La sostenibilità sociale nel settore vitivinicolo richiede un radicale cambio di paradigma. Ispezioni burocratiche e audit di facciata cedono il passo a una due diligence d’impatto incentrata sui lavoratori. Il modello Bordeaux dimostra come la collaborazione tra produttori, consorzi e grandi distributori rappresenti la chiave per costruire una trasparenza sistemica e valorizzare l’intero territorio.

Garantire dignità, tutela e giuste condizioni di lavoro a chi opera in vigneto non costituisce soltanto un imperativo morale, ma la condizione indispensabile per assicurare la resilienza strategica ed economica dei grandi bacini vitivinicoli mondiali. Il webinar che ho recentemente seguito, promosso dalla Sustainable Wine Roundtable (SWR), ha evidenziato la necessità di un netto cambio di paradigma: l’approccio tradizionale basato su ispezioni occasionali e certificazioni formali si dimostra strutturalmente insufficiente per affrontare le criticità del lavoro agricolo.

I limiti degli audit tradizionali

Nelle filiere agricole complesse, i rischi di vulnerabilità si concentrano prevalentemente nei segmenti a monte (upstream), dove il ricorso a manodopera stagionale, lavoratori migranti e contratti di appalto crea forti asimmetrie informative.

Axel Kollberg, Expert in Human Rights in Global Supply Chains presso il monopolio svedese Systembolaget, ha evidenziato la necessità di superare la logica del puro adempimento burocratico: “I tradizionali audit di conformità fotografano spesso una situazione di facciata e faticano a far emergere i problemi reali. La vera svolta consiste nel passaggio a una due diligence d’impatto basata sulla prevenzione, sull’analisi dei rischi concreti e sul miglioramento continuo. Trattandosi di problemi sistemici, nessun produttore può risolverli da solo: serve una responsabilità condivisa tra monopoli, distributori e produttori.”

L’approccio “worker-centric”: ascolto e tutela dei vulnerabili

Elemento cardine della nuova strategia è l’adozione di un approccio incentrato sul lavoratore (worker-centric approach). Gli addetti sul campo possiedono una conoscenza diretta delle criticità quotidiane che spesso sfugge ai controlli esterni o ai vertici aziendali.

L’approccio integrato richiede:

  1. Canali di ascolto sicuri: Creare strumenti trasparenti affinché le maestranze possano segnalare anomalie senza timore di ritorsioni.
  2. Coinvolgimento delle parti sociali: Promuovere un dialogo strutturato con sindacati, ONG e associazioni di tutela dei diritti umani.
  3. Protezione dei lavoratori stagionali e migranti: Assicurare la trasparenza contrattuale, alloggi idonei e una formazione adeguata sulle norme di sicurezza e sui rischi legati alle avversità climatiche (come lo stress da calore).

Il valore delle risposte collettive: l’esperienza di Bordeaux

In questo percorso, l’esperienza del territorio di Bordeaux rappresenta un banco di prova fondamentale per l’intero settore. Allan Sichel, rappresentante del Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux (CIVB), ha illustrato l’impegno istituzionale del Consorzio nel promuovere risposte collettive e territoriali: “La sostenibilità sociale non può gravare esclusivamente sulle spalle del singolo vignaiolo. A Bordeaux stiamo lavorando per costruire un quadro regionale condiviso, fornendo agli operatori strumenti operativi, codici di condotta territoriali e supporto concreto. Unire le forze a livello regionale permette di proteggere i lavoratori, preservare il valore economico delle aziende e rafforzare la reputazione del nostro territorio nel mondo.”

Una responsabilità di filiera condivisa

Secondo Peter Stanbury (SWR), la resilienza di un territorio vitivinicolo si misura sulla sua capacità di fare rete. Il confronto diretto tra l’istituzione regionale (CIVB), la produzione (Les Vignobles), il retail (Majestic Wine) e i monopoli pubblici (Systembolaget) dimostra che la tutela del lavoro etico non deve essere vissuta come un costo o un vincolo, ma come una leva strategica per garantire la stabilità produttiva, la reputazione e il futuro stesso dell’industria del vino.


Punti chiave:

  1. Superamento degli audit formali: Le verifiche burocratiche tradizionali si rivelano insufficienti; occorre passare a una due diligence d’impatto focalizzata sulla prevenzione dei rischi reali sul campo.
  2. Approccio incentrato sul lavoratore: Valorizzare la voce diretta delle maestranze e garantire canali sicuri di segnalazione permette di far emergere criticità altrimenti invisibili.
  3. Risposta di sistema e territoriale: Le criticità legate alla manodopera stagionale e ai contratti di appalto non si risolvono isolatamente, ma richiedono soluzioni collettive di area.
  4. L’esperienza di Bordeaux: Il lavoro svolto dal CIVB dimostra come la definizione di standard e strumenti territoriali comuni tuteli la reputazione e la tenuta economica dell’intera denominazione.
  5. Responsabilità condivisa con i buyer: Monopoli internazionali e grandi retailer pretendono piena trasparenza etica, trasformando il rispetto dei diritti umani in una precondizione commerciale imprescindibile.