
- I vini memorabili, come le grandi canzoni, sopravvivono al tempo grazie a un racconto vero e senza filtri.
- Senza autenticità, un vino diventa solo una bevanda idroalcolica: recitare una parte porta all’oblio.
- Il vino ha un potere evocativo straordinario nel suo DNA, ma viene sfruttato pochissimo dai produttori e dai comunicatori.
- Mostrare fragilità e difficoltà è la chiave per una comunicazione del vino finalmente sincera e capace di toccare le persone.

















































